Wolverine l’immortale


Attenzione, seguono spoiler. Tanti. A ruota libera. Ma proprio tanti.
Siete avvisati.

WARNING SPOILERSPartiamo con la doverosa premessa: io del Wolverine dei fumetti conosco poco, per non dire nulla. Gli sono affezionata per averlo visto in tv, per quella sua aria ruvida come la cartavetra a grana grossa e per quel suo modo di fare gentile e dimesso. L’incarnazione filmica di Wolverine portata sullo schermo da Hugh Jackman a me piace, anche se non è Wolverine, non davvero. Anche se lo hanno addolcito e smussato come Wolverine non dovrebbe essere smussabile.

Devo ammettere di essere andata al cinema aspettandomi… Non so esattamente cosa mi aspettavo, sapete? Ho leggiucchiato, tempo fa, la saga a cui… su cui… No, ok, diciamolo fuori dai denti: la saga giapponese di Wolverine non c’entra un cazzo con ‘sto film. Hanno preso dei nomi, dei concetti, due o tre idee, e poi giù di stronzate.
È un film divertente, Wolverine l’immortale, e sono andata a vederlo aspettandomi Wolverine, il Giappone, la giapponese dalla faccia inquietante e i capelli fluo, la love story con Mariko, Hal Yamanouchi che doppia sé stesso e Silver Samurai.

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Copioni virtuali


Oggi mi è stata fatta notare una breve recensione che, papale papale, non è altro che un puzzle di pezzetti di altre recensioni dello stesso oggetto. Una sezione mia, una sezione di Tizio, una di Caio, una Sempronio, e così via. Ogni pezzetto inserito con brutale copia-incolla. Ovviamente senza fare il minimo riferimento al fatto che la recensione è un grosso copia-incolla, men che meno riferimento ai vari blog da cui vengono i pezzetti del puzzle.
La situazione è pietosa in tanti modi diversi…
a) copiare e incollare le idee degli altri non è una recensione né mai lo sarà. E per corollario, scredita tutto quello che hai fatto fino a quel momento: cosa mi garantisce che tu non abbia copiato tutto il resto?
b) quasi tutte le cose copiate vengono da blog di gente che protegge i suoi scritti con Creative Commons, ergo c’è un copyright (che il copione sta violando!) ma è un copyright “dolce”. Mica è difficile adattarsi alle richieste del CC!
c) non ha scelto la cosa giusta per copiarne le recensioni, per nulla!
d) potrebbe addirittura essere tutta una bieca (e demenziale) mossa per creare un litigio tra blogger e ottenerne un ritorno d’immagine sotto forma di click e di redirect. Se così fosse, sarebbe l’apoteosi della demenza.
e) le parti di recensioni copiate sono tutte positive, eppure il voto finale è di tre stelle e mezzo su cinque: che non abbia trovato un parere negativo da copiare, per sostenere il suo voto bassino?
f) Yogsototh disapprova.
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(Copyright di Goomi dell'Unspeakable Vault of Doom, io ho modificato il baloon di Yog)

Quindi, che farò?
Potrei andare sul blog del copione e dirgli di inserire i link alle cose che ha biecamente copiato. Oppure potrei scrivergli in privato e dirgli la stessa cosa. Ne avrei tutti i diritti, il CC è dalla mia parte.
Ma sarebbe al livello dello sfamare un troll, e i troll non si sfamano mai. E poi, come detto sopra, rischierei di dargli visibilità, cosa che non si merita, e spenderei energie, cosa che Pigrus non approva.
Quindi non farò nulla. Per ora.

Piccolo dizionario dell’entropia


Sottotitolo: di che caspio parlo quando uso strane parole o nomi qui dentro

E come al solito, non ce n’è come pubblicare un post in cui spiego perché non ho voglia/tempo di scrivere sul blog, per sturare il lavandino della scrittura.
E quindi mo’ il blog si becca un post a cui sto meditando da secoli:
 
