Lo schermo intero è per professionisti


Oggi volevo scrivere, io.
E invece è quasi un’ora (o forse l’ho già passata, l’ora?) che litigo col pc.

Perché, vedete, Windows 10 ieri sera ha cominciato un aggiornamento. Invece di finirlo e poi spegnersi, s’è spento e basta e stamattina, quando ho riacceso il pc, ha terminato l’aggiornamento (una ventina di minuti buttati nel cesso, hurrà!).
Terminato l’aggiornamento, questa è la situazione che si è presentata ai miei occhi:14666175_10209501219360927_3092960523521240023_n

Che, per intenderci, vuol dire: la barra delle applicazioni è come inesistente e qualsiasi cosa a schermo intero si vede tagliate via almeno tre strisce di informazioni, quattro se va male.
Il che implica che per vedere quel che sto facendo in maniera decente e non avere menù tagliati, devo tenere tutto in finestra. Lo schermo intero è ingestibile.

Ma il computer è “sano”. Lui l’immagine la genera giusta. È da qualche parte tra generazione e output dello schermo, che le cose sbelinano e io mi ritrovo con l’immagine mozzata sui quattro lati.
E visto che questo aggiornamento di Winzozz, tra le altre cose mirabolanti (quali? Non è dato saperlo), sposta il tasto di spegnimento e quello delle impostazioni sul lato esterno sinistro del già orendo menù Start, io non li vedo. Per scoprire che erano finiti lì, ho dovuto fare uno screengrab.

La cosa migliore, in tutto questo, è che non trovo un modo per dire a questo schermo ipertecnologico di centrare e ridimensionare l’immagine come voglio io.
Il mio vecchissimo monitor a tubo catodico? Lui lo poteva fare con dei comodissimi tasti + un rotellone sotto il bordo inferiore del monitor.
Il mio vecchio monitor non più a tubo catodico? Lui lo poteva fare con dei comodissimi tasti sulla cornice.
Questo? Questo può farlo (forse) con le informazioni che gli arrivano da un cavo VGA. Ma in caso di cavo HDMI, parrebbe che la risposta del monitor sia “Pippe!” seguito da una risata da villain dei film.

Tutto questo per dire che per ora non ho trovato una soluzione; e che io la tecnologia la amo, ma certi giorni sembra che lei mi odi, e allora pure io la odio, ma cordialmente, eh.

E ora tenterò di scrivere qualcosa, visto che s’è fatta una certa e tra maledizioni in turco e far passare una per una tutte le voci di inutili menù la giornata sta volando senza essere produttiva.
Stupida tecnologia che mi boicotta!

Fantasy? Non lo tocchiamo manco con una pertica!


Ti rendi conto di quanto sia malato un ambiente come quello dell’editoria quando qualcuno cerca di far passare l’affermazione “siamo una casa editrice che non chiede contributo monetario per pubblicare” come una affermazione incredibilmente meravigliosa, dimenticando che dovrebbe essere la norma, la base della civiltà, non una fottuta eccezione da osannare come una conquista rivoluzionaria.

Il tutto in mezzo a una discussione in cui la suddetta casa editrice sta venendo sputazzata d’insulti per aver detto, con una spocchia difficile da mascherare:
“Cerchiamo autori solidali e versatili, ma che scrivano solo i generi e i formati che piacciono a noi, il resto si fotta.” <– parafrasi mia.

Questa, invece, non è una parafrasi, ma un copia incolla, testuale e papale:

il fantasy ha, onestamente, rotto il cazzo.

Perché siamo sempre lì, alle prese coi pregiudizi sul genere.
Nel 2016.
Sempre bloccati, da 40, 50, 60, 70, 100 anni, a una festa che, non importa quanto ci si provi, se va bene non lasceremo prima della fine del XXII secolo.

E son sempre belle, bellissime cose…

Libri per bambini che no, grazie, teneteveli!


Parliamo di libri per bambini. Sì, argomento strano, ma datemi corda.

