Post Stranimondi


By Jamiespilsbury - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42373674

Ramsey Campbell – by Jamiespilsbury – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42373674

Avevo detto che non ci sarei andata.
Ma poi ho fatto due calcoli.
A Stranimondi ci sarebbero stati:

  • Ramsey Campbell
  • Davide Mana
  • Alessandro Mana
  • Fabrizio Borgio
  • Samuel Marolla
  • Mauro Longo

e, di passaggio per venire a sentire Ramsey Campbell,

  • Luca Tarenzi e
  • Aislinn

che era un casino che non li vedevo, mortacci degli impegni e mortacci mia che non guido e quindi Arona diventa una meta impegnativa.
Ergo, ho deciso di andarci, in quel di Stranimondi. Continua a leggere

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È stato un compleanno un po’ strano, ma non brutto. Solo strano. E funestato da un litigio con la tecnologia in cui la tecnologia ha vinto su di me.
Ciò non toglie che è stato un buon compleanno, che ho due libri nuovi da leggere, un goblin a cui trovare casa e un gatto ingrassato di un chilo in venti giorni.
La vita potrebbe andare decisamente peggio.

Buon compleanno a me!

E ora, dopo questa celebrazione, torno a revisionare ancora un po’ prima che la giornata finisca, e vi lascio con una delle canzoni che sto ascoltando in quest’ultimo periodo, anche se il testo non c’entra nulla con come mi sento.

A presto!

Come parlano le balene?


Oggi è stata una di quelle giornate strane in cui le cose vanno come devono andare, seguono il flusso e, tra un mini-contrattempo e l’altro, alla fine vai a casa con un sorriso stampato in faccia e la soddisfazione di aver parlato con una bella persona, di averla vista fare splendide cose, e di essere pure stata d’aiuto.

Oggi c’era Nicola Davies in biblioteca.
Mai sentita?
Nicola Davies è una dolcissima signora piena di energie e di storie e di conoscenza che, oltre a studiare gli animali e aver presentato un programma della BBC di divulgazione scientifica per bambini, oggi scrive libri per bambini e ragazzi, tutti incentrati sugli animali e le scienze.
La sua firma è su un botto di volumi, di fiction e non-fiction, dall’albo illustrato al romanzo. Continua a leggere

Trentuno


Tanti auguri a me, tanti auguri a me, tanti auguri a me-eeeeee…
Tanti auguri a me!

31 birthday cake

Probabilmente sarà meno glassata, ma ci siamo capiti.

E se vi va di farmi un regalo… Comprate uno dei miei ebook e scrivete due righe di recensione 😛

Potete scegliere tra Vento di Cambiamento (personaggi più o meno storici VS zombie e divinità fumantine, durante il Risorgimento), A Song to Say Goodbye (supereroi senza calzamaglia la notte di Halloween) e Firepower (supereroi che si danno botte da orbi e fanno esplodere navi).

Fate felice una ragazza nel giorno del suo compleanno, vi va? 🙂

 

Buon viaggio, nonna


Era la notte di Natale del 1925 quando è nata. I miei bisnonni non hanno avuto una gran fantasia e quindi l’hanno chiamata Natalina, anche se lei si faceva chiamare Natalia.
Adorava andare per funghi, da ragazza ci andava anche da sola, da quanto le piaceva, ma se poteva ci andava con sua zia Primina, che aveva più o meno la sua stessa età. Qualche anno fa raccontava, ridendo come una matta, della volta che lei e la zia Primina andarono in una zona diversa dal solito e trovarono un mare di funghi, e tornate in paese, a chi chiedeva dove li avessero trovati, indicarono un posto che era, fondamentalmente, un intrico di spine in cui per sbaglio crescevano dei ciuffi d’erba qua e là. “Cative che sermo…”

Non era cattiva, mia nonna, nonostante quel che diceva ridendo.
Il mio ex ragazzo diceva che aveva bevuto il siero del super soldato, da ragazza, e forse forse era così. Era forte come un toro, testarda come un mulo, indipendente fino allo sfinimento.
Fino a pochi anni fa ha sempre avuto la salute di una giovincella, al punto che alla visita pre-cataratta non ci credevano che non prendesse medicine per la pressione o il colesterolo.
Poi, alla vigilia del Natale 2010, un braccio rotto che non è mai più tornato ad avere la forza di prima ha segnato l’inizio del declino della salute.
Ma era indipendente, e guai a chi voleva provare a tenerle testa, o farle ridurre il ritmo. Guai a chi voleva toglierle l’indipendenza, perché l’avrebbe solo ferita.
Faceva da sola, senza lamentele. È così che è sempre stata.

Nonna - braccio rottoCucinava pesante come l’ira di Dio, si appuntava ricette sentite alla tv con quella sua scrittura rigida e ordinata, e poi le seguiva un tanto al toc.
Ogni sera, minestra con dentro peperoncino. Mezzo se era di quelli grossi, uno intero se era di quelli piccolini ma belli tosti che mia madre le aveva portato dal sudest asiatico.
Cucinava pesantissimo, ma faceva degli gnocchi che voi umani non potete nemmeno immaginare! E il cinghiale, cotto per ore nel vino e negli aromi, quant’era buono!

Aveva il pollice verde, la testardaggine di continuare a prendersi cura di due pertiche d’orto tutta da sola, un amore sbarazzino e creativo per i fiori, e chissene se le rose non sarebbe il caso di farle crescere così tanto che per percorrere il vialetto di casa devi mettere uno scafandro.
E amava gli animali, in quel modo rispettoso ma distaccato che ha chi con gli animali ci lavora: li accudiva, ogni giorno agli stessi meticolosi orari, arrivava a dare il biberon ai coniglietti a cui era morta la mamma.
Ma gli animali erano sempre e solo animali: non entrano in casa, non dormono in casa, non mangiano in casa, se sono animali da carne prima o poi gli si tira il collo e li si mette in pentola, anche quelli a cui hai dato il biberon.

DSCF3906L’unica eccezione è stata Fuffy, una degli ultimi 3 gatti della nonna, ma solo perché gliel’hanno portata che era troppo piccola per stare da sola e girare per la campagna senza una mamma o dei fratelli che la proteggessero.
Alla fine, gli animali erano i suoi veri compagni.

E poi non era un tipo da foto. Se provavi a dirle qualcosa come “Ehi, nonna, vieni che facciamo delle belle foto in un qualche punto panoramico”, la risposta più probabile era un “E che me ne faccio?” o un “Non dire stupidate!” (entrambi in dialetto, of course).
Non era una che si metteva in posa e non credo si sia truccata mai, negli ultimi quarant’anni. Non dava troppa importanza a certe cose. L’orto era più importante. La famiglia. Gli animali. Il resto poteva aspettare.

Ieri pomeriggio non si sentiva tanto bene, un po’ d’indigestione.
S’è fatta una limonata calda e diceva di stare meglio. Ha costretto mia zia a tornarsene a casa propria, perché la testardaggine e l’indipendenza di cui sopra non sono mai state una posa.
Stamattina la zia ha provato a chiamarla per sapere se stava meglio, senza successo.
L’ha trovata sul divano.
Dev’essere stata male mentre si cambiava prima di andare a letto.
Spero non si sia accorta di cosa stava succedendo. Spero sia durato un attimo.

Ora non rimane che piangere un fiume di lacrime, andarla a trovare ancora una volta e dirle addio.

Se nei prossimi giorni il blog sembrerà ancor più derelitto del solito, sapete perché.