In my world…


Ieri Hell ha scritto un gran bel post dal titolo L’altra realtà: leggetevelo per capire. L’ha concluso con una domanda che era un invito a cimentarsi nella stessa impresa: proporre la nostra realtà, alla faccia di quanti vorrebbero riportarci nel “mondo reale”. Bene, benvenuti nel mio mondo. Le chiavi ve le danno i colibrì, l’avvertenza i Pendulum: “There’s two roads you can take. The first road leads right out that door, because you think you’ve heard it all. The other road begins right here, right now.”

La casa. C’è una villa, nel mio mondo, uscita paro paro da un film americano: legno su fondamenta di pietra, portico con sedia a dondolo, bovindo nella sala da pranzo e nella camera da letto padronale, ampie finestre, immensa soffitta piena di tutte le cianfrusaglie che non ho mai voluto buttare e che saprò ritrovare quando serviranno, ampia cucina con tutto lo spazio che serve per cucinare con agio per me e gli invitati a pranzo, camino per le sere di freddo, pareti ricoperte di scaffalature ingombre di libri, tante stanze e poltrone per amici e visitatori.

Il giardino all’inglese. Racchiude la casa, le fa da cornice e da schermo. Ci sono un torrentello e uno stagno pieno di pesci, rane e ninfee; collinette erbose da scalare, magari per un pic-nic all’ombra di un mausoleo neoclassico; un salice piangente sotto cui leggere in estate, un ciliegio a fiore doppio e un tiglio vicino alla casa, e poi alberi più “selvatici” tutt’attorno. Talvolta un airone cinerino plana con grazia e viene a pescare nello stagno, come è giusto che sia.

La cornacchia grigia. Ogni giorno saltella sul prato, a caccia di cibo. Quando trova una noce o una chiocciola tenace, la porta in volo sopra il vialetto di casa, la lascia cadere e poi banchetta. A volte nel sogno mi presta il suo corpo per un volo, e non c’è libertà maggiore di spalancare le sue ali.

I cerchi delle fate segnano il confine invisibile tra giardino e bosco. Buone o cattive, floreali o assetate di sangue, lì è dove si riuniscono, lì è dove iniziare a tenere gli occhi ben spalancati. Io vi ho avvisati.

Nel bosco ci sono animali selvatici che non si mostrano se non di sfuggita, di cui è già una fortuna sentire i richiami o i passi in corsa. Qualcuno dice ci siano anche le driadi, belle da far spavento e affamate. Ma nessuno è mai tornato per confermarlo, forse divorato dai lupi, che si mostrano sul confine del bosco per ricordare al resto del mondo che la foresta è terra selvaggia, non un parco giochi.

Totoro. Vive dentro-sotto-sopra il canforo gigante che cresce da qualche parte nelle profondità della foresta. Qualche volta, di notte, in sogni velati di afa, si mostra e andiamo a fare un giro per la zona. È un tipo schivo, pigro come me: sarà per questo che ci troviamo bene. E per il fatto che mi chiama il Gatto-Bus quando devo andare da qualche parte.

Lord Pucci. Dorme beato in casa, da un sofà a una poltrona, a un maglione dimenticato sul letto, a un ritaglio di sole sul pavimento, a un armadio aperto, a un piumone caldo. Ma si risveglierà, se gli lancerete un croccantino da inseguire.

Il villaggio. Abitazioni antiche e moderne, grandi e piccole, raccolte intorno a una biblioteca, un pub che cambia nome ogni sera e un negozio di alimentari che vende di tutto, dalla farina alla carne umana. Ci abitano i personaggi delle mie storie e dei giochi di ruolo: quelli uccisi in fasce, quelli portati a compimento, quelli talmente raffazzonati da essere tenuti insieme dal nastro adesivo, quelli marginali. C’è una palazzina delle case popolari in cui vivono solo il Chimico e lei, ma anche una casa comune piena di uomini-lupo, un vicolo in cui una bambola alchemica attende la propria preda, una cantina in cui una scout Togruta e una scoundrel Arkaniana discutono delle prestazioni delle rispettive astronavi. Un gran caos, ma è bello andarci a fare quattro chiacchiere, anche quando sono tipi sgradevoli.

I numi tutelari. C’è un angolino tranquillo del villaggio, alla periferia sud, in cui sorge un cinema-teatro. È lì che potete trovare i numi tutelari miei e del mio blog. Ci sono Jason e Vin, e pure i numi di cui ancora non ho parlato. Lo gestiscono loro, il posto, ché di loro ti puoi fidare. Film, concerti, conferenze, serate di gioco di ruolo, qualcosa si inventano sempre. Nella peggiore delle ipotesi una partita a scala quaranta, “che tanto è un gioco veloce”.

