Pausa estiva


L'ultimo paio di settimane è stato un tour de force, in casa Entropy. Il caldo asfissiante. Le quotidiane pedalate sotto il solleone per andare a controllare che una casa vuota per le vacanze fosse al sicuro. I quotidiani viaggi per andare a trovare una persona in ospedale (ma a un'oretta di macchina da qui). Rimanere chiusi un quarto d'ora in un ascensore dell'ospedale, con la cabina che si scrolla a destra e sinistra ogni 5-6 secondi e in una delle giornate con le temperature più assassine di questi giorni. Dormire poco e male, più uno svenimento che un vero dormire. Rincorrere ma anche schivare l'aria fresca, perché col raffreddore e afona è un niente peggiorare.

Da qualche parte in tutto questo, finire di dare le ultime martellate a Water Dreams, darlo in pasto alla mia prima lettrice (e sentirmi dire che vuole il seguito, ma tipo in fretta, pedalare!, e che per poco non è caduta dalle scale mobili per continuare a leggere) e al mio editor di fiducia, mettere insieme machiavellici piani di marketing e soprattutto una trama per il seguito di Water Dreams.

Ma ora… ora è tempo di vacanze. Di augurarvi relax, un clima fresco il giusto e soleggiato il giusto, un fuga dalle rogne e dalle rotture di tutti i giorni, un po' di tempo per ricaricare le pile. Serve a tutti. A casa Entropy, quest'anno, serve anche più del solito.

Ci si rivede quando ci si rivede.

Buone vacanze!

Chissà se Sam Axe avrebbe da ridire, se io scegliessi una birra invece...

 

Comunicazione di servizio


Ovvero:

È arrivato agosto.
È tempo di vacanze, per me e per il blog.
Ci si vede quando ci si vede. Ci aspettano relax, cazzeggio, cose da fare, posti da vedere, civiltà da distruggere.

O qualcosa del genere, il piano è ancora un po’ nebuloso.

Il blog rimane qui, e con lui i miei ebook e il concorso per materiale grafico promozionale alla cui scadenza mancano meno di due mesi.

A presto!

vacanze

Non sarò in questo posto esatto, ma l’idea è questa.

Back to civilization


Dicembre è volato via. I primi 13 giorni sono fuggiti in mano al lavoro pagato e alla stanchezza che comportava.
Altri dieci giorni per le rotture burocratiche di donna-nuovamente-disoccupata (gaudio) e preparazioni al Natale.
Il resto, investito in vacanza.

Undici giorni.
Era da agosto che non staccavamo davvero, io e il MPPDM, e sembrava passato un secolo.

Quindi, undici giorni di relax.
Ho guardato la neve cadere sul paesino, facendole mentalmente braccino e spernacchiandola, che tanto io di casa non sarei uscita per giorni, tiè!
Ho curato il fuoco nel camino e cucinato pollo al curry a nastro.
Ho letto (meno di quanto avrei voluto).
Ho videogiocato e ancora videogiocato, aiutando il MPPDM a guadagnare il nostro terzo trofeo di platino.
Ho guardato Rambo, e Rambo 2, e Rambo 3, e Per qualche dollaro in più, e Il grande Lebowsky, e Hot Fuzz (colpa di Aislinn se l’ho dovuto recuperare di nuovo), e Hansel & Gretel cacciatori di streghe (qui è tutta colpa di Lucia).
Ho scribacchiato, ma decisamente meno di quanto avrei voluto, perché, come noto, io sono la regina delle Fate Smemorine, e quindi la chiavetta con i file su cui stavo lavorando è rimasta a casa, attaccata alla porta USB del computer, triste e sconsolata. O forse incacchiata, chi lo sa.
E ho pensato alle storie che sto scrivendo, e a quanta voglia avrei di scriverle decentemente e di non distrarmi.

E non ho praticamente toccato internet, complice una serie di problemi di connessione da WTF.

Oggi torno a casa, chiacchiero con amici e conoscenti che questi ultimi undici giorni se li sono fatti connessi, e mi trovo a chiedermi se essere felice di questa mia assenza dalla rete, o se sentirmi dispiaciuta di essermi persa certe scene, certe sparate, certi momenti da scimmie imbizzarrite nelle loro gabbiette, l’ennesimo stillicidio di scemenze.

No, decisamente meglio aver staccato.
Ogni tanto, a piccole dosi, fa bene perdere di vista la “civiltà” e godersi la barbarie di una casa senza telefono e in cui il cellulare a malapena prende, ma solo se lo metti in verticale, su quell’unica mensola, immobile, non guardarlo, ecco, lo hai guardato e ha perso la sua unica tacca, te l’avevo detto, io!

Ora si torna a scrivere.