C’è in particolare un libro per bambini a cui sto pensando in questo momento. Si intitola “Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari”. È la storia di un pesciolino con le scaglie bellissime, multicolori e iridescenti. Un pesciolino bellissimo e invidiatissimo. E solo come un cane. Finché un altro pesciolino non va a chiedergli una scaglia in dono: è così che il nostro pesciolino dalle scaglie bellissime scopre che se regala una scaglia a un altro pesciolino che gliel’ha chiesta, avrà un nuovo amico.

Finisce col pesciolino senza più manco una scaglia colorata, a tutti gli effetti imbruttito/normalizzato. Ma pieno di amici, eh!

Vi dice niente?

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L’instupidimento della scrittura


Sto leggendo Mugging the Muse di Holly Lisle, consigliato da Davide qualche tempo fa. Lo si trova su Amazon.it in formato mobi per 0.82 euro, oppure per 99 centesimi di dollaro sul sito dell’autrice, in pdf + mobi + epub, con pure le schede di lavoro.

Per ora sono ancora alla prima sezione, quella su come prepararsi alla scrittura e sulle grandi questioni che uno scrittore finisce per porsi (da “La laurea è indispensabile per pubblicare?” a “Cosa contraddistingue uno scrittore destinato al fallimento”). E in un capitolo intitolato “Writing With Integrity: Why Everyone SHOULDN’T Like You” * ho trovato questo passaggio:

Having been told that I needed to dumb dow my work in one particular genre because I was writing too smart for my readers, I realized that I didn’t want to write for readers who didn’t want a complex, layered story. I’d been spoiled by my earliest fans, who were up to my challenge – and I decided these  were the fans I wanted to keep.
I want the latitude to write complex, twisting plots and layered, complicated characters, and have that matter to my readers as much as it matters to me. I want to be free to NOT explain everything, and to know that my readers will look for the subtle clues I plant and get what’s happening without having their hands held. **

Scrivo per raccontare storie a chi le vuole leggere, per divertire e intrattenere per qualche minuto o qualche ora. E voglio che le mei idee arrivino chiare e forti a destinazione. Eppure sono d’accordissimo con la signora Lisle: non voglio dovervi tenere per mano, signori e signore. Non se si tratta di fare 2+2. Sarebbe un insulto per voi, oltre che per me.

Non voglio tener per mano nemmeno voi, visitatori occasionali che arrivate qui cercando le spiegazioni di un qualche film in cui non c’è nulla da capire. Non vi voglio come lettori, nemmeno occasionali, mi spiace per voi. E seriamente mi chiedo quanti registi e sceneggiatori siano lieti di trovarsi a dover semplificare il proprio lavoro per venirvi incontro senza che ciò sia abbastanza, a meno di non farvi lo spiegone e tenervi per mano.
Ripeto, non vi voglio tenere per mano, quindi qui di spiegoni non ne troverete. E se non vi sta bene, oh, fuck it, I’m gonna have a party!

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* “Scrivere con integrità: perché non dovreste piacere a tutti”. Ovvero un capitolo su che domande porsi nel caso in cui qualcuno o qualcosa (ivi compresi noi stessi) ci spinga a cambiare il nostro modo di scrivere per cercare di avere più lettori.
** Essendomi sentita dire che dovevo rendere il mio lavoro in un certo genere più facile perché stavo scrivendo in maniera troppo intelligente per i miei lettori, mi sono resa conto che non volevo scrivere per lettori che non volessero una storia complessa, stratificata. Ero stata viziata dai miei primi fan, che erano all’altezza della sfida – e ho deciso che quelli erano i fan che volevo tenermi.
Voglio la libertà di scrivere intrecci complessi, serpeggianti, e personaggi stratificati, complicati, e che ciò sia importante per i miei lettori quanto è importante per me. Voglio essere libera di NON spiegare tutto, e di sapere che i miei lettori cercheranno i sottili indizi che semino e capiranno quel che sta accadendo senza che io li tenga per mano.