Libri per bambini che no, grazie, teneteveli!


Parliamo di libri per bambini. Sì, argomento strano, ma datemi corda.

C’è in particolare un libro per bambini a cui sto pensando in questo momento. Si intitola “Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari”. È la storia di un pesciolino con le scaglie bellissime, multicolori e iridescenti. Un pesciolino bellissimo e invidiatissimo. E solo come un cane. Finché un altro pesciolino non va a chiedergli una scaglia in dono: è così che il nostro pesciolino dalle scaglie bellissime scopre che se regala una scaglia a un altro pesciolino che gliel’ha chiesta, avrà un nuovo amico.

Finisce col pesciolino senza più manco una scaglia colorata, a tutti gli effetti imbruttito/normalizzato. Ma pieno di amici, eh!

Vi dice niente?

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Sconforto


Ci sei dentro, le cose si muovono, tutto sembra funzionare, più o meno. Gli eventi ci sono, la gente più o meno partecipa, il caos che copre tutto ogni tanto lascia intravedere l’ordine sottostante, i volontari volontareggiano, quelli pagati fanno o forse non fanno e chi lo capisce è bravo.
E poi, d’improvviso, quel vago senso di sconforto.

Non per chissà che. Non per il fatto di non sapere oggi a che ora dovrai fare la cosa X domani. Non per quei marmocchi disciplinati come bufali in corsa, né per quei genitori partecipativi come se li stessi portando al patibolo. Neanche per il generale senso di pressapochismo e disorganizzazione.
È per Tizia.
La devi incontrare, ci devi interagire per almeno un’oretta ma i suoi libri non li hai mai letti, anche perché sei fuori target da almeno 15 anni. Allora decidi di informarti.

Parti dal suo sito, ché se una deve dire fregnacce è più probabile che le dica in casa sua.
E ti arriva lo sconforto.
Non sai se sia per la botta di presunzione di chiamare in causa, come “filone” in cui vuole infilarsi, un pout purrì composto tra gli altri da X-Men, Harper Lee, Nancy Drew, It e pure il povero Sandman di Gaiman (quest’ultimo Cthulhu solo sa perché!).
Oppure potrebbe essere per la commistione di avventura che (così ti dice) fa rischiare la vita ai protagonisti ma riesce anche a trattare temi etici da educatore, tra cui i bulli e l’onnipresente rapporto genitori-figli.
Potrebbe essere colpa del fatto che Tizia senta la necessità di dire che i protagonisti sono molto diversi tra loro, e tu, che speravi in un romanzo con 10 protagonisti fotocopia, rimani deluso.
Ma forse è solo per il fatto che Tizia si debba premurare di avvisarti che i momenti umoristici non mancano durante i suoi romanzi “autenticamente paurosi”, a farti sentire depressa.