Cthulhu e Pigrus. Ai due estremi opposti del mio mondo ci sono loro. Il caos distruttore, enorme e impensabile, da una parte. L’essenza della pigrizia, del non essere e non fare, dall’altra. Ma in fondo in fondo sono due bravi ragazzi, e amano anche loro fare lunghe pennichelle, quindi andiamo d’accordo. Nel caso vi sembri che Cthulhu abbia fame, dategli qualche Giallo avanzato dal Survival Blog, ce n’è una riserva nel retrobottega dell’alimentari.

Copioni virtuali


Oggi mi è stata fatta notare una breve recensione che, papale papale, non è altro che un puzzle di pezzetti di altre recensioni dello stesso oggetto. Una sezione mia, una sezione di Tizio, una di Caio, una Sempronio, e così via. Ogni pezzetto inserito con brutale copia-incolla. Ovviamente senza fare il minimo riferimento al fatto che la recensione è un grosso copia-incolla, men che meno riferimento ai vari blog da cui vengono i pezzetti del puzzle.
La situazione è pietosa in tanti modi diversi…
a) copiare e incollare le idee degli altri non è una recensione né mai lo sarà. E per corollario, scredita tutto quello che hai fatto fino a quel momento: cosa mi garantisce che tu non abbia copiato tutto il resto?
b) quasi tutte le cose copiate vengono da blog di gente che protegge i suoi scritti con Creative Commons, ergo c’è un copyright (che il copione sta violando!) ma è un copyright “dolce”. Mica è difficile adattarsi alle richieste del CC!
c) non ha scelto la cosa giusta per copiarne le recensioni, per nulla!
d) potrebbe addirittura essere tutta una bieca (e demenziale) mossa per creare un litigio tra blogger e ottenerne un ritorno d’immagine sotto forma di click e di redirect. Se così fosse, sarebbe l’apoteosi della demenza.
e) le parti di recensioni copiate sono tutte positive, eppure il voto finale è di tre stelle e mezzo su cinque: che non abbia trovato un parere negativo da copiare, per sostenere il suo voto bassino?
f) Yogsototh disapprova.
w003-repost

(Copyright di Goomi dell'Unspeakable Vault of Doom, io ho modificato il baloon di Yog)

Quindi, che farò?
Potrei andare sul blog del copione e dirgli di inserire i link alle cose che ha biecamente copiato. Oppure potrei scrivergli in privato e dirgli la stessa cosa. Ne avrei tutti i diritti, il CC è dalla mia parte.
Ma sarebbe al livello dello sfamare un troll, e i troll non si sfamano mai. E poi, come detto sopra, rischierei di dargli visibilità, cosa che non si merita, e spenderei energie, cosa che Pigrus non approva.
Quindi non farò nulla. Per ora.

Piccolo dizionario dell’entropia


Sottotitolo: di che caspio parlo quando uso strane parole o nomi qui dentro

E come al solito, non ce n’è come pubblicare un post in cui spiego perché non ho voglia/tempo di scrivere sul blog, per sturare il lavandino della scrittura.
E quindi mo’ il blog si becca un post a cui sto meditando da secoli:
 
Caspio: mai visto Futurama? Lo usano come imprecazione generica, dove uno metterebbe un cazzo. Un po’ come il frac al posto di fuck di Battlestar Galactica.
Cthulhu: il grande Cthulhu è la seconda divinità tutelare di questo luogo. Se non lo conoscete siete degli adorabili nani di fosso, ma sappiate che potete rimediare: c’è un comodo e-book a 4.99 euri con tutti gli scritti di tale H.P. Lovecraft, in cui troverete Cthulhu e i suoi compagni di gioco Nyarly, Azathoth, Asth- e Shubby. Se non volete spendere, fatevi un po’ di cultura gratis ridendo sulla Unspeakable Vault (of Doom).
Generale Klingon: mai visto Star Trek? Il generale Klingon è mia madre. Mia nonna (che poi è sua madre) la chiama Badoglio. Capito perché qui dentro la chiamo così?
MPPDM: ovvero il Mago Più Potente Del Mondo, ovvero la mia dolce metà. Tutta colpa di un suo personaggio di D&D dall’abominevole output di danno, che il master temeva e quindi limitava. Sfortunatamente il MPPDM scoprì il nome "Max Damage" solo dopo aver smesso di giocare quel personaggio, sennò…
Nano di fosso: creatura dell’Advanced Dungeons and Dragons, che splende in tutto il suo (scarsissimo!) splendore in uno dei romanzi delle Dragonlance. I nani di fosso sono piccoli, abitano sottoterra e sono dotati di risibile intelligenza. Il più intelligente della tribù, se ricordo male, riusciva a contare addirittura fino a 3: un pericoloso intellettuale! Per estensione, dare a qualcuno del nano di fosso non è esattamente come dargli del premio Nobel.
PDSI: Percezione dello schifo incombente. Ovvero leggere quello che hai scritto e aver voglia di cancellarlo dall’universo perché fa schifo in maniera irrimediabile. La vera PDSI è fallace, nel senso che c’è possibilità di rimedio. La vera PDSI non si palesa di fronte al vero e irrimediabile schifo.
Pigrus: divinità tutelare di questo luogo. È il dio di pigrizia, gatti, bradipi, scale mobili e ogni oggetto inventato al solo scopo di evitare il sudore della fronte o inutili movimenti. In quanto signore della pigrizia e del sonno, Pigrus non è che faccia molto a parte dormire e ispirare pigrizia, e si compiace di chi fa altrettanto. (Io sono una grande sacerdotessa di Pigrus, anche se non si direbbe dalla logorrea.) Pigrus non regna, non detta regole, non punisce, non indice guerre sante, non pretende nulla. Pigrus è. Nella peggiore delle ipotesi corruga la fronte all’apice dello sdegno.
Sindrome di Dork Tower: da un volumetto (di cui non ricordo il nome e che non riesco a scoprire via internet!) del fumetto Dork Tower. Per essere sintetici e appagare Pigrus: si tratta di sindrome da acquisto compulsivo per nerd. (Per essere inutilmente logorroici: un personaggio si chiede chi cavolo abbiano intervistato, quelli del marketing dei film de Il signore degli anelli, per decidere di fare settantacinque versioni diverse del dvd ognuna con un diverso gadget orrendo. La risposta: un altro dei personaggi canonici del fumetto, che a ogni proposta ha urlato “It must be mine!”, ovvero la sua catchphrase). La sindrome esprime il meglio di sé quando il nerd cede alla compulsione urlando “It must be mine!”
Tenerini: da Kung Fu Panda. È l’equivalente di “gioielli di famiglia”.
Waffle: da The Gamers 2 – Dorkness Rising. Vedere la nota in fondo a questo post. Per i pigri: cialda dolce americana che nel film è usata come “grido” di felicità e soddisfazione e notevole divertimento (con la locuzine “Total Waffle!” come rafforzativo).

mumble mumble


Il Mago Più Potente Del Mondo mi fa notare che è un mese che non posto, ma ne ero consapevole.
Potrei dire che è un periodo impegnato.
Potrei dire che ho altro per la testa.
Potrei dire tante cose.
La verità è duplice: non ho nulla da dire e sono in un momento di profonda pigrizia, quindi non ho certo la voglia di cercare qualcosa da dire.
Leggo in giro che d’estate altri blog hanno un calo di frequentatori. Brutto a dirsi, ma a me non è che freghi poi molto. Sì, lo ammetto, shiny stat è un giochino fichissimo e smanettare con tabelle di accessi, visite, da dove, a che ora e provenendo da che sito è un giochino che può dare assuefazione. Ma alla fin fine non me ne frega molto di avere un calo delle visite. Questo blog non è nato per nulla. È nato, punto. Come un fungo in mezzo a un bosco. Niente scopi, solo esistere. È nato, vegeta, ogni tanto ha momenti di visibilità ma per lo più è il mio deserto angolino di caos.
Niente aspettative, niente scadenze, niente audience da non perdere.
Solo io, Gino e Pino (i miei neuroni), le mie ondivaghe pulsioni, Pigrus e Cthulhu a sorvegliare tutto, e quel che mi gira in testa.
È che io sono così: prendere o lasciare.

Pigrus è con me


Avrei varie cose da fare in questo periodo.
Per dirne una, vorrei scrivere una recensione decente e un filino articolata (ma senza sbrodolamenti e spoiler) di Butcher Bird, ma mi si aggroviglia sullo schermo e ancor di più su carta.
Per dirne un’altra, sto tentando di scrivere una cosa, ma ogni volta c’è qualcosa che non mi soddisfa e ci vogliono un paio di giorni prima di focalizzarla, e cominciare quindi ad avere il sentore che ce n’è un’altra che non va, in un ciclo continuo.
Per dirne una terza, è periodo di esami. E Pigrus è con me: ottimo =_=’
Per dirne una quarta, dovrei finire di mettere a posto i tag dei post. Ma non ho voglia. Pigrus è con me, ve l’ho detto.
Per dirne un’altra ancora, stasera si gioca a Pathfinder e non vedo l’ora di provare il nuovo personaggio: Besh, una gnoma summoner, e il suo eidolon Brutus. Chissà se a fine serata potrò esclamare “Total Waffle!”* e cercare una moto su cui saltare per andare in cerca di un locale che faccia waffle all’una di notte. A Novara. Ok, lasciamo stare la parte della moto.
Poi ci sarebbero da dire due parole su Galaxy Quest, che vale sempre la pena ma di cui mai ho parlato. Per non parlare poi di The Gamers e The Gamers 2 – Dorkness Rising (sì, con la o. Per gli english-impaired è un gioco di parole tra Darkness = oscurità e Dork = sfigato).
Ma, spiacente, Pigrus è con me. 🙂 

*Per il concetto di”Waffle”: qui, la prima manciata di secondi. Per la scena della moto, qui, minuto 1.45.
Ah, i sottotitoli fanno pena, sappiatelo…