Caspio: mai visto Futurama? Lo usano come imprecazione generica, dove uno metterebbe un cazzo. Un po’ come il frac al posto di fuck di Battlestar Galactica.
Cthulhu: il grande Cthulhu è la seconda divinità tutelare di questo luogo. Se non lo conoscete siete degli adorabili nani di fosso, ma sappiate che potete rimediare: c’è un comodo e-book a 4.99 euri con tutti gli scritti di tale H.P. Lovecraft, in cui troverete Cthulhu e i suoi compagni di gioco Nyarly, Azathoth, Asth- e Shubby. Se non volete spendere, fatevi un po’ di cultura gratis ridendo sulla Unspeakable Vault (of Doom).
Generale Klingon: mai visto Star Trek? Il generale Klingon è mia madre. Mia nonna (che poi è sua madre) la chiama Badoglio. Capito perché qui dentro la chiamo così?
MPPDM: ovvero il Mago Più Potente Del Mondo, ovvero la mia dolce metà. Tutta colpa di un suo personaggio di D&D dall’abominevole output di danno, che il master temeva e quindi limitava. Sfortunatamente il MPPDM scoprì il nome "Max Damage" solo dopo aver smesso di giocare quel personaggio, sennò…
Nano di fosso: creatura dell’Advanced Dungeons and Dragons, che splende in tutto il suo (scarsissimo!) splendore in uno dei romanzi delle Dragonlance. I nani di fosso sono piccoli, abitano sottoterra e sono dotati di risibile intelligenza. Il più intelligente della tribù, se ricordo male, riusciva a contare addirittura fino a 3: un pericoloso intellettuale! Per estensione, dare a qualcuno del nano di fosso non è esattamente come dargli del premio Nobel.
PDSI: Percezione dello schifo incombente. Ovvero leggere quello che hai scritto e aver voglia di cancellarlo dall’universo perché fa schifo in maniera irrimediabile. La vera PDSI è fallace, nel senso che c’è possibilità di rimedio. La vera PDSI non si palesa di fronte al vero e irrimediabile schifo.
Pigrus: divinità tutelare di questo luogo. È il dio di pigrizia, gatti, bradipi, scale mobili e ogni oggetto inventato al solo scopo di evitare il sudore della fronte o inutili movimenti. In quanto signore della pigrizia e del sonno, Pigrus non è che faccia molto a parte dormire e ispirare pigrizia, e si compiace di chi fa altrettanto. (Io sono una grande sacerdotessa di Pigrus, anche se non si direbbe dalla logorrea.) Pigrus non regna, non detta regole, non punisce, non indice guerre sante, non pretende nulla. Pigrus è. Nella peggiore delle ipotesi corruga la fronte all’apice dello sdegno.
Sindrome di Dork Tower: da un volumetto (di cui non ricordo il nome e che non riesco a scoprire via internet!) del fumetto Dork Tower. Per essere sintetici e appagare Pigrus: si tratta di sindrome da acquisto compulsivo per nerd. (Per essere inutilmente logorroici: un personaggio si chiede chi cavolo abbiano intervistato, quelli del marketing dei film de Il signore degli anelli, per decidere di fare settantacinque versioni diverse del dvd ognuna con un diverso gadget orrendo. La risposta: un altro dei personaggi canonici del fumetto, che a ogni proposta ha urlato “It must be mine!”, ovvero la sua catchphrase). La sindrome esprime il meglio di sé quando il nerd cede alla compulsione urlando “It must be mine!”
Tenerini: da Kung Fu Panda. È l’equivalente di “gioielli di famiglia”.
Waffle: da The Gamers 2 – Dorkness Rising. Vedere la nota in fondo a questo post. Per i pigri: cialda dolce americana che nel film è usata come “grido” di felicità e soddisfazione e notevole divertimento (con la locuzine “Total Waffle!” come rafforzativo).

