I Grandi Quesiti Della Vita: Perché le donne vanno alla toilette in gruppo?


Sono una donna e quindi dovrei saperlo. Visto però che “sono una donna senza essere una donna” (parola di Ketvorel, e secondo lui è un complimento), mi sono interrogata a lungo sulla questione e solo ora sono arrivata a un tentativo di risposta.

Ragione numero 1. Le toilette pubbliche sono quel che sono: porte che non si possono chiudere a chiave, igiene deprecabile, carta igienica rifornita l’ultima volta durante i mondiali di Italia 90, sgommate nella tazza, ampie chiazze di non-vogliamo-sapere-cosa in giro per il cubicolo, testimonianze che qualcuno prima di noi proprio non ha mira. Cose così.

Un maschio medio entra in un cesso così (il maschio medio non dirà mai che va alla toilette, a meno di non essere a un ricevimento con Sua Graziosa Maestà la Regina Elisabetta II, cosa che lo farebbe, temo, uscire dal novero del maschio medio) e al massimo ne sarà lievemente disgustato. Il suddetto maschio medio ha la fortuna di poter pisciare quanto vuole stando in piedi (il vero maschio non piscia seduto) e di spalle rispetto all’entrata del cubicolo, senza rischiare di mostrare al mondo un solo, compromettente, poco maschio, centimetro di pelle, nonostante il fatto che la porta del cubicolo non stia chiusa neanche a furia di madonne. Nella peggiore delle ipotesi, il bagno è provvisto di comodi (?) orinatoi verticali e il peggio che possa accadere al nostro maschio medio è di scoprire di essere men che medio in zona gioielleria. In definitiva l’uomo uscirà dal cesso magari un po’ disgustato dalle condizioni del cesso, forse un po’ sminuito nella propria virilità, ma idraulicamente soddisfatto. Tempo tecnico: un paio di minuti se c’era coda e se non pisciava da sei ore (avendo avuto l’accortezza di bere solo sette litri di bevande gassate varie).

Il passaggio della donna media per la toilette ha un coefficiente di difficoltà maggiore. Per natura, un bagno men che immacolato non è il sogno realizzato di nessuna donna media (quella che nel tempo libero sogna un bagno pubblico lercio non rientra, per definizione, nella categoria di donna media) e la nostra eroina accarezzerà l’idea di tenerla per ancora un centinaio di chilometri in modo da arrivare sana e salva a casa. Poi la vescica sull’orlo dell’esplosione la convincerà che altri 100 km sono troppi. Il bagno si rivela allora avere una porta che non sta chiusa neanche a piangere e la donna media accarezzerà l’idea di scoppiare a piangere perché non è una che ritenga fattibile e femminile far pipì in piedi (tendono a non rientrare nella categoria della donna media) e quindi deve accucciarsi sulla tazza, cosa che la porrà in posa perfetta per mostrare le proprie grazie a chi dovesse aprire la porta. Il fatto che si tratterà di un’altra donna non è una rassicurazione sufficiente per affrontare a cuor leggero una porta che non si chiude. Ulteriore difficoltà: la donna media è stata istruita fin dalla più tenera età dalla propria madre, altra donna media, a non toccare la tazza del water “che è sporca, ti prendi chissà che malattia e chissà chi ci si è seduto prima di te!”, quindi per tutto il tempo sarà impegnata a evitare che qualsiasi parte del proprio corpo o abbigliamento tocchi la ceramica infetta. Aumentiamo il coefficiente di difficoltà: la nostra donna media indossa una gonna, dei collant, un cappotto invernale e ha pure una borsetta. Ovviamente il nostro bagno pubblico è sprovvisto di anche solo un benedetto chiodo piantato nel muro durante il Ventennio a cui appendere il cappotto. La nostra donna media riesce in qualche modo nella sua mirabolante routine acrobatica e fa pipì, solo per scoprire che la carta igienica è finita: lei mica può elegantemente sgrullare l’uccello e via, a lei la carta igienica serve. E allora ecco il nuovo esercizio acrobatico, riuscire a recuperare dalla borsetta un pacchetto di fazzolettini di carta (e i maledetti ovviamente sono finiti sul fondo, come sempre quando servono disperatamente). La donna media uscirà dalla toilette augurando problemi intestinali duraturi a chi di quel bagno dovrebbe occuparsi e chiedendosi se non ha già contratto qualche terribile malattia da quel luogo dimenticato da dio e dal disinfettante. Tempo tecnico: almeno dieci minuti, esclusa l’eventuale coda.

