Arrivederci, Due Minuti a Mezzanotte


Dicono che prima o poi tutte le belle cose finiscano. Infatti, anche le round robin ad alto tasso di supereroi finiscono, e martedì, con l’ultimo capitolo scritto da Angelo Benuzzi, si è chiusa la prima stagione di Due Minuti a Mezzanotte.

Trentaquattro capitoli scritti da autori diversi per… beh, per tutto: sesso, età, esperienza, tonalità, approccio, risultato. Tra alti e bassi fisiologici, siamo arrivati in fondo. Sì, siamo. Direi che posso anche svelare il segreto di pulcinella: sono stata uno dei riservisti della round robin, sono scesa sul campo di battaglia per il capitolo 29 e ho prestato la tastiera a [SPOILER!] il crollo della Torre Salazar.

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Dettagli


Attenzione: questo è un post senza capo né coda. In caso di disorientamento, le uscite di sicurezza sono lì, lì e lì.

Che si diceva l’altro giorno? Ah, sì, “Progettare. Sort of”. E filmini mentali sfocati. Per me sono fondamentali, ne sono sempre più conto cosciente.
Poi, in fase di scrittura e politura, i dettagli tocca trovarli, aggiungerli, mettere a fuoco le scene in modo che non si tratti solo di figurine bidimensionali che caracollano contro uno sfondo d’indistinto grigiore. Dettagli…

Non so come facciano gli altri scrittori e scribacchini, ma io certi dettagli li improvviso: il colore di un oggetto, l’abbigliamento di certi personaggi, tic e gesti ricorrenti, a volte perfino i nomi.
C’è un personaggio di cui sto scrivendo. Un comprimario improbabile. Più andavo avanti a scriverlo e più mi rendevo conto che, per quanto cazzaro e improbabile, quasi macchiettistico, era così che doveva essere: contrario ad ogni briciola di buonsenso. E così si è ritrovato, parola di Eleanore, a bere frappuccini e fumare sigarette al mentolo come se ne andasse della sua vita. Non cappuccino, o caffè, o espresso: frappuccino. E sigarette al mentolo come se piovesse. Non so da quale angolo di follia siano venuti questi dettagli, ma ormai sono suoi.
Cosa ti fa scegliere di tenere o di cambiare un dettaglio? Non ne ho idea.
Quello che so è che m’ha preso la vena cazzara, e se anche non so da dove spunti, per ora me la tengo stretta: è adatta alla storia, adatta al socio di Mr. Frappuccino, adatta a Mr. Frappuccino stesso.

E rimanendo in tema dettagli e piccole epifanie personali, mi sono resa conto che sono i dettagli a far sì che una narrazione per me diventi memorabile.
Così, tra le altre cose su cui medito, c’è il bando del nuovo concorso del Giobblin, che dopo aver esplorato il ritorno dei dinosauri, ora ci delizia con Hydropunk – The drowned century: storie di mare, per farla fin troppo spiccia, ché il bando suona ben più figo. Interessante, molto sfizioso, se non fosse per la sensazione di essere rimasta intrappolata, nel migliore dei modi possibili, tra i dettagli di due storie diverse ambientate tra terra e mare. Da un lato “Il quinto giorno”, dall’altro i dettagli vividi di una storia di amore-mostri-mare-deserto-apocalisse-sacrificio-cambiamento che mi ha straziato il cuore.
Hell qualche tempo fa aveva scritto un bel post, una riflessione sul valore e l’importanza, reali o meno, del commuoversi. Ecco, la seconda parte della mia epifania di oggi è che la storia di cui sopra mi strazia il cuore e mi intrappola nei suoi dettagli non perché mi commuove. Al contrario, mi commuove e mi strazia in virtù dei dettagli, di una sua personale vividezza d’immagine e di sentire a cui non posso sfuggire. Di cose come la Sardegna che, dalla sera alla mattina, “puf”, affonda, o i branchi di Sirene carnivore in Grecia, per fare due esempi banali e facilmente decontestualizzabili.
Quindi, finché non riesco a rielaborare quei dettagli, di scrivere per Hydropunk non se ne parla. Ma ci sto lavorando, e qui si torna a Mr. Frappuccino, Eleanore e un’altra comprimaria.

Penso…


Tempo di riflessioni. Succede, ogni tanto. Poi, quando post altrui danno ulteriore materiale alle riflessioni già in corso, non si può fare a meno di rimuginare.
Rimuginare di blog, in questo caso, e di internet.
È un periodo in cui io e il mio blog ci frequentiamo poco. La ragione è duplice.

Ragione numero uno: sono caduta in uno dei miei periodi ciclici di stanca e fancazzismo. Uno di quelli in cui dico che non ho voglia/stimoli per aggiornare e quindi il blog va un po’ in letargo, e ovviamente tempo zero lo stimo arriva, come in questo caso…

Ragione numero due: rifletto su me stessa, sul mio blog, sull’aria che tira. Penso al post di Davide, all’empatia, al buonsenso e agli standard minimi di educazione. Penso al “postulato Santini” * e a quanto sia esplicativa di come vadano il mondo e la gente, di cosa ci muova. Penso a Hell che riflette sulle recensioni, quasi mi leggesse il pensiero.
Penso a Drive, che c’entra e non c’entra, tutta colpa dell’inglese, e a chi ancora non ha capito ‘sto cazzo di finale, e quindi penso anche alla mia signorina Rottenmeier interiore, che di fronte a certe cose si/mi fa venire un embolo. Penso a quanto detesto certa mia puntigliosità, ma anche a quanto mi serva, per scrivere e non adagiarmi.

“