Costiamo troppo


Non so se quello che seguirà sarà un rant senza capo né coda, o un articolo sensato, stasera si va a ruota libera, quel che viene, viene.

Punto di partenza: come ogni anno, le case di produzione di videogiochi si stanno facendo belle durante quella gigantesca vetrina internazionale che è l’E3.
Grandi annunci. Grande hype. Caccia aperta alla visibilità.
Si cercano pure preordini, magari per giochi che usciranno in un qualche nebuloso momento dell’anno successivo. Così è il mercato.

Normale quindi che la Ubisoft presenti in tutte le salse il prossimo gioco del franchise di Assassin’s Creed. O meglio, uno dei due prossimi.
Assassin’s Creed Unity. Ambientato nella Francia della Rivoluzione, esattamente come avevo vaticinato alla fine di Assassin’s Creed 3. Ma senza Connor come protagonista.
A questo giro, invece, tal Arno Dorian.
Sì, Arno. Scritto così. Le matte risate.*

Ciò che indispettisce, inviperisce e fa parlare, è una questione che la copertina del gioco, già da sola, mette in evidenza: per la prima volta un titolo del franchise supporta la cooperazione tra giocatori e puoi vestire i panni di un assassino completamente customizzabile.
Maschio.

AC Unity - copertinaNo femmine.

Nope, sorry. Niente femmine.
Solo maschi bianchi.

Perché, dicono

It’s double the animations, double the voices, all that stuff, double the visual assets—especially because we have customizable assassins.

Quindi solo maschi perché le assassine costano troppo. Continua a leggere

Una Dichiarazione d’Indipendenza per Scrittori


Quello di oggi è un post un po’ diverso dal solito: è la traduzione di questo post dello scrittore americano J.A. Konrath, autore di svariati romanzi e racconti gialli, horror e thriller, che da qualche anno ha dato l’addio all’editoria tradizionale e il benvenuto agli ebook auto-pubblicati. La traduzione non è integrale in quanto il post è veramente lungo, e le parti saltate sono indicate da […].
(Pare scontato dirlo, ma lo dico lo stesso, non si sa mai: visto che a parlare è Konrath, i possessivi sono tutti suoi, così come i post, il blog e la sfilza di titoli nominati)
Altra particolarità, questo post lo scrivo in sincronia con Hell, che ha tradotto con me il post originale e che pubblicherà anche lui questa traduzione sul suo blog. La ragione del duplice post è semplice: ci sono dati numerici e idee, nel post di Konrath, che vanno diffuse. La situazione forse non sarà esattamente identica a quella italiana, ma nondimeno credo che quello che dice Konrath sia applicabile anche qui da noi.
E poi c’è la dichiarazione finale. E se non va diffusa quella…

***

Le vendite di Konrath

[…] Per la prima volta, ho i totali di tutte le vendite per ogni piattaforma. I miei titoli pubblicati da una casa editrice, i titoli pubblicati su Amazon, tutto quello che ho pubblicato su e con Kindle Direct Publishing, Nook, Smashwords, Overdrive, Createspace, Kobo, Sony e Apple.
Ora condividerò con voi quei numeri, che sono basati sui miei 8 titoli pubblicati con un editore tradizionale (i libri di Jack Daniels, Afraid, Timecaster) e i miei 40 e più titoli auto-pubblicati (che includono 6 romanzi “solisti” e 3 romanzi scritti in collaborazione – Flee, Draculas e Serial Killers Uncut – e per il resto racconti, raccolte e collaborazioni).
Quindi, quali sono questi numeri? (Per divertirvi, potete confrontarli con le mie cifre del 2009).

