Pezzi d’adolescenza


It’s relatively noninvasive. It can be somewhat painful, but noninvasive.

Terza media, o forse biennio delle superiori.
C’era un programma su Antenna 3, credo di domenica pomeriggio; un programma di cui non sapevo il titolo, solo l’ora approssimativa in cui lo trasmettevano, e che era fichissimo perché parlava di effetti speciali, rivolgendosi ai ragazzi.
E io, che ero una ragazzina curiosa, me ne stavo estasiata a guardare come funzionavano questa o quella macchina da presa ipertecnologica; o come era stata materialmente fatta la scena in cui blatte uscivano dalla bocca di una povera ragazza ricoperta d’insetti; o come facevano a sostituire le dita di una povera ragazza con dei serpenti. Una figata fotonica di programma.
Doveva essere una figata fotonica di film, no? Non sapevo come s’intitolasse o quale fosse la trama, ma sapevo che avrei davvero voluto vederlo, con quell’immaginario spaventoso eppure “accessibile”…the craft 6
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Hummingbird


Hummingbird avevo a suo tempo cercato di vederlo al cinema, ma senza successo. Rimasto in sala se va bene un weekend, aveva avuto una distribuzione pietosa.
Eppure, mesi prima, era bastato il solo trailer per farmi dire: lo devo vedere!

E non solo perché c’era Jason Statham.
È cosa nota che io, quando si tratta di Jason, sono un pochetto parziale (vedi alla voce: In the name of the King, che ho sopportato fino ai titoli di coda nonostante fosse lammerda).
Però qui c’era qualcosa in più.
Il trailer prometteva bene. Non sembrava un inutile sfoggio di machismo decerebrato, col personaggio tutto d’un pezzo e dalla battuta salace che menava a destra e a manca per necessità di target e poco altro.
Sembrava esserci qualcosa in più.

Colpiva, il trailer, per certi dettagli, per certe inquadrature.
La mano di lui che stringe il pugno del bambino nello scatolone.
La ragazzina che urla per strada, a piedi nudi.
Dettagli minimi, che però dicevano che non era il solito film di botte e azione.

Hummingbird 3

Avendolo visto, posso confermare che non lo è.
E non solo perché non è un “semplice” film di botte e azione, di quelli mindless.
Ma anche perché è un film con una sua potenza, visiva e di trama.
Perché visivamente è molto bello, ben curato, con inquadrature studiate e simmetrie splendide, e una fotografia che non ammazza l’occhio eppure rende bene i colori di una Londra notturna al neon, l’alba che si sveglia, o le strade brulicanti di vita durante il giorno.
Perché non cerca il pietismo, la camera non indugia mai più del necessario al mero scopo di darti una gomitata e dirti “guarda quanto sono attento al sociale!” o “indignati con me, forza!”. Degrado e criminalità sono affrontati con sguardo distaccato, imparziale, che ti lascia decidere cosa pensarne senza farti la morale. La scena del camion, in questo, è esemplare.

Hummingbird 1

E per finire, questo film non è uno dei soliti perché, grazie a dio, questa volta Statham non è stato relegato a essere la macchietta di sé stesso, chiuso nel ruolo che hanno scoperto stargli bene addosso e fine.
Capiamoci: io lo adoro nella parte di Frank Martin, quando m’hanno regalato il cofanetto coi tre film saltellavo di gioia. Ma non puoi in eterno continuare a fargli fare sempre e solo Frank-Martin-con-un-nome-diverso.
Hummingbird 2

Qui, invece, Joey Smith è qualcuno di diverso.
Parla, dialoga, è goffo e sicuro di sé, mena ed è menato, raccoglie disprezzo, pietà, amore, diffidenza.
Addirittura è il bersaglio di un lancio di scatolame assortito da parte della ex, in una scena che no, non fa ridere e non vuole far ridere, e che in poche inquadrature riesce a essere profondamente umana e coinvolgente.

Hummingbird 4

E poi c’è lei, Agata Buzek, che interpreta suor Cristina. E regala al personaggio un’umanità, una forza anche nelle proprie debolezze e fragilità, che è meravigliosa.
Difficile non voler bene a Cristina, o non sorridere inteneriti quando ammette che è un mese che non riesce a dormire perché si sente in colpa per aver usato quelle 500 sterline che le hanno regalato per comprare l’ultimo biglietto disponibile per un balletto.

Hummingbird 5

Sono due splendidi personaggi, Joey e Cristina, uniti per un’estate in una “crazy patch”, un momento di follia in cui ciascuno dei due esce da quella che è la propria vita.
E si cambiano a vicenda, in maniera sottile.

