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È stato un compleanno un po’ strano, ma non brutto. Solo strano. E funestato da un litigio con la tecnologia in cui la tecnologia ha vinto su di me.
Ciò non toglie che è stato un buon compleanno, che ho due libri nuovi da leggere, un goblin a cui trovare casa e un gatto ingrassato di un chilo in venti giorni.
La vita potrebbe andare decisamente peggio.

Buon compleanno a me!

E ora, dopo questa celebrazione, torno a revisionare ancora un po’ prima che la giornata finisca, e vi lascio con una delle canzoni che sto ascoltando in quest’ultimo periodo, anche se il testo non c’entra nulla con come mi sento.

A presto!

La mia colonna sonora è differente


Writer-Series2Qualche settimana fa (varie settimane fa…), prima che la mia connessione morisse e risorgesse, parlavo con Lucia e Davide di colonne sonore, in una di quelle conversazioni che nascono da una comune perplessità e poi si allargano.

Il fatto è che tutti e tre usiamo molto la musica quando scriviamo. Ci sono persone che non la usano e va benissimo così, mica tutti siamo obbligati a funzionare nella stessa identica maniera, no?
Anche perché ognuno di noi tre usa la musica a modo suo, nonostante siamo uniti da un’idea generale: che la musica che ci fa da colonna sonora debba avere a che fare con quel che stiamo scrivendo.
Che si tratti di dare ritmo alle azioni che scriviamo sulla pagina o di rafforzarne la nota emotiva, non la scegliamo a casaccio.

E eravamo perplessi da due cose.
Primo, dal vedere malmenatori di tastiere che condividevano sui social network la colonna sonora della loro ultima fatica con più o meno lo stesso entusiasmo del classico tizio che scopre l’acqua nel 21° secolo.
Secondo, dal constatare che tale colonna sonora era composta da una sola cosa. Techno.
Un’ora filata di techno.
Solo techno, nient’altro che techno.
E la peggio techno, quella che sembra essere stata scritta da un bambino che pigia sempre i soliti due tasti di una tastiera distorta, all’infinito. Continua a leggere

Un po’ di colonna sonora


Moon Base FactoryAncora quattro giorni di attesa prima del nuovo ebook.
In qualche modo vanno riempiti, giusto?

Il testo c’è, così pure editing e revisioni varie.
La copertina c’è, opera, come quasi sempre, del mio “copertinista” di fiducia, Giordano.
La postilla finale c’è.
E ci sono pure titolo e sinossi, dopo lunghe vicissitudini che hanno visto consulti con amici on line e vis-à-vis.
La formattazioni, pur tra litigi, porconi e misteri, è decente pure lei, lode lode!

Non resta che aspettare la data magggica e schiacciare il tasto pubblica.

Nel frattempo, riascolto la colonna sonora.
Perché questo è uno di quegli ebook in cui c’è molta musica. Continua a leggere

Ordinary Story


Solo una canzone. La risentivo oggi, tornando a casa, e pensavo a quanto bene descriva certe situazioni, certa parte del nostro mondo, anche a 14 anni di distanza da quando è stata scritta.
Di conseguenza, ve la infliggo, in attesa di scrivere l’articolo che mi frulla nella testa da un pochetto.
Buona “Ordinary story”

Egoism dictates human relations
A world where fashion outshines morality
Here success is written in blood-red colours
Designed by the thirst for power

Gather the faithful and propose a toast
To the epoch of indifference

An all too ordinary story
With aftertaste so bitter
Forced to be someone I don’t want to be
I’m losing myself, sinking deeper down
I’m caught in the world wound web

A time represented by the void
An excuse without content
Stuck in the abyss of existence
With a content void of excuse

An all to ordinary story
This is my story
With an aftertaste so bitter

Sinking deeper down
I’m caught – I’m cage
I’m gone