EBOOKS

Dal 2004, ho venduto 126.366 ebook dei miei romanzi pubblicati con editore tradizionale, guadagnando $130.916 (senza aver tolto il 15% del mio agente).
Dal  2009, ho venduto 632.501 ebook auto-pubblicati, guadagnando $912.138. Parte di tale cifra è da ripartire coi miei collaboratori, ma non è certo la fetta maggiore.
La maggioranza dei soldi che ho guadagnato con gli ebook viene da sei romanzi: The List, Origin, Disturb, Shot of Tequila, Endurance, e Trapped. Questi sei romanzi – tutti rifiutati da editori tradizionali – hanno venduto 362.783 copie, fruttandomi $600.501.

Non sono libero di discutere le vendite dei miei libri pubblicati con Amazon, Shaken e Stirred, poiché Amazon preferisce che io non lo faccia. Ma dirò che ho venduto più copie ebook di Shaken e Stirred in meno di tre anni, di quanti ebook dei miei 8 romanzi editi tradizionalmente sia riuscito a vendere in otto anni.

CARTACEO

Dei miei otto titoli pubblicati tradizionalmente, dal 2004 sono stati venduti 60.993 hardcover, 190.213 paperback e 9.828 trade paper, fruttandomi un totale di $264.527.
Ho usato Createspace per rendere disponibili in formato cartaceo i miei libri auto-pubblicati. Dal 2010 ho venduto 12.711 libri auto-pubblicati cartacei e guadagnato $37.519.
Di nuovo, non posso parlare di Shaken e Stirred. Shaken, fatto uscire per primo, si è comportato piuttosto bene in cartaceo, quando Borders e Barnes & Noble ne avevano copie. Ora Borders non c’è più e nessuna libreria fisica toccherebbe mai dei libri cartacei pubblicati da Amazon, quindi Stirred non si è comportato altrettanto bene.

TOTALI

Dal 2004 ho venduto, combinando ebook e cartaceo, un totale di 387.400 libri con editore tradizionale, guadagnando $395.443, o $336.126 dopo aver dedotto la commissione del mio agente. Questo include tutti gli anticipi. Ciò significa $42.015 l’anno. Non male, ma chiunque sia un lettore di lungo corso di questo blog sa quanto mi sia fatto il culo per vendere così tanto, e quanto abbia speso in viaggi e promozione. Sarei molto sorpreso se avessi portato a casa $30.000 l’anno. Di norma era molto meno.
Dal 2009, combinando ebook e cartaceo, ho venduto un totale di 645.212 libri auto-pubblicati, guadagnando $949.657.
$730.282 li ho guadagnati da solo e altri $109.687 come quota in varie collaborazioni, per un totale di $839.969. In media, $210.000 all’anno. […]

Ora, i miei calcoli non tengono conti di alcune cose […]:

1. Non ho ancora i dati di vendita dei miei titoli pubblicati tradizionalmente per il 2012, grazie al fatto che il sistema di report delle vendite degli editori è arcaico e contorto.

2. Sto considerando il 2012 come un anno intero, sebbene siamo solo a settembre.

3. Le mie medie non sono pienamente accurate. Per il primo anno di pubblicazione tradizionale avevo fuori un solo libro, e nel primo anno da auto-pubblicato ne avevo meno di dieci. Ovviamente, non ho venduto un gran numero di ebook col mio editore tradizionale prima del 2007, quando è stato inventato il Kindle.

4. La grande maggioranza delle mie vendite sono avvenute negli ultimi 22 mesi, quando gli ebook hanno davvero preso il volo, quindi fare la media su un lasso di tempo di 4 anni non è accurato. Nel 2011 e nei primi mesi del 2012 ho fatto $791k, o una media di $37.000 al mese. Per mettere la cosa in prospettiva, avevo avuto un anticipo di $33.000 per Wiskey Sour, e un anticipo di $20k per Afraid.

5. Le mie vendite presso editoria tradizionale si sono drammaticamente afflosciate, in parte per la chiusura delle librerie, in parte perché le librerie mi odiano e non mi vogliono avere in negozio, in parte perché sono anni che non pubblico con un editore tradizionale. Quindi, di nuovo, le medie non sono il modo migliore di guardare a questi dati.