Sullo sfondo c’è tutto il resto: chi erano prima della crazy patch; il sottobosco di criminalità in cui Joey si trova a lavorare senza fare domande, ammassando mazzette di sterline nel frigo mentre le grida della ragazzina a piedi scalzi continuano a risuonare; un’amica da ritrovare;  il ritorno alla realtà, a chi sono davvero, a cosa sono davvero; e il miraggio di una qualche forma di redenzione in cui si può solo e soltanto sperare.

Perché dopotutto è stata, per entrambi, solo una parentesi di anormalità.
La data del 1° di ottobre incombe per l’intero film. Monito che ricorda ai protagonisti che, alla fin fine, solo di una parentesi si tratta. Solo di una pausa.
Tutto è destinato a tornare negli usuali binari.
Quasi che certe vite, certe persone, fossero destinate a non poter essere altro che fucked up.

Hummingbird

[Recensione di Hell: qui]

Enhanced by Zemanta

James Stark per tre


Ri-affermo la mia fangirl-aggine per James Stark, il protagonista della serie di romanzi urban fantasy di Richard Kadrey (serie di cui ho parlato qui, autore di cui ho parlato qui) con tre piccole notizie che magari in territorio italiano interessano solo me e altre due persone, ma io le do lo stesso, e via. Continua a leggere

I miei film delle vacanze


Durante queste vacanze estive mi ero vista un po’ di film. Alcuni venivano dal mistico cofanetto “Nati per combattere“, altri da altrove. Visto che mi gira, seguiranno brevi commenti accazzo sui suddetti film delle vacanze. Ci saranno occasionali spoiler, ma sono film vecchiotti anziché no, quindi chiedo venia ma non mi farò troppi scrupoli.

la frangetta da pirla

La frangetta da pirla tenebroso.

Partiamo da Spiderman 3.
Posto che era la prima volta che lo vedevo; posto che io a Tobey Maguire spaccherei il grugno con una traversina; posto che il povero Uomo Sabbia nella sua maglietta a righine faceva morir dal ridere; bene, posto tutto questo, il film è caruccio. Finché quel coglione col botto di Peter Parker non si becca un confidence boost da parte di Venom.
Lì, col Tobey che si spettina il ciuffo per dimostrare esteriormente l’influsso tenebroso del simbionte, parte il face palm a manetta.
Il culmine dello schifo è quando il coglione col botto si aggira per le vie di New York camminando a ritmo di musica, facendo occhiolini e bullandosi come fosse un fotomodello sfuggito alla cover di Play Girl.
A quel punto ho messo in pausa e mi sono concessa una pausa toilette e tanto sano disgusto. La scena al jazz bar non è che un ribadire l’evidente: lo sceneggiatore s’era fumato qualcosa di strano.
La sensazione finale è che potesse essere peggio, ma che il povero Parker non sia mai sembrato più coglione di così. E non è che il signor Venom ci faccia una figura migliore, sigh… Continua a leggere

Everything is better with pirates. And with crowd-founding!


Oggi è l’International Talk Like a Pirate Day, lo conferma anche wikipedia. E quindi quale giorno migliore per ri-parlare dei Dead Gentlemen e dei due The Gamers? Che c’entrano? C’entrano perché il secondo film ha risposto a una domanda che da secoli affliggeva l’umanità, ovvero “Chi vincerebbe, tra pirati e ninja?” La risposta è che vincerebbe la pizza, ovviamente.

E nello spirito cazzaro e goliardico dei Dead Gentlemen, di The Gamers e The Gamers 2: Dorkness Rising, sono lieta di annunciare che i ragazzi della DG a luglio hanno aperto un kickstarter per raccogliere fondi per realizzare un terzo The Gamers; che hanno raggiunto l’obbiettivo di 320.000 $; che l’hanno fracassato, l’obbiettivo, raccattando 400 mila dollaronzoli; e che l’umanità vedrà The Gamers: Hands of Fate. Evvai!

Da questo schema nasce il Talk Like a Pirate Day. Lunga vita al pastafarianesimo 😛

L’unica cosa negativa è non aver potuto contribuire alla raccolta fondi e ricevere una delle fichissime rewards (per dire, la miniatura del mound of dead bards sarebbe fichissima. Useless, ma fichissima!).
Le cose ottime sono che Monte Cook farà un altro cameo; nel film compariranno Pathfinder e Savage Worlds tra gli altri giochi; Sean Reynolds scriverà/sta scrivendo un modulo dal titolo The Shadow’s Dungeon; e che al Gen Con del 2013 dovrebbe tenersi un’anteprima, quindi la data di uscita del film nella sua interezza non è così lontana come temevo. Sembra inoltre che il film verrà inizialmente distribuiti a episodi, man mano che la lavorazione prosegue. Non vedo l’ora! *__*

Buon Talk Like a Pirate Day a tutti!