Lo stato dei lavori – 21 ottobre 2015


Writer-Series2Piccolo aggiornamento su come vanno le cose, dopo l’ultimo di più di un mese fa.

Per farla breve: ho scritto pochissimo.
Ma davvero davvero pochissimo.
6770 parole esatte.

L’unico “ma” che mi concedo è che mille di queste parole formano il racconto flash fiction intitolato “The Tenth Twin“,  che ho scritto per il concorso Quantum Shorts indetto da Scientific American, Nationa University of Singapore, Tor Books e Centre for Quantum Technologies.
Mille parole a tema quantico.
In inglese.
È stata un’esperienza divertente, ora vediamo come va (e se vi va di leggerlo e dargli il voto che credete si meriti, io mica m’arrabbio, no?) Continua a leggere

Lo stato dei lavori – 7 settembre 2015


scrivereMeeeeesi che non aggiorno questo conteggio di come vanno le cose, ma…
No, niente ma, sarebbero scuse patetiche.
Non ho aggiornato, punto e basta.

Quindi, riaggiorno oggi, come modo per “festeggiare” (virgolette d’obbligo) il fatto di aver mandato a Hell la prima stesura del lavoro con nome in codice Sweet Dreams. L’ho, tecnicamente, finita il 16 di agosto, ma a lì a oggi ho aggiunti e tolto parole, tagliato una sezione di troppo, scalpellato il superfluo, alzato la posta in gioco in un punto, cercato di dare senso e unità a tutto.
Sedici giorni effettivi di lavoro per aggiungere, alla fin fine, 138 parole. Continua a leggere

L’estate è di nuovo qui


Sono appena tornata da cinque giorni di relax in montagna e già vorrei ripartire. La ragione è semplice: mentre io ero impegnata a rilassarmi e giocare a Diablo 3, ha pensato bene di arrivare l’estate.

Se fossi Puffo Brontolone, direi che la odio, l’estate.

Non so perché, ma per Google l'estate è una roba di mare...

La verità è che abbiamo un rapporto altamente conflittuale.

Mi piacciono alcune cose: potermi vestire con meno di ottanta strati di abiti, la varietà di frutta e verdura che puoi portare in tavola senza vendere un rene nel reparto ortofrutta, non dover accendere la caldaia quando devo lavarmi le mani in montagna, il gracidare delle rane la sera e di notte, tornare a casa e trovare due o tre rospi che fuggono dalle luci dell’auto, ma che, se li prendi in mano, poi non vogliono mollare il tuo calore che è tanto bello.

E poi c’è tutto il resto.

Il caldo asfissiante della pianura padana.

Sudare come un maiale sullo spiedo anche solo stando seduto immobile.

L’odore della gente che come te ha sudato come un maiale, ma poi ha deciso di non mettere a lavare il vestiario.

Le piante da annaffiare praticamente ogni cinque minuti e l’orto, che anche se lo annaffi la mattina presto, ora che torni in casa sei gronante.

Le zanzare a nugoli, che ti aspettano nel summenzionato orto e appena fuori dalla porta di casa.

Le vespe che cercano di fare il nido davanti a casa.

Non poter andare in giro senza reggiseno perché con la roba scollata poi finisce che offri agli socnosciuti panorami che sono riservati a una persona sola, e quindi l’alternativa è che quando poi, a sera, tenti di levartelo, ‘sto cavolo di reggiseno, ce l’hai praticamente incollato addosso dal sudore, e pure la gravità fatica a fare il suo lavoro.

Dover mettere in armadio le scarpe da ginnastica e quindi guadagnarsi una vescica dopo l’altra andando a spasso coi sandali.

L’auto che apri le portiere e vieni assalito da un uno-due di calore sahariano che ti tramortisce e lascia inebetito a contemplare l’orrore del ritorno a casa

L’aria condizionata che ti congela sul posto.

La pressione che crolla.

I mal di testa che aumentano per il solo fatto che c’è più sole, dannazione a lui.

I temporali tutti fulmini una sera sì e una no, che ti costringono a staccare tutto per evitare che modem o computer facciano la fine delle 2 TV delle signore del piano di sotto, svampate dal fulmine che ha fritto tutti i citofoni del palazzo, un paio di estati fa.

Il fatto che camera mia diventi un forno dalle 12 in poi e quindi devo abbandonarla.

Il fatto che il mio pc è fisso e scalda come un piccolo vulcano, contribuendo a rendere camera ancora più simile a Crematoria.

Il fatto che se voglio fare qualcosa di informatico, devo farlo o di primissima mattina (vanificando il poco fresco della camera) o dal tablet, che però ha programmi la cui compatibilità coi programmi del pc è prossima allo zero e quindi mi costringe a litigi informatici di cui farei volentieri a meno…

Il che implica che qualunque cosa io abbia intenzione di fare a pc (editare il Paciugo, scrivere cose nuove, cazzeggiare senza sosta), verrà fatto con estrema lentezza e imprevedibili punteggiature di imprecazioni.

In sostanza, l’estate per me è una rottura di palle.

Quindi sì, come tutti gli anni sto già sognando l’inverno. Non arriverà mai troppo presto, checché ne dicano gli Stark.

Tempo di editare


wpid-Photo-20150121211306413.jpgDopo aver atteso che il mio sparring partner leggesse e annotasse il Paciugo; dopo aver atteso che le sue note sedimentassero nella mia testa dando qualche frutto; e dopo aver atteso di trovare il coraggio per mettermi al lavoro, mi sono finalmente messa al lavoro per editare il Paciugo.

Quindi da qualche giorno a questa parte la precedenza, quando apro un programma di videoscrittura, ce l’ha l’editing del Paciugo. Continua a leggere

Seguiranno momenti di terrore e imbarazzo


Il tanto atteso momento è arrivato: Hell, in qualità di editor e sparring partner, mi ha rimandato il file del Paciugo con le correzioni, i cambiamenti e le aggiustatine da fare.

E se da un lato sono qui che gongolo perché mi ha detto che Victoria è il mio personaggio più bello, dall’altro sto ancora raccogliendo il coraggio necessario ad aprire il file. In pratica, sto procrastinando il momento in cui vedrò tutto quello che non va e che potevo fare meglio. E anche se so che certe cose, quando sono mesi che sguazzi nella stessa storia, non le vedi nemmeno se hanno le dimensioni di una balenottera azzurra affetta da gigantismo, sono un filo in ansia e in pre-vergogna. Sono fatta così e non sembro poterci fare troppo.

Quindi, niente, ladies and gents, vado a accendere il pc e guardare cosa mi ha scritto Hell (lode lode a lui, a chi me l’ha fatto incontrare e al fatto che sopporta me e le mie prime stesure).

Seguiranno, come da titolo del post, momenti di terrore e imbarazzo.

Non fate caso alle eventuali risate isteriche. È tutto nella norma. Più o meno.