Visto che questo non è un vero esperimento scientifico controllato, qualsiasi conclusione ne trarrò sarà speculativa. Ma i miei dati sono solidi, e sono abbastanza sicuro da poter fare alcune osservazioni.

1. Gli ebook sono il futuro. L’ho detto per anni, ma i miei dati lo confermano. Scommetto che, quando riceverò il prossimo rendiconto dei diritti dei miei libri pubblicati tradizionalmente, i miei ebook avranno superato i miei paperback. Le vendite cartacee calano, gli ebook prendono il sopravvento, con forza.

2. Amazon è il cavallo vincente. Non solo Amazon Publishing (Encore, Thomas & Mercer, etc.) è un modo intelligente e lucrativo per diversificarsi da chi si auto-pubblica, ma Amazon è dove si fanno la maggior parte dei soldi. […]
Secondo i miei numeri, i miei titoli su Amazon hanno guadagnato $885.452 e le altre piattaforme combinate solo $64.204. Amazon batte gli avversari per circa 14 a 1.
Ma quel che mi interessa di più è KOLL. Con il Kindle Owners’ Lending Library ho guadagnato sui titoli selezionati $35.015 in tre mesi. In questo momento ho un’altra manciata di titoli presenti nel KOLL per altri tre mesi, ma ho deciso di tenere fuori da KOLL la maggioranza dei miei lavori per renderli disponibili su altre piattaforme. […]

3. Amazon e Createspace mi hanno impressionato. Ho guadagnato $ 37k coi miei libri cartacei auto-pubblicati. Dal 2010 sono 12.500 dollari l’anno. I miei libri pubblicati tradizionalmente in media hanno fatto 33.065$ l’anno.

In altre parole, anche con degli editori affermati alle spalle, quattro tour promozionali in 42 stati e sessioni di autografi in oltre 1.200 librerie, ho fatto solo 33mila dollari l’anno vendendo cartacei pubblicati tradizionalmente. Non facendo assolutamente nulla, con un minimo investimento per titolo (copertina, formattazione) sto guadagnando 12.500 dollari l’anno coi miei cartacei auto pubblicati.

Ovviamente, come con tutti i miei numeri, la cosa a voi si potrà applicare in maniera diversa. Ma tutto questo mi mostra quale assoluto fallimento siano stati per me gli editori tradizionali, e scommetto che i miei dati sono applicabili a dozzine se non centinaia di altri autori di medio livello. […]
Il cartaceo non va da nessuna parte. Ma non sarà il metodo di lettura preferito del futuro. Per milioni di persone è già obsoleto.

Ho appena ricevuto la richiesta di un blurb da parte di un autore pubblicato da uno dei Grandi 6, il cui romanzo sta per essere pubblicato solo in ebook.
WTF?!? Gli editori stanno davvero facendo contratti che non prevedono neppure la versione cartacea? Perché un autore dovrebbe accontentarsi del 14,9% di un ebook pubblicato con un editore tradizionale e venduto a 9,99$ (suggerimento: quando dico “venduto” intendo “non venduto”), invece del 70% (o 80% via Kobo) di un ebook auto pubblicato di cui controlla prezzo e diritti?
Se gli autori sono abbastanza ingenui da continuare a firmare questo genere di contratti a senso unico, l’editoria può sopravvivere usando questa strategia. Ecco come.
Su un paperback da 6,99$, l’autore guadagna circa 56 centesimi: molto vicino al guadagno dell’editore, una volta che abbia tolto tutte le spese. Mentre è possibile che l’editore torni in pari prima che l’autore abbia finito di guadagnarsi l’anticipo, il fatto di essere riusciti a guadagnarsi l’anticipo significa di norma che il libro sta vendendo bene.
Su un ebook pubblicato con un editore tradizionale e venduto a 6,99$, l’autore guadagna 1,04 $ dopo la commissione dell’agente. L’editore guadagna 3,67$.

