Il giusto equipaggiamento


Oggi il mio lavoro a tempo determinatissimo mi ha portato a passare una mattina a lavorare in un ufficio della Polizia Municipale.

Eravamo io, una agente in abiti civili e una impiegata amministrativa in abiti altrettanto civili.

Suonano. Apro.

Lui entra, si guarda attorno. Tre donne che lo guardano e attendono che spieghi che cosa, di terribilmente urgente, l'ha portato dalla Municipale. Lui continua a guardarsi attorno, finalmente decide di guardare una di noi, aprire bocca, un po' deluso, e dire:

– Ah. Non c'è nessuno?

 

Buona festa della donna 2016, in ritardo.

 

E precisiamo una cosa, così, a scanso di equivoci e facili alibi: non è che quando c'è uan vigilessa in divisa le cose siano diverse, anzi, la scena si ripete identica anche con la combo due vigilesse in uniforme + un'impiegata. Perché quel che conta non è che l'interlocutore abbia la divisa.

Quel che conta è che l'interlocutore abbia il pisello.

 

E ri-buona festa della donna, anno domini 2016.

Fantasy? Non lo tocchiamo manco con una pertica!


Ti rendi conto di quanto sia malato un ambiente come quello dell’editoria quando qualcuno cerca di far passare l’affermazione “siamo una casa editrice che non chiede contributo monetario per pubblicare” come una affermazione incredibilmente meravigliosa, dimenticando che dovrebbe essere la norma, la base della civiltà, non una fottuta eccezione da osannare come una conquista rivoluzionaria.

Il tutto in mezzo a una discussione in cui la suddetta casa editrice sta venendo sputazzata d’insulti per aver detto, con una spocchia difficile da mascherare:
“Cerchiamo autori solidali e versatili, ma che scrivano solo i generi e i formati che piacciono a noi, il resto si fotta.” <– parafrasi mia.

Questa, invece, non è una parafrasi, ma un copia incolla, testuale e papale:

il fantasy ha, onestamente, rotto il cazzo.

Perché siamo sempre lì, alle prese coi pregiudizi sul genere.
Nel 2016.
Sempre bloccati, da 40, 50, 60, 70, 100 anni, a una festa che, non importa quanto ci si provi, se va bene non lasceremo prima della fine del XXII secolo.

E son sempre belle, bellissime cose…

Come non fare marketing


marketingTra i numerosissimi modi per cercare di farsi pubblicità, ci sono anche quelli che sarebbe meglio evitare come la peste. Tipo trasformarsi in uno spambot che, invece di comunicarti un’eredità milionaria farlocca o pubblicizzare magiche pillole blu, tartassa il mondo col proprio ebook.

Diciamocelo: in pubblicità c’è poco di controproducente quanto l’irritare a morte il possibile compratore.
Perché ok il “bene, male, basta che se ne parli”, ma se nessuno ne parla perché cestina direttamente la pubblicità insultante, qualcosa è andato storto.

Il che ci porta a noi: me, la mia casella di posta elettronica, e la mail che ho ricevuto ieri. Una mail che più passavano i minuti, più faceva fremere i miei sensi da ragno.

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Le domande giuste


Writer-Series2Ennesimo periodo di silenzio blogghistico (esiste, come parola? Da ora, sì, così è deciso), che, per fortuna, non è anche un periodo di immobilità creativa.

Il Paciugo è lì che attende ulteriori tocchi (mannaggia a me che sto pensando che potrei aggiungere questo, e mettere quello, sì ma come farlo funzionare? Potrei… E se invece…?), nel frattempo, mentre mi schiarisco le idee, scrivo.
Quella famosa antologia di tre racconti di cui parlavo qualche tempo fa, nel frattempo è diventata un’antologia di quattro racconti. Quasi pronta da dare in pasto ai beta-reader, devo solo sistemare qualche dettaglio qui e lì e prendere un paio di decisioni minori.

E nel frattempo… i dubbi.

Prendiamola alla larga, se non vi spiace: non scrivo per afflati artistici o romantiche seghe mentali su demoni interiori o simili. Il diciannovesimo secolo è finito e, per quanto sia affascinante, mi trovo meglio a scrivere con un’ottica meno angsty e a condividere quel che dice la mia amica Aislinn.
Scrivo narrativa d’intrattenimento, d’immaginazione. Voba gVossolana e volgaVe.
Così mi piace, ma ciò non vuol dire che, quando parto con una storia, mi limiti a buttare giù quel che mi viene in mente, esattamente come mi viene in mente, e via, con la scusa che tanto è solo roba grossolana e senza afflati artistici de sta ceppa. Continua a leggere

Buttarsi nel fantasy…


“Lei è un fantastico personaggio di un romanzo. […] Lei ha una storia fantastica e ha trent’anni. Secondo me lei dovrebbe attingere… Invece di andare a buttarsi nel fantasy, andare… Lei dovrebbe attingere a sé stesso, lei ha un mondo fantastico da raccontare.”

Con queste esatte parole De Carlo ieri sera ha consigliato uno dei concorrenti di Masterpiece, un ragazzo che aveva scritto un romanzo in cui l’alchimia era centrale.
No, meglio evitare l’alchimia.
Piuttosto, perché non attingere al fatto di essere un trentenne con un master di qui, uno di là, che ha fatto l’impagliatore di volatili e altri variegati lavori per mantenersi?
Perché non attingere al suo essere un tipo “strambo”, invece di ‘sta roba di alchimia? Continua a leggere