Kick-Ass


A me Kick-Ass è piaciuto. Non ho letto il fumetto, e chi lo ha fatto storce il naso di fronte alle differenze. Le trasposizioni non sembrano mai abbastanza fedeli all’originale, oppure (come nel caso di Watchmen) vengono accusate di essere troppo fedeli; e io sono una di quelle che urlano allo scandalo o alla blasfemia, come di fronte agli elfi al Fosso di Helm (ma almeno non lo faccio in mezzo alla sala e ad alta voce come l’amico Enzio ^_^’)
Dicevo: a me Kick-Ass è piaciuto. Mi è piaciuta la storia, mi è piaciuta la violenza, mi sono piaciuti i personaggi. È un film “self confident”.
Di questo, alla fin fine, stiamo parlando. Di crederci, forza di volontà, identificazione. E della mancanza di ragionevolezza che serve per credere fino in fondo alle storie che ci si racconta.
Perché Dave è il primo ad ammetterlo: è una nullità, si limita ad esistere, ma si racconta la storiella che potrebbe cambiare le cose, diventare altro da sé. Ed eccolo comprare una ridicola muta verde e gialla, mettersi guanti e scarponi, e via, si auto proclama supereroe. E ci crede, cazzo se ci crede.
Ci crede fino in fondo, anche quando le prende.
Ci crede anche quando la sua prima, autoimposta missione, finisce con una coltellata in pancia e lui investito da un’auto.
Ci crede anche quando esce dall’ospedale dopo settimane.
Ci crede, oltre ogni limite di ragionevolezza. Tentenna solo dopo aver visto morire Big Daddy. E mi chiedo se anche nel fumetto, di fronte alla morte dell’altro (che è molto, molto meno eroica che su celluloide), Dave tentenni nella propria risolutezza. Ma ovviamente, almeno nel film, Dave ci crede così tanto che rimette il costume e accompagna Hit-Girl a finire quel che hanno cominciato.
Hit-Girl. Tipino carino. Chi non la vorrebbe a scuola con i propri figli o cuginetti? Piccola. Codini e l’aria innocente oppure parrucca viola e coltello a farfalla. Un tesoro. Il personaggio più forte e solido del film. Interpretazione dannatamente buona, e scelte di colonna sonora, ad accompagnare i suoi exploit, geniali: Banana Split per la prima apparizione in azione, Bad Reputation per l’attraversamento a suon di ammazzamenti di un lungo corridoio. Impagabile.
Il suo tenero papà, aka Big Daddy, è interpretato da un Nicholas Cage che, per la prima volta da millenni, sembra quasi decente.
Quasi.
Diciamocelo, quando Big Daddy sorride amorevole alla figlioletta sembra più un rictus schizoide che un sorriso d’amore! A me venivano i brividi. Uno può replicare che Big Daddy è sciroccato e il rictus ci sta. Non sono d’accordo. Le scene di coccolosa tenerezza tra padre e figlia sono quelle più disturbanti del film (e in questo funzionano) ma anche quelle peggio recitate da Cage. Non la vedo, in lui, la tenerezza. Vedo solo il rictus, lo sforzo dell’attore mono-espressione di tirarne fuori una nuova. Sforzo fallito. Le scene disturbano lo stesso, perché le parole affettuose contrastano con il fatto che stia spiegando alla figlia l’importanza, la ragionevolezza (ci risiamo), di provare a ricevere un colpo di pistola al petto; ma la tenerezza sulla sua faccia io non la vedo.
La ragionevolezza. Manca a tutti i personaggi principali, chi più e chi meno. Da quel che ho letto qua e là, è proprio Big Daddy quello che nella trasposizione ha ritrovato più ragionevolezza: in origine non si trattava di un ex-poliziotto in cerca di vendetta ma (cito testuali parole da questo confronto fumetto-film) di “un mentecatto che cresce la figlia come una killer ninja giusto perché era il suo sogno da sfigato”. Un grosso appiattimento, quindi. E un grosso rinsavimento, pur nella follia lucida di crescere una figlia per farne un’assassina.
Che poi, anche l’essere sfigati, è un grande tema di questa storia. Perché Dave è uno sfigato, come i suoi amici, come il Big Daddy originale e il suo sogno. Come Red Mist, che per quanto si atteggi e ci provi, non riesce a scrollarsi di dosso l’aura di sfigato solitario trattato come un bambino. Anche l’ultimo tentativo, nella scena finale, sembra l’ennesimo atteggiarsi vuoto. Un bamboccio sfigato, punto e basta.
Certo, c’è il “riscatto” di Dave, che alla fin fine qualcosa di buono lo fa. E si fa anche la ragazza. Ma è un addolcimento del film. Niente gnocca come premio finale per il Dave del fumetto.

E allora, è un buon film?
Io dico di sì. Cade quando cerca di darci il lieto fine, che no, non ci stava. Ci stavano le mazzate, non le scopate trash nel vicolo.
Ma si regge bene nel resto: la violenza, la caparbia immedesimazione di Dave – Kick-Ass, il “patetismo” di Red Mist, la monoliticità di Big Daddy e il contrasto tra la dolcezza delle parole e la durezza delle sue azioni.
Il MPPDM, alla fine del film, mi diceva che si aspettava che il povero Kick-Ass, entro la fine del film, migliorasse un po’. Che smettesse di prenderle, o imparasse a darle un po’ meglio. Lo ammetto, lo speravo anche io per lui. Di più: quando Kick-Ass viene pugnalato e poi investito ho seriamente pensato che doveva esserci qualcosa di sbagliato. Ok, è un imbecille, una nullità, però è pur sempre un supereroe! Non può venire investito da una cazzo di auto! Ma credo sia questo il bello del film. Aspettative, cementate da anni di eroi e eroine al limite del MarySue-ismo, che si frantumano.
E dall’eroe frantumato alla fine esce fuori anche un piccolo elogio dell’eroe, magari con poche (o nulle) qualità, ma quella testarda volontà di essere un eroe che lo fa andare avanti fino a fine storia.