Proviamo allora a giocare il gioco degli anticipi.
Un editore paga 20.000 dollari di anticipo a un autore, che ne tiene 17.000 una volta pagato l’agente. Non c’è versione cartacea. L’ebook, venduto a 6,99$, vende 12.000 copie in cinque anni, che è quanto Dirty Martini, il mio ebook pubblicato con editore tradizionale, ha fatto. L’autore dovrebbe ancora 7.520 $ dell’anticipo, prima di poter guadagnare un solo centesimo. Nel frattempo, l’editore ha guadagnato 44.000 $. Tolti i ventimila di anticipo, l’editore ha intascato 24.000 dollari e continuerà a fare soldi per qualche anno ancora senza pagare l’autore.
Se l’autore avesse auto-pubblicato il suo libro a 6,99$ e ne avesse vendute 12mila copie, avrebbe guadagnato 58.880 dollari.
Se gli editori continuano a far firmare agli autori dei contratti solo-ebook, con i diritti d’autore che ci sono al momento, diventeranno più ricchi di quanto siano mai stati, alle spese degli autori. Gli autori continueranno a vivere di anticipo in anticipo, senza mai guadagnare, e gli editori faranno un sacco di soldi facendo solo lo sforzo di fornire copertine, controllo del testo e servizi di editing – tutti compiti che possono essere affidati a dei freelance a costo fisso.

Se state pensando di firmare un contratto solo-ebook con un editore, fate qualche calcolo prima.

CONCLUSIONI

Come ho detto fino alla nausea, gli ebook sono per sempre. E stanno diventando globali. Saremo in grado di raggiungere lettori ovunque nel mondo, con una combinazione di Print On Demand, venditori di ebook e librerie. Ma per sfruttare il mercato, dobbiamo tenerci stretti i nostri diritti e avere i diritti d’autore più alti possibili.

Come sempre, incoraggio gli autori a capire cosa vogliono dalla loro carriera e a porsi gli obbiettivi appropriati. Sperimentate, condividete i vostri risultati con altri, e continuate a provare cose nuove. Prima di firmare un contratto, capite cosa significa, cosa ne riceverete e a cosa rinuncerete.

Non c’è nulla di certo. Non ho mai detto che ci fosse. Nessuna strada nell’editoria porta ricchezza immediata. Il talento e il duro lavoro possono aiutarvi a essere fortunati, ma alla fine si riduce tutto alla fortuna. Continuate a provare finché la fortuna non gira.

Se volete firmare un contratto con un editore tradizionale, sappiate cosa significa. Recentemente stavo parlando con un altro autore – era la prima volta che ci parlavamo – che ha avuto i miei stessi risultati con l’auto-pubblicazione. Mi ha detto che era interessata a cercare un contratto di pubblicazione tradizionale, e sono stato d’accordo che per lei la cosa avesse senso. Ha un gran numero di titoli, e potrebbe essere una chance di ottenere un anticipo a sette cifre pur continuando a controllare la maggioranza del suo impero auto-pubblicato. Non ha nulla da perdere dal tentativo. Ma voglio condividere una parte della nostra conversazione, perché penso che sia illuminante.

Autore: Di recente sono stata in un Barnes & Noble, la prima volta dopo anni, e ho visto grandi espositori di EL James e Amanda Hocking. Gli editori tradizionali sono davvero bravi a portare i libri che spingono sugli scaffali delle librerie.

Joe: Per certi titolo sì, sono bravi. Ma quanti clienti del negozio hai visto comprare quei libri? Quanti clienti c’erano in tutta la libreria?

Chiedetevi questo. Quand’è stata l’ultima volta che siete stati in una libreria? Quanti clienti c’erano a comprare libri?

Ho sentito che ogni 10 libri spediti, 7 vengono resi. Ho visto librerie chiudere, e ho notato in quelle aperte sempre più spazio impiegato per vendere oggetti diversi dai libri. E ora gli editori non stampano nemmeno più i libri, propongono contratti solo-ebook. […]

Poche settimane fa, mi sono dichiarato indipendente dagli editori tradizionali. Ri-posto qui la dichiarazione, per i nuovi autori che lo vogliano leggere, perché ogni volta che posto i miei  numeri mi arrivano nuovi lettori, e devono vedere questa dichiarazione.

