L’idiozia di papà Kent


L'ho più o meno promesso, quindi è ora di scriverlo: un bel post di cui non fregherà a nessuno su Man of Steel, che ormai hanno già visto cani e porci, e chi non l'ha ancora visto è perché non gli interessa o perché il mondo gli congiura contro (abbi fede, Giordano! Un giorno lo metteranno in programmazione!).

Seguiranno spoiler, come se piovesse. Quindi, o voi che ancora non l'avete visto, Man of Steel, e volete vederlo senza sapere già cosa-come-quando-perché, smettete di leggere. Ora. Subito. Stop.

Se state ancora leggendo, cazzi vostri, v'avevo avvertiti.

Ora, diciamo le cose chiare: a me il film è piaciuto. Mi sono divertita, non c'è dubbio. Ma mi da un fastidio becco il fatto che ci siano dei buchi di sceneggiatura, delle idiozie conclamate, delle stronzate colossali, degli stravolgimenti allucinanti a prendere il divertimento a calci negli stinchi.

Ho letto un solo articolo, prima di vedere il film: un post di Chick Wendig (ok, due post, ma il primo era su quanto oscenamente alto fosse il volume della pellicola nel cinema dove l'ha visto lui)… Dicevo, un post, questo, sul fatto che Wendig ne abbia un po' le tasche piene delle origin stories, sul fatto che è molto più divertente vedere un eroe in azione che vederne la formazione. In un paragone non troppo calzante, IMHO, chiedeva se non fosse meglio un Die Hard rispetto a un ipotetico film su come McClane arriva a essere divorziato, un po' alcoolizzato, scazzato, e in procinto di andare a trovare la ex per Natale.

E io, prima di aver visto il film, gli avrei dato torto, perché se non c'è nulla di interessante nelle origini di un comune uomo, per quanto cazzuto come McClane, nelle origini di un personaggio fuori dal comune come Superman, Batman, Wolverine, dovrebbe esserci decisamente più materiale interessante, per quanto oggettivamente trito e noto.

Solo che poi sei in sala, guardi il film, e senti papà Kent che dice a Clark che era meglio lasciar morire tutti i compagni di scuola, piuttosto che rischiare di farsi scoprire. E ti chiedi che diamine di botta in testa abbia preso papino, e di conseguenza cosa si siano fumati gli sceneggiatori.

Gli orgogliosi Kent

E il tutto peggiora quando arriva il tornado.

Che è una sequenza che definirla telefonata è essere generosi.

Lois e Clark davanti alla tomba di Papà Sii-Egoista, il che telefona subito che si stanno per avere rivelazioni sul rapporto padre e figlio e sulle seghe mentali sul mantenere l'identità segreta.

Flashback, prevedibilmente.

Famiglia in auto, litigio. Il che telefona che andrà a finire malissimo, perché nei film con afflato tragico litigio = morte e conflitto in sospeso.

Ingorgo. Siamo in Kansas. Primo pensiero: gente terrorizzata che non sa cosa fare di fronte a un pericolo terribile. Quale? Sarà ovviamente un tornado, Dorothy insegna.

Infatti è un tornado.

Il che telefona che ci saranno atti di eroismo spiccio.

Papà Sii-Egoista, che è schizoide, aiuta la gente a fuggire (perché lui, in quanto umano, può essere altruista, il figlio no), imponendo a Clark di portare Marta al sicuro. Così ci siamo levati dalle palle gli atti di eroismo spiccio e via.

E mentre papone fa l'eroe, ecco che mamma si ricorda che c'era anche il cane, in macchina, ed è rimasto in auto!

Il che scatena la terribile frase sussurrata al moroso, nel buio della sala: “Ti prego, dimmi che non muore per salvare il cane!”

Ovviamente muore per salvare il cane.

Non senza aver fatto cenno al figliolo di non andare a salvarlo.

E Jonathan muore praticamente col sorriso sulle labbra, fiero di aver sbellinato del tutto la psiche del figlio. Di che andare orgoglioni, davvero.

Se tutto l'approfondimento psicologico, il tormento esistenziale che regista e sceneggiatori hanno deciso di mettere nel personaggio (per seguire la moda del “famo i supereroi tormentati pure noi”) è dovuto all'aver lasciato morire papà e all'impostazione morale che gli ha dato papà, ne esce un personaggio di un'idiozia abissale. Orgoglioso di essere americano, ma che non si sa dove abbia appreso i supposti valori che dovrebbe incarnare, visto che papà gli ha inculcato quello del “Lascia pure morire i regazzini! L'identità segreta viene prima di tutto!”.

E vogliamo parlare della cretineria allo stato puro che mette in campo Clark quando si tratta di mantenerla, sta stacazzo d'identità segreta? Ma sì, parliamone! Distruggere un drone da millemila dollari che ti sta inseguendo non serve a nulla se poi vai a dire al Generale Salcazzo di smetterla di cercare di scoprirti perchè di te possono fidarsi, visto che tu sei americano, cavolo, sei cresciuto in Kansas, e il codice postale… No, il codice postale non lo dice. Ma qualsiasi intelligence degna di quel nome saprebbe trovarlo.

Non solo seguendo a ritroso le stesse tracce seguite da Lois.

Non solo rubando a Lois i dati che possiede.

Ma anche, semplicemente, unendo i puntini: hai detto che hai 33 anni, che sei cresciuto sulla Terra, in Kansas. Ehi, guarda, c'è questo buco di paesino del Kansas, Smallville, che per qualche buffa ragione è uno dei tre posti in cui sono atterrati gli alieni, dove abbiamo mandato i nostri a prendere ceffoni sul grugno, e dove tu, Superman, ti sei menato con gli alieni come se ne andasse di qualcosa di importante. Vediamo quanti trentatreeni nativi di Smallville sono mori, alti una sventola e con quella faccia da prosciuttone…

Prosciuttone. Notare il muro a stelle e strisce

Quindi sì, film divertente. Ma stupido. Con una sequenza di lotta finale che, sulla scala di incomprensibilità degli eventi su schermo ausa confusione della regia e concitazione delle inquadrature, è solo un paio di gradini dietro le scazzottate tra Transformers degli omonimi film. Con un tizio che per salvare l'umanità rade al suolo mezza metropoli e chissene delle vittime accidentali, ma poi si ricorda di civili solo quando il suo acerrimo nemico sta per fondere una famigliola inerme (ma non ci è dato sapere se la famigliola sopravviva o meno alla torsione del collo di Zod, né si capisce se Superman avrebbe fatto qualcosa di definitivo al generale se non ci fosse stata di mezzo una inerme famigliola bla bla).

E quel che più mi dà rabbia è che Il film fa un uso becero di tecniche, “trucchi” e piccole astuzie che un buon narratore può usare per ottenere nello spettatore esattamente il risultato voluto; e che Nolan e Goyer e soci sono talmente infochiti, nello scrivere una sceneggiatura colabrodo, che telefonano tutto il telefonabile, si lasciano sfuggire di mano gli attrezzi del mestiere e invece di farti dire “Ancora! Ancora!” ti fanno sussurrare “Ti prego, dimmi che non muore per salvare il cane!”

Ma forse torneremo a parlarne, se mi gira, di trucchetti usati col culo e trucchetti usati con consapevolezza.

 

Advertisements

Un commento su “L’idiozia di papà Kent

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...