Cosa c’entra tutto questo col perché le donne vadano in bagno assieme? Perché in gruppo ci si divide i compiti: una tiene il cappotto, una la borsa, una terza tiene chiusa la porta e allunga prontamente i fazzoletti di carta da sotto la porta. Tempo tecnico per un quartetto di donne ben organizzate: sette minuti totali ponendo che il bagno sia uno solo, meno se sono due. Ovviamente escludendo la coda e conteggiando i pettegolezzi.

Ed eccoci alla Ragione numero 2: è un rito sociale.
Un uomo va al cesso per pisciare e basta. Ci va da solo perché in coppia o gruppo sarebbe equivoco. Fine della storia

Le donne vanno alla toilette per fare pipì ma anche per spettegolare, aggiornarsi, rinsaldare i legami di cameratismo. Se sono a cena in gruppo, è un momento per sparlare di chi è ancora al tavolo o di chi altro c’è in sala. Se sono in un locale notturno serve per un breve consiglio di guerra su chi sia o non sia appetibile e su chi sia o non sia su piazza (e per sparlare di chi c’è o manca al locale). Se sono al cinema nell’intervallo tra un tempo e l’altro, commenteranno quanto figo sia LUI (tendenzialmente attore belloccio protagonista di film romantico). In generale, la comitiva di donne al bagno si dirà cose che non riteneva educato dirsi fuori dalla sua privacy.

 

Quindi ora, uomini medi, lo sapete: se la vostra donna media e amiche escono dal bagno, e vi lasciate scappare che ci hanno messo un sacco, lei vi porconerà contro (a voce o mentalmente, dipende da quanto ama dare spettacolo) e vi augurerà di rinascere donna, bruttina, cellulitica, con gli stessi baffi di adesso, con problemi di vescica, amante delle gonne lunghe, fanatica del collant anche d’estate e soprattutto senza amiche che vi assistano in una toilette pubblica.
E se invece delle donne escono in gruppo da un bagno pubblico, vi guardano e poi si mettono a ridacchiare tra loro, beh, chissà cosa si sono dette su di voi!

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3 commenti su “I Grandi Quesiti Della Vita: Perché le donne vanno alla toilette in gruppo?

  1. Toh, una finestra per commenti compatibile col TPPDM!! ^_^
    Finalmente!! Spero che duri, però!
    Dunque…post molto toccante, ma il riferimento alla Regina Elisabetta II mi ha ricordato una categoria di uomini (assolutamente non “medi”, ma ahimè comunque assai diffusi): i Phantom Piddler.
    Ti avevo già accennato a questa setta di depravati, che fa della propria inesistente mira un vanto! Sti zozzoni rendono difficile anche ad un uomo (con tutti i suoi “vantaggi” in simili situazioni) l’utilizzo del locale bagno, a meno di saper eseguire mosse degne di Sam Fisher (Splinter Cell), o dell’Uomo Ragno!! Ò.Ó
    Poi ci sono anche quelli (tipicamente anzianotti) che per la serie “io mica c’ho vergogna, tengo la porta aperta” si ritrovano a:
    1) attendere alcuni minuti, con una mano sul fianco e una a reggere la propria attrezzatura, l’arrivo dell’ispirazione
    2) al minimo rumore inaspettato alle proprie spalle, compiere una torsione del busto per controllare cosa stia avvenendo, con il rischio di emulare i suddetti Phantom Piddler.

    MPPDM
    (incredulo di poter nuovamente postare commenti!) ^_^

  2. Bentornato nel mondo dei commentatori, MPPDM col TPPDM! ^_^Ricordo benissimo le epiche (e poco igieniche) gesta dei Phantom Piddler, la parte sulla mancanza di mira l'ho scritta pensando proprio a loro e a quegli occasionali emuli che c'erano all Badiola… ^_^'Grazie per avermi suggerito gli anzianotti dalla pisciata meditabonda a porte aperte, ne igoravo l'esistenza. Sarà che la mia frequentazione di bagni degli uomini è pari a zero? (escludo la veloce capatina nel cesso dei maschi al concerto di Sonata Arctica e Nightwish causa coda interminabile di fanciulle pseudo-goth davanti a quello delle donne)

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