Post “Post Stranimondi”


Solo pixel

Solo pixel senz’anima

Una settimana fa ho pubblicato un post contenente il mio personalissimo sguardo su Stranimondi 2016, su quel che ne avevo visto e sulle riflessioni che ne erano scaturite.

In una settimana * dalla pubblicazione, la prospettiva distorta di internet e dei social network ha aiutato a far venire alla luce il peggio di persone che, io spero, faccia a faccia sarebbero state di una cortesia compresa tra normale e squisita.
Ma visto che internet mi (e ci) tramuta in nient’altro che nickname e foto statiche, non individui reali con nomi reali e emozioni e reazioni altrettanto reali, certe persone hanno passato alcuni giorni a spalare delicatezze nella mia direzione.

Sono stata diagnosticata a distanza come persona dalla vita triste e insoddisfatta; come persona che era andata a Stranimondi convinta di venir riconosciuta e riverita e che è arrabbiata perché ciò non è accaduto; come hater gamberettiana che tutto odia e tutto detesta; come, infine, una ritardata.
Praticamente, il Puffo Brontolone incazzato e sotto steroidi, ma femmina e ventenne (perché se uno parla delle persone al di sotto dei 20 anni come “giovani”, ovviamente ci si mette dentro) e ritardata e con le idee per nulla chiare su cosa è una convention di libri (si dice che mi sarei aspettata la vasca con le palline colorate e la cover band che suona sigle dei cartoni). Continua a leggere

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O padrone e serva


copertina Domine et ServaEra in offerta, gratis.
L’ho preso e letto.

Non fatelo pure voi.
Non sprecate soldi o spazio su disco o tempo.

Già il titolo, “Domine et serva”, con quel suo latino “uhmmmm…”, doveva spaventarmi. Il fatto è che è indicativo di più o meno tre quarti del latino del libro e della cura nella ricerca storica.
Ma uno ci passerebbe su, su una ricerca storcia ‘nzomma, se la scrittura e la trama fossero fichissime, no?

Invece la scrittura è legnosa, piovono aggettivi e avverbi, il narratore onnisciente passa il suo tempo a spiegarci tutto quello che pensa ogni personaggio presente sulla pagina, ma decide di sorvolare sulle cose davvero interessanti. Continua a leggere

Vaffanculo, Apple


Oggi sono un fiiiiiilo incazzata. Con Apple, e più nello specifico il suo iOS del cazzo.
E aggiungiamoci anche il suo supporto clienti.

ipad 3I fatti: stamattina il mio iPad sta benissimo, nel dopopranzo aggiorno iOS perché è l’ultima chance prima che facciano uscire la versione 9 (potenzialmente troppo avanzata per il mio dispositivo).

L’operazione è riuscita, il paziente è ancora vivo.

Solo che il paziente ora ha i filtri genitoriali attivati. Continua a leggere

La gentilezza vi appartiene


Ieri ho urlato sul lavoro.
Non è stato esattamente il vertice della professionalità, da parte mia, ma non ho retto.

20081222-dizionarioNello specifico, non ho retto a un cinquantenne che ha fatto di nuovo la cosa che io gli avevo chiesto con fermezza di non fare mai più. Ovvero, ignorare me e la mia lezione per guardare sul dizionario cose non pertinenti (grazie alle quali poi deragliare la suddetta lezione) e finire col dovermi chiedere di rispiegare le cose che avevo ampiamente illustrato mentre lui era tutto intento a sollazzarsi col dizionario.
Quindi, shame on me, ho urlato.

Ho urlato perché ne avevo le tasche piene, ho urlato perché ero stanca, ho urlato perché era un cinquantenne, non un bambino dell’asilo, a non essere in grado di rispettare una richiesta più che ragionevole.
Ho urlato perché era una palese mancanza di rispetto.
Ho urlato perché il cinquantenne ha avuto la faccia tosta di dirmi “Ma la lezione è finita, pensavo…” quando alla fine della lezione mancava ancora un’ora e tre quarti, e 15 minuti ancora ci separavano dall’intervallo. Continua a leggere

Costiamo troppo


Non so se quello che seguirà sarà un rant senza capo né coda, o un articolo sensato, stasera si va a ruota libera, quel che viene, viene.

Punto di partenza: come ogni anno, le case di produzione di videogiochi si stanno facendo belle durante quella gigantesca vetrina internazionale che è l’E3.
Grandi annunci. Grande hype. Caccia aperta alla visibilità.
Si cercano pure preordini, magari per giochi che usciranno in un qualche nebuloso momento dell’anno successivo. Così è il mercato.

Normale quindi che la Ubisoft presenti in tutte le salse il prossimo gioco del franchise di Assassin’s Creed. O meglio, uno dei due prossimi.
Assassin’s Creed Unity. Ambientato nella Francia della Rivoluzione, esattamente come avevo vaticinato alla fine di Assassin’s Creed 3. Ma senza Connor come protagonista.
A questo giro, invece, tal Arno Dorian.
Sì, Arno. Scritto così. Le matte risate.*

Ciò che indispettisce, inviperisce e fa parlare, è una questione che la copertina del gioco, già da sola, mette in evidenza: per la prima volta un titolo del franchise supporta la cooperazione tra giocatori e puoi vestire i panni di un assassino completamente customizzabile.
Maschio.

AC Unity - copertinaNo femmine.

Nope, sorry. Niente femmine.
Solo maschi bianchi.

Perché, dicono

It’s double the animations, double the voices, all that stuff, double the visual assets—especially because we have customizable assassins.

Quindi solo maschi perché le assassine costano troppo. Continua a leggere