Seguiranno momenti di terrore e imbarazzo


Il tanto atteso momento è arrivato: Hell, in qualità di editor e sparring partner, mi ha rimandato il file del Paciugo con le correzioni, i cambiamenti e le aggiustatine da fare.

E se da un lato sono qui che gongolo perché mi ha detto che Victoria è il mio personaggio più bello, dall’altro sto ancora raccogliendo il coraggio necessario ad aprire il file. In pratica, sto procrastinando il momento in cui vedrò tutto quello che non va e che potevo fare meglio. E anche se so che certe cose, quando sono mesi che sguazzi nella stessa storia, non le vedi nemmeno se hanno le dimensioni di una balenottera azzurra affetta da gigantismo, sono un filo in ansia e in pre-vergogna. Sono fatta così e non sembro poterci fare troppo.

Quindi, niente, ladies and gents, vado a accendere il pc e guardare cosa mi ha scritto Hell (lode lode a lui, a chi me l’ha fatto incontrare e al fatto che sopporta me e le mie prime stesure).

Seguiranno, come da titolo del post, momenti di terrore e imbarazzo.

Non fate caso alle eventuali risate isteriche. È tutto nella norma. Più o meno.

Come non fare marketing


marketingTra i numerosissimi modi per cercare di farsi pubblicità, ci sono anche quelli che sarebbe meglio evitare come la peste. Tipo trasformarsi in uno spambot che, invece di comunicarti un’eredità milionaria farlocca o pubblicizzare magiche pillole blu, tartassa il mondo col proprio ebook.

Diciamocelo: in pubblicità c’è poco di controproducente quanto l’irritare a morte il possibile compratore.
Perché ok il “bene, male, basta che se ne parli”, ma se nessuno ne parla perché cestina direttamente la pubblicità insultante, qualcosa è andato storto.

Il che ci porta a noi: me, la mia casella di posta elettronica, e la mail che ho ricevuto ieri. Una mail che più passavano i minuti, più faceva fremere i miei sensi da ragno.

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La mia colonna sonora è differente


Writer-Series2Qualche settimana fa (varie settimane fa…), prima che la mia connessione morisse e risorgesse, parlavo con Lucia e Davide di colonne sonore, in una di quelle conversazioni che nascono da una comune perplessità e poi si allargano.

Il fatto è che tutti e tre usiamo molto la musica quando scriviamo. Ci sono persone che non la usano e va benissimo così, mica tutti siamo obbligati a funzionare nella stessa identica maniera, no?
Anche perché ognuno di noi tre usa la musica a modo suo, nonostante siamo uniti da un’idea generale: che la musica che ci fa da colonna sonora debba avere a che fare con quel che stiamo scrivendo.
Che si tratti di dare ritmo alle azioni che scriviamo sulla pagina o di rafforzarne la nota emotiva, non la scegliamo a casaccio.

E eravamo perplessi da due cose.
Primo, dal vedere malmenatori di tastiere che condividevano sui social network la colonna sonora della loro ultima fatica con più o meno lo stesso entusiasmo del classico tizio che scopre l’acqua nel 21° secolo.
Secondo, dal constatare che tale colonna sonora era composta da una sola cosa. Techno.
Un’ora filata di techno.
Solo techno, nient’altro che techno.
E la peggio techno, quella che sembra essere stata scritta da un bambino che pigia sempre i soliti due tasti di una tastiera distorta, all’infinito. Continua a leggere

Lo stato dei lavori – 19 marzo 2015


scrivereÈ passato un mese, quindi è tempo di bilanci.
E il bilancio è…
Buono, incredibilmente!

Nei 28 giorni di calendario passati dallo scorso post ho scritto l’aberrante (per me) cifra di 20.227 parole, ma considerando che i giorni di lavoro effettivo sono stati solo 19, ho tenuto la più che dignitosa media di 1064 parole e qualche lettera al giorno nei giorni in cui qualcosa sono riuscita a scrivere.
Shame on me per il giorno da BEN 39 parole.
Complimenti a me, invece, per la punta di 2540 parole.
Tristezza a pacchi per i giorni in cui non ho scritto niente, complici impegni imprevisti o la gioia di passare un weekend a potare vegetazione ribelle. Continua a leggere

This is my Boomstick, once more


Un altro anno, un altro giro di Boomstick Award. Siamo a tre anni di vita del premio più ambito e figo del web, un premio che non ha altro valore che quello che ciascuno gli attribuisce, e visto quanto certa gente si sbraccia per ottenerne uno, cazzo, è un premio di valore immenso.
Talmente immenso che non so come sia possibile che anche quest’anno questo mio piccolo angolo di caos abbia vinto un bastone del tuono.

Ma visto che anche quest’anno ho un boomstick da far impugnare alla mia personalissima signorina Rottenmeier interiore (e anche quest’anno, ora son cazzi vostri!), gioiamo, ringraziamo Davide e il suo magnifico Karavansara, e passiamo alla parte istituzionale dell’Award: le regole (che provengono da questo post qui) e i miei premi. Continua a leggere