La Dichiarazione di Indipendenza per Scrittori

Quando nel Corso degli eventi di pubblicazione, diventa necessario per gli scrittori tagliare i loro legami con l’industria che si suppone li abbia “nutriti”, il giusto rispetto per le opinioni dell’umanità richiede che dichiariamo le cause che spingono quegli scrittori alla separazione.

Noi crediamo che queste verità siano auto-evidenti: che tutti gli scrittori dovrebbero avere uguali chance di trovare lettori. Che i loro successi o fallimenti dovrebbero essere dipendenti dalle loro proprie azioni e dalle loro proprie scelte. Che dovrebbero essere pagati in maniera corretta per il loro lavoro. Che dovrebbero avere il controllo dei lavori che producono. Che dovrebbero avere accesso immediato e accurato ai loro dati di vendita. Che dovrebbero essere pagati velocemente. Che non dovrebbero subire costrizioni nel raggiungere coloro che potrebbero apprezzare il loro lavoro. Che ogni volta che una editore diventa distruttivo contro questi fini, è Diritto degli Autori abolire ogni connessione con le parti in causa.

La storia dell’editoria tradizionale è una storia di ripetute ferite e usurpazioni, avendo tutti gli editori come obbiettivo diretto quello di stabilire una tirannia assoluta sugli scrittori. Per provare questo, siano i Fatti sottoposti al mondo imparziale.

Ci hanno dato contratti prendere-o-lasciare, a senso unico e irragionevoli.
Hanno fallito nel vendere adeguatamente lavori che avevano acquisito.
Hanno aumentato artificialmente il prezzo degli ebook.
Hanno rifiutato di negoziare migliori diritti d’autore per gli autori di ebook.
Hanno imposto agli autori cambiamenti al testo non necessari.
Hanno imposto agli autori cambiamenti di titolo non necessari.
Hanno imposto agli autori delle copertine schifose.
Hanno rifiutato di sfruttare a pieno dei diritti di cui erano in possesso.
Hanno rifiutato di restituire diritti che non stavano pienamente sfruttando.
Impiegano fin troppo tempo per portare sul mercato i lavori che hanno acquisito.
Impiegano fin troppo tempo per pagare agli autori gli anticipi e i diritti d’autore.
I loro rendiconto sui diritti d’autore sono vaghi, non aggiornati e non accurati.
Lasciano orfani gli autori.
Lasciano orfani i libri.
Rifiutano di trattare gli autori come uguali, men che meno di usare una giusta misura di onestà.
Fanno errori e non si prendono alcuna responsabilità per tali sbagli.
Per ogni speranza che nutrono, ne distruggono o ignorano senza bisogno un numero incalcolabile di altre.
Hanno reso accessorie l’organizzazione rappresentativa degli autori, la finta Authors Guild, e sono serviti, anche dall’organizzazione ingannevolmente chiamata Association of Authors’ Representatives.
Hanno fallito nell’onorare le promesse fatte.
Hanno fallito nell’onorare i termini dei loro stessi onerosi contratti.
Hanno fallito nei confronti della grande maggioranza degli autori, punto.

Questo blog ha documentato quasi ogni passaggio di queste Oppressioni, e in molti casi offerto soluzioni agli editori, ma gli è stato risposto solo con silenzio e derisione.

Ma va bene, perché ora gli autori hanno una scelta.

Non ho bisogno degli editori tradizionali, e nessuno mi sfrutterà mai più. Mi dichiaro indipendente dall’intero sistema arcaico, fallito e corrotto.

E non sarò l’ultimo a farlo.

***

Fine della traduzione.
Avevo in programma di dire qualche parola a commento. Ma seriamente, c’è qualcosa da aggiungere che non sia ribadire quel che Konrath ha gà detto? O che non sia un momento di logorrea acida? Sì, forse tutto sommato una cosa c’è: il discorso non è se Konrath sia un genio della scrittura o uno scimpanzé che batte i tasti a caso. Il discorso è che Konrath ha un suo pubblico a cui riesce a proporsi meglio (per distribuzione e quindi per entrate) con l’auto pubblicazione che attraverso le case editrici. E, in seconda ma non minore battuta, il discorso verte intorno a case editrici che non solo inchiappettano gli scrittori, ma vengono anche ringraziate dagli scrittori per l’onore di essersi fatte inchiappettare.
Ed è pure un discorso di case editrici che piuttosto che investire seriamente sull’ebook preferiscono sfruttare gli autori per campare da nababbi; e del fatto che a un certo punto uno, avendone mezzi e opportunità, può e forse forse DEVE dire basta.
Se secondo voi c’è altro da aggiungere, fatelo. Io mi ascolto un po’ di musica… 🙂

Qual è il punto?


L’immagine qui a fianco sta a indicare che siete di fronte a un Momento Rottenmeier, ma è pure un post alla cazzo, quindi siete avvisati!

Mercoledì sera riflettevo che la parte più divertente del processo che ha portato alla nascita di Epidemic Egonomic(e se non l’avere ancora letto, perché non gli date un’occhiata?) non è stata la prima, quella di “mera” scrittura, ma la fase in cui ho messo il file nelle mani di un’altra persona, che poi sarebbe il signor Hell, chiedendo un parere esterno, onesto-onesto-onesto. Coincidenza, giusto mercoledì mi era arrivata una delle mail del Donor-Only Bonus Pep Talk che vengono inviate a chi, come me, ha deciso di donare qualcosina (5 o forse 10 dollari, non ricordo) ai ragazzi che organizzano il NaNoWriMo. A questo giro, una mail, aperta solo giovedì mattina, con un discorso d’incoraggiamento da parte di tale Nora Zelevansky (mai sentita nominare, ma amen) che parlava, mirabile dictu, proprio di far leggere la propria prima stesura ad altri. E più andavo avanti a leggere, più trovavo elementi comuni al mio modo di fare, ma anche ad articoli e cose viste/lette/sentite in questi giorni.La prima cosa è già un punto che ritengo importante: io ho bisogno piuttosto presto di un parere esterno sulla mia prima stesura, perché la giusta distanza e prospettiva proprio mi sfuggono. Scopro che non sono l’unica:

Once I’d read my personal mess over [una prima stesura di 50000 parole scritta nei 30 giorni di un NaNoWriMo, senza concedersi pause o editing] and decided that some chunks appeared to have merit, I knew I needed feedback from others to move forward. I was just too close to the project to have a clear perspective on the next steps.

(e qui parte la più grande differenza tra me e lei, ché la signora finisce con l’avere un approccio super metodico alla richiesta di feedback:

I would send out each draft to a round of three to four people, get their thoughts, make changes and then move onto another cluster. The most important factor for me in determining whose opinion to trust, aside from who was simply willing to do the readings, was variation among the group. I wanted perspectives from men and women, the old and young, conservatives and liberals, pop-culture nuts and TV-free types, close friends and acquaintances who didn’t know me quite so well. That decision turned out to be hugely beneficial because, with that wide a range of readers, I knew that any note or theme that arose consistently was not only an opinion from one type of person, but an actual issue that needed addressing.

Approccio che non tutti possono permettersi, ahimè).

Poi c’è quella cosa, poche parole sul fatto che una delle solizioni che lei e il marito (entrambi scrivono per vivere: lei giornalista-novelist, lui sceneggiatore) usano per sbloccare la scrittura è…

taking walks outside our brownstone apartment to discuss and resolve problems with structure or plot.

…che mi fanno immediatamente pensare a questo post di Davide, sul camminare e i suoi effetti sul cervello, e a chi mi dice che si è fatto due ore di passeggiata al ritorno dalla quale aveva una soluzione per un ingarbugliamento di trama.

E poi mi ritrovo a fare sì sì con la testa quando la Zelevansky dice che chiedere a un familiare un parere è una cosa (soprattutto se ti sei dato la regola che una volta ricevuto un parere, non ci saranno discussioni interminabili, al massimo si forniranno i chiarimenti richiesti ma nulla più), altra è chiedere a amici e conoscenti; o quando dice che finisci con l’avere uno o più lettori con cui instauri un dialogo più serrato. O ancora, quando parla di come alcune persone siano a tal punto oneste da poterti ferire senza volerlo, pur essendo utili*, e del fatto che i tuoi sentimenti ne risentano anche se sei stato tu a chiedere che fossero onesti perché, altrimenti, qual è il punto?

Già, qual è il punto nel dare un feedback poco onesto? Me lo chiedo ogni volta che vedo o leggo cose che hanno scarsa qualità oggettiva (disegni orrendi fatti da adulti; racconti che non stanno né in cielo né in terra; post allucinevoli; articoli di giornale come quelli citati in questo post) e mi rendo conto che chi ne è l’autore crede di aver fatto un ottimo lavoro, di saper disegnare o scrivere da dio, di saper mettere insieme un buon articolo. O peggio: ci sono le non rarissime occasioni in cui il lavoro è accompagnato da commenti entusiastici e complimenti per l’alta qualità messa in opera dall’autore.

E allora, la questione, il problema che fa imbestialire la mia signorina Rottenmeier interiore è tutto lì, in due punti:

  1. Ma dove sono finiti la consapevolezza dei propri mezzi e il buon senso per auto-valutarsi, visto che c’è gente convinta fino al midollo di essere bravissima con la matita (mentre non sa manco tirare una linea dritta) o di essere un genio della narrativa (quando gli sfuggono le regole base del costruire una storia dotata di logica interna)?
  2. Qual è il punto di dare un feedback super positivo a quello che praticamente è percolato? Ci sono mille modi per incoraggiare la crescita artistica, culturale e cerebrale di qualcuno pur muovendo critiche costruttive a un suo lavoro di scarsa qualita. Se distruggere metodicamente è pura negatività, non significa che uno debba per forza mentire. Mentire non funziona mai, soprattutto non aiuta a crescere.

Bene, scusate lo sfogo. M’ero ripromessa di non farlo più, di essere zen e tenere la signorina sotto sedativi, ma a volte, sarà il caldo…

* la signora Zelevansky non li nomina, ma nella vita capitano anche quelli che feriscono e non ti sono utili, e pure quelli che sono talmente neutri nei loro pareri da non incidere sulla lavorazione della tua storia e da svanire dalla memoria dopo pochi minuti.

20.000 visite


Buon comple-qualcosa, mio piccolo blog: siamo a 20 mila e puchu pagine visitate da quando siamo passati a WordPress, a novembre (anche se sembra solo ieri!).
Grazie, visitatori, ma anche: grazie cultori di Vin Diesel, dei tatuaggi, di Hugh Jackman e di Jason Statham. E soprattutto, grazie spam bot che adorate Epidemic Egonomic: senza di voi, gestire questo blog sarebbe molto più noioso!

E ora, per festeggiare, un po’ di musica dal “video” orrendo.

(ah, per inciso, siamo anche al post numero 400, ma importando quelli del vecchio blog, il traguardo era più facile da raggiungere)

Annuncio di servizio


Piccolo annuncio di servizio agli usufruitori del blog che non siano qui per vedere foto di Vin Diesel o per le sopracciglia di Lily Collins: il mio modem sta tirando le cuoia e ha deciso di abbandonarmi al mio destino. Pertanto, gli aggiornamenti per qualche giorno saranno ancora più saltuari del solito (come se fosse possibile…). Ciò significa che farò fatica a rispondere ai millemila commenti che dovessero apparire e che se siete al vostro primo commento, beh, dovrete aspettare la prossima connessione a scrocco perchè l’account esca di moderazione.
A presto!