Notizie del giorno


1) ho una bici. Ha le gomme un po' molli, ma ho una bici tutta mia. Huzzah.

2) è il compleanno di Jason Statham. Se vi state chiedendo “chi diavolo è Jason Statham?!”, shame on you e correte a rimediare, che non si può vivere una vita intera senza sapere chi è il priiiiiimo nume tutelare di questo blog! Se invece sapete chi è unitevi a me nel fargli gli auguri di compleanno virtuali che merita. Magari approfittatene per veder/rivedere un suo film, tipo Hummingbird, che è un film bello bello in modo assurdo. Continua a leggere

Numi tutelari – Slipknot


tumblr_mbjghpM5J11ri60hko1_500Ho deciso che non importa se il blog langue, il blog ha bisogno di più numi tutelari.
O forse ha bisogno di più numi proprio perché langue.
Sia come sia, rieccoci.

I come from Des Moines. Somebody had to. […] When you come from Des Moines you either accept the fact without question and settle down with a girl called Bobbie and get a job in the Firestone factory and live there forever and ever or you spend your adolescence moaning at length about what a dump it is and how you can’t wait to get out and then you settle down with a local girl named Bobbie and get a job in the Firestone factory and live there forever and ever.

Bill Bryson

“The  Lost Continent: Travels in Small-Town America”

No, il nume di oggi non è Bill Bryson.
Il nume di oggi è un gigapack che rappresenta la terza via al nascere a Des Moines, Iowa.
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Numi tutelari – Björn Gelotte


La triade musicale giunge alla conclusione con quello che, per me, è il vero, grande nume tutelare, tanto che se ne avessi dovuto scegliere solo uno sarebbe stata una lotta all’ultimo sangue tra Björn e Jason. Avrebbe perso Jason all’ultimo istante, strangolato da una corda di chitarra e colpito in fronte da una bottiglia di birra (ormai vuota, of course!).
C’è da dire che se potessi vorrei poter mettere nella triade anche Trent Reznor, l’uomo che secondo me aveva previsto la Pandemia e ha scritto le canzoni che ha scritto avendola in mente; ma una triade nel nostro universo euclideo non può avere quattro elementi, e Björn batte Trent per stazza, determinazione e per aver scritto quella che è la vera colonna sonora del Chimico.

Quindi oggi è il turno del signor Gelotte.
La prima volta che ho letto il suo nome credo sia stato sul libretto di Clayman, ma era già nella band dal 1995, da The Jester Race, in cui suonava la batteria. Poi, da Colony in avanti, è passato alla chitarra. Sì, il ragazzo mi è multi-strumentista, ma, credo, più per necessità che per altro: se sei allergico al nickel, suonare una chitarra può essere un’esperienza mistica al confine col masochismo. Come diceva lui stesso in un’intervista, il problema non è tanto il dolore provocato dalle vesciche sui polpastrelli che ti scoppiano durante l’esecuzione frenetica sul palco,* quanto il fatto che il sangue che imbratta dita e corde ti rende l’esecuzione meno precisa e quindi aumenta esponenzialmente il rischio di steccare. E sì, c’è l’opzione di attaccarsi lenti a contatto morbide sui polpastrelli con una generosa dose di attack, come ha fatto per un po’, ma ha l’effetto collaterale di costringerti a litigare con l’attack per staccarle… Quindi Björn va di batteria, che il problema nickel non ce l’ha, e quando cominciano a essere in commercio corde con rivestimento protettivo o senza nickel, credo che ringrazi, e tanto.
Da Colony in poi è uno dei due chitarristi degli In Flames, e che chitarrista. Barba e capigliatura a metà tra il “wow” e “ma sei sicurosicurosicuro?”, tatuaggi in crescita esponenziale e tanta bravura col plettro, al punto che nel 2009 è stato inserito al 34° posto nella classifica dei 100 migliori chitarristi metal stilata dal giornalista musicale Joel McIver**.
In un certo qual momento tra 2006 e 2008 il signor Gelotte ha deciso di ridurre la capigliatura a cespuglio, scatenando un certo qual intristimento nei fan e quesiti esistenziali sul genere: “Ma perché?!”. Presto detto: stava iniziando a ingrigire (o, per dirla con parole sue, la natura ce l’aveva con lui), sebbene all’epoca si notasse ancora poco.
Poi è arrivato il 2010, il collega Jesper Strömblad ha lasciato la band e l’album successivo, uscito nel 2011, se l’è composto Björn da solo, tutto quanto. E lo ammetto, per la prima volta apertamente: la mancanza di Jesper si sente un casino, nella composizione e soprattutto nei riff, che non hanno più il feeling organico degli album precedenti (e uno mi sembra pure il cugino gemello di un altro comparso nell’album precedente…)***. Però gli voglio bene lo stesso, e spero che per i prossimi lavori ritrovi un po’ la strada, il feeling o quel che è che si è perso lungo il percorso, e magari tornerà a cose come Only for the Weak, così, per citarne una a caso, o Cloud Connected, in cui il look da cespuglio imbizzarrito era al meglio 🙂
Ah, sì, poi io l’ho incontrato, il Björn, due volte, ma non è per quello che è tra i numi, nonnonnò 😛

* Già, il dolore non è un problema, dice lui, perché durante un live sei così gasato/teso/preoccupato/altro che manco lo senti, il male ai polpastrelli che esplodono. Certo, se lo dice lui…
** Classifica che il McIver decide di stilare dopo aver letto cose come questa classifica che tra i migliori chitarristi metal mette anche Jimi Hendrix (fottutamente bravo, ma non metal, porca di quella vaccaccia!) o Brian May. Ma sto divagando in preda all’incredulità.
*** E sorvoliamo su tracce come Liberation (una ballad simil-anni ’80 che non c’entra una fava col resto) e soprattutto The Attic (esperimento più che canzone, da WTF? cosmico! O_O).

