Busy times


È una specie di legge dell’universo. Quand’è che ti iscrivi a dei MOOC fichissimi? Appena prima di dover iniziare a lavorare! (per quanto a tempo determinatissimo)

È successo l’anno scorso.
Sta succedendo quest’anno.
Proprio mentre sto seguendo due corsi molto, molto interessanti.

Uno è un corso introduttivo sulla linguistica tenuto dall’università di Leiden (Olanda), sulla piattaforma di Coursera.
Linguistica che è una materia che mi ha sempre affascinato e di cui non ho mai seguito un solo corso in vita mia, e che a sbatterci contro la testa è una roba interessante ma anche molto complicata, con ogni lezione bella densa di concetti.

La "Cyborg Beast Hand" dellla comunità E-Nable

La “Cyborg Beast Hand” creata dalla comunità E-Nable

Per contro, l’altro corso che sto seguendo “is a breeze”, nonostante quello che mi sarei aspettata.
Quattro settimane a parlare di stampa 3D applicata alla medicina, ovvero di Bioprinting.
Rivolto a un pubblico di beginner con qualche (ottimisticamente) competenza nel campo della sanità e/o della stampa 3D, è tenuto sulla piattaforma di Futurelearn dall’università di Wollongong (Australia).
E è una figata fotonica di corso, come direbbero i tecnici del settore. Materiale da fantascienza hard e ottimistica, da occhi che ti brillano e cazzo, il futuro si prospetta splendido.

E chissene se dovrò finirli ritagliandomi coi denti e con le unghie il tempo per seguirli, questi due corsi.
Ne varrà la pena!

Post “Post Stranimondi”


Solo pixel

Solo pixel senz’anima

Una settimana fa ho pubblicato un post contenente il mio personalissimo sguardo su Stranimondi 2016, su quel che ne avevo visto e sulle riflessioni che ne erano scaturite.

In una settimana * dalla pubblicazione, la prospettiva distorta di internet e dei social network ha aiutato a far venire alla luce il peggio di persone che, io spero, faccia a faccia sarebbero state di una cortesia compresa tra normale e squisita.
Ma visto che internet mi (e ci) tramuta in nient’altro che nickname e foto statiche, non individui reali con nomi reali e emozioni e reazioni altrettanto reali, certe persone hanno passato alcuni giorni a spalare delicatezze nella mia direzione.

Sono stata diagnosticata a distanza come persona dalla vita triste e insoddisfatta; come persona che era andata a Stranimondi convinta di venir riconosciuta e riverita e che è arrabbiata perché ciò non è accaduto; come hater gamberettiana che tutto odia e tutto detesta; come, infine, una ritardata.
Praticamente, il Puffo Brontolone incazzato e sotto steroidi, ma femmina e ventenne (perché se uno parla delle persone al di sotto dei 20 anni come “giovani”, ovviamente ci si mette dentro) e ritardata e con le idee per nulla chiare su cosa è una convention di libri (si dice che mi sarei aspettata la vasca con le palline colorate e la cover band che suona sigle dei cartoni). Continua a leggere

Lo schermo intero è per professionisti


Oggi volevo scrivere, io.
E invece è quasi un’ora (o forse l’ho già passata, l’ora?) che litigo col pc.

Perché, vedete, Windows 10 ieri sera ha cominciato un aggiornamento. Invece di finirlo e poi spegnersi, s’è spento e basta e stamattina, quando ho riacceso il pc, ha terminato l’aggiornamento (una ventina di minuti buttati nel cesso, hurrà!).
Terminato l’aggiornamento, questa è la situazione che si è presentata ai miei occhi:14666175_10209501219360927_3092960523521240023_n

Che, per intenderci, vuol dire: la barra delle applicazioni è come inesistente e qualsiasi cosa a schermo intero si vede tagliate via almeno tre strisce di informazioni, quattro se va male.
Il che implica che per vedere quel che sto facendo in maniera decente e non avere menù tagliati, devo tenere tutto in finestra. Lo schermo intero è ingestibile.

Ma il computer è “sano”. Lui l’immagine la genera giusta. È da qualche parte tra generazione e output dello schermo, che le cose sbelinano e io mi ritrovo con l’immagine mozzata sui quattro lati.
E visto che questo aggiornamento di Winzozz, tra le altre cose mirabolanti (quali? Non è dato saperlo), sposta il tasto di spegnimento e quello delle impostazioni sul lato esterno sinistro del già orendo menù Start, io non li vedo. Per scoprire che erano finiti lì, ho dovuto fare uno screengrab.

La cosa migliore, in tutto questo, è che non trovo un modo per dire a questo schermo ipertecnologico di centrare e ridimensionare l’immagine come voglio io.
Il mio vecchissimo monitor a tubo catodico? Lui lo poteva fare con dei comodissimi tasti + un rotellone sotto il bordo inferiore del monitor.
Il mio vecchio monitor non più a tubo catodico? Lui lo poteva fare con dei comodissimi tasti sulla cornice.
Questo? Questo può farlo (forse) con le informazioni che gli arrivano da un cavo VGA. Ma in caso di cavo HDMI, parrebbe che la risposta del monitor sia “Pippe!” seguito da una risata da villain dei film.

Tutto questo per dire che per ora non ho trovato una soluzione; e che io la tecnologia la amo, ma certi giorni sembra che lei mi odi, e allora pure io la odio, ma cordialmente, eh.

E ora tenterò di scrivere qualcosa, visto che s’è fatta una certa e tra maledizioni in turco e far passare una per una tutte le voci di inutili menù la giornata sta volando senza essere produttiva.
Stupida tecnologia che mi boicotta!

La serie e il worldbuilding


Writer-Series2L’altro giorno mi è capitato sotto il naso un vecchio post di Rachel Aaron, l’autrice (tra le altre cose) dell’utilissimo 2K to 10K. Il post in questione è il primo di una serie di tre, e l’argomento è, beh, come pianificare una serie di romanzi senza uscire di testa. La Aaron parte dalla parte più apparentemente meccanica nel primo post, per poi parlare di come gestire il metaplot (ovvero la serie di eventi totale e tombale) nel secondo, e di come mantenere la coerenza interna nel terzo.

Già i primi due post sono molto utili e sensati, ma il terzo in particolare è quello che più mi ha fatto fare sì-sì-sì con la testa, per varie ragioni. Continua a leggere

Fantasy? Non lo tocchiamo manco con una pertica!


Ti rendi conto di quanto sia malato un ambiente come quello dell’editoria quando qualcuno cerca di far passare l’affermazione “siamo una casa editrice che non chiede contributo monetario per pubblicare” come una affermazione incredibilmente meravigliosa, dimenticando che dovrebbe essere la norma, la base della civiltà, non una fottuta eccezione da osannare come una conquista rivoluzionaria.

Il tutto in mezzo a una discussione in cui la suddetta casa editrice sta venendo sputazzata d’insulti per aver detto, con una spocchia difficile da mascherare:
“Cerchiamo autori solidali e versatili, ma che scrivano solo i generi e i formati che piacciono a noi, il resto si fotta.” <– parafrasi mia.

Questa, invece, non è una parafrasi, ma un copia incolla, testuale e papale:

il fantasy ha, onestamente, rotto il cazzo.

Perché siamo sempre lì, alle prese coi pregiudizi sul genere.
Nel 2016.
Sempre bloccati, da 40, 50, 60, 70, 100 anni, a una festa che, non importa quanto ci si provi, se va bene non lasceremo prima della fine del XXII secolo.

E son sempre belle, bellissime cose…