Zigzag


Writer-Series2Sto sfogliando di nuovo Writing Fiction for Dummies di Peter Economy e Randy Ingermanson.
Che è un manuale di scrittura, ma è il tipo di manuale che ha un approccio assolutamente non dogmatico al proprio contenuto. Niente regole da seguire pena la morte; tante esperienze personali; sempre almeno due opzioni su come affrontare ciascun elemento dello scrivere narrativa.

Il tipo di libro che uso, finito un progetto, come metodo di auto-valutazione senza scazzi e senza sensi di colpa.
Un semplice confronto tra come ho lavorato io e come avrebbe potuto lavorare un altro.
Tra che domande mi sono posta io e che domande poteva porsi un altro.

writing fictionMentre sfogliavo Writing Fiction, mi sono ritrovata alla sezione sulla sinossi.
Sinossi intesa qui non come le poche righe di trama che usiamo come oggetto di marketing su amazon, o quel breve riassunto che compare sul retro dei libri e che può fare la vita e la morte di un romanzo; piuttosto, la sinossi come quelle due pagine (!) in cui scrivi la trama del tuo romanzo per filo e per segno, e che usi per avvicinare agente/editore e dimostrargli/le che la tua storia funziona e è interessante, e che tu non sei un imbrattacarte al suo primo pensierino da che ha lasciato la quinta elementare.

Ora, ci sono due cose che ho notato, rileggendo i paragrafi sulla sinossi.
La prima è che…

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La seconda è una riflessione nata dai consigli su come arrivare a scriverla, la fottuta sinossi da due paginette da passare a editore/agente.
Economy e Ingermanson consigliano due metodi, a seconda che uno sia un autore che si muove top-down o un autore dall’approccio bottom-up.
Dove i top-down sono quelli che partono da una outline, mettono insieme una struttura solida, la trasformano in una sequenza di scene e solo allora scrivono la storia; e i bottom-up quelli che prima scrivono la storia, e poi la ingegnerizzano fino a fare in modo che abbia una struttura solida e che la trama abbia un senso.

Io…
Io vado a zigzag.
Non parto dal livello di complessità maggiore (una storyline da 15 parole) per arrivare al livello di complessità minore (un romanzo di tot mila parole), né parto dalla complessità minore per risalire alla maggiore.
Io saltello qui e là.

E quindi parto con un’idea balenga, inizio a scrivere qualche migliaio di parole, mi fermo, ci rimugino, metto giù una cosa che definirla outline è farle un complimento poco credibile, scrivo altre dieci-o-venti-mila parole, espando la “outline” in modo che mi faccia da mappa su dove voglio andare e come potrei arrivarci, finisco di scrivere la storia, mi metto a controllare se ha una struttura che tenga e se potrebbe passare certi “test”.

Le linee rette? Sopravvalutate.

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2 commenti su “Zigzag

  1. Interessante – fra i circa cento e rotti manuali di scrittura che ho per casa, questo mi manca.
    Quanto all’outlining, di solito sono top-down quando devfo propore un’idea a un editore, e bottom-up quando scrivo per le mie autopubblicazioni.
    Il bello di essere un ibrido (oltre naturalmente al poter passare i sabati sera a Innsmouth).

    • Vedo il commento solo ora (grazie, WordPress…).Non pensavo di riuscire a farti scoprire un libro ;)E secondo me Innsmouth è il pregio migliore dell’essere creature ibride, o dell’andare a zigzag 😀

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