Numi tutelari – Kerry King


Secondo nume della triade musicale, secondo chitarrista. E che chitarrista!
Dopo i primi concerti in cui lui e soci avevano elegantisssssssime mise che spaziavano dalla tuta al jeans allo spandex (ma era anche il periodo in cui l’impianto luci se l’erano costruito usando le lampadine rubate dai portici dei vicini…), è passato a pelle + borchie + elegante braccialone coperto di chiodi da 18 cm, per poi diventare come tutti lo conosciamo: Kerry Fuckin’ King, un uomo ricoperto di tatuaggi, col cranio rasato e tatuato, barba legata da almeno un paio di elastici e vari catenoni al pantalone. Sì, un tipino raffinato, a guardarlo.
Ma non si diventa numi tutelari solo per l’eleganza del vestire, per l’aria raccomandabile, o per quanta sicurezza si riesce a instillare se incontrati di notte in una strada deserta.
Lo si diventa perché si è bravi in quel che si fa, e Kerry è bravissimo nel suo lavoro: suona la chitarra a ritmi esagerati e con una precisione assoluta, fa cose che noi umani lo si guarda a occhi spalancati e bocca socchiusa. È bravo-bravo-bravo. Lui e gli Slayer hanno un suono pesante, indubbio, ma anche se non ne idolatro ogni canzone, lo zio Kerry è lo zio Kerry, soprattutto quando nelle interviste si dimentica i titoli delle proprie canzoni e dà la colpa a anni e anni di Jägermeister ^_^’
E quindi è anche lui in quel teatro, con Hugh, Vin, Jason e Miika, e quando suona lui la serata è destinata a finire col botto, con una Raining Blood col sangue che scende dal soffitto 🙂

Numi tutelari – Miika Tenkula


Avevo detto che questo posto avrebbe avuto una triade di protettori “divini”. Potrei aver cambiato idea, e aver deciso che saranno due triadi a vegliare sul mio angolo di web. O forse saranno tre triadi e chissene. Lo scopriremo col tempo. Per ora, iniziamo la seconda triade. Questa è musicale, ché la musica non può mancare, qui dentro.

Miika Tenkula ha uno dei nomi più equivocabili (per un italiano) della scena metal, ma gli si vuole bene anche e soprattutto per questo. Uso il presente, nonostante tutto, perché essere un nume tutelare deve avere almeno il vantaggio di una qualche forma di immortalità, e Miika ne ha bisogno.

Ok, Miika: nell’89, con l’altro chitarrista Sami Lopakka (altro nome che suona da dio) e il batterista Vesa Ranta forma i Sentenced, uno dei miei due gruppi preferiti. Nelle prime demo canta lui, poi si unisce al gruppo anche suo cugino Taneli Jarva, bassista e cantante, e la voce, rozza ma d’effetto, ce la mette il Taneli. A Miika rimangono solo le parti che gli riescono da dio: suonare la chitarra e comporre musica che ti straccia il cuore.

Prendiamo Crimson, sesto album del gruppo (e prendiamo questo perché è il più vecchio che posseggo fisicamente): su 11 canzoni, il booklet accredita Miika come autore delle musiche di 8*, e sono una migliore dell’altra. Certo, anche merito di Sami che ci mette su delle parole grandiose, un misto di sconforto, malinconia, amore lacero e un pizzico di speranze destinate a frantumarsi. Ma c’è la musica di Miika, sotto, a sorreggere tutto, e senza quella musica sarebbero solo parole vuote.
Potenza, struggimento, riff ipnotici e sempre azzeccatissimi, carrettate di pick harmonics a velocità allucinanti (vedi l’apertura di May Today Become the Day), il tutto frutto di uno che, a guardarlo sui booklet, non gli daresti manco un euro. Poi lo vedi dal vivo, o nel Buried Alive, e ti cadono le palle. Statico, sul palco, presenza scenica minima (e infatti le foto non lo cagano manco di striscio), ma fa il suo fottuto lavoro, e lo fa bene, anzi, da dio. Mani grassocce ma agili, dita che si muovono sulle corde come fossero senza peso. Potenza e precisione invidiabili.

Sennonché ha problemi di alcool, Miika. Bere sembra quasi lo sport nazionale della Finlandia, lui non è un fuscello, beve molto, beve ancora di più dopo lo scioglimento della band, nel 2005. Finisce che il 19 febbraio del 2009, tre anni e un giorno fa, lo trovano morto in casa. Il cuore, indebolito dagli eccessi e una malformazione cardiaca congenita, non ha retto.

Ma visto che, come ho detto, un nume ha diritto a un minimo sindacale di vantaggi, per me è ancora vivo. E suona, divino come sempre, nel teatro che c’è là, In My World.

Miika è quello con la birra...

 

*: Home in Despair; Fragile; Killing Me Killing You; The River; One More Day; With Bitterness and Joy; My Slowing Heart; e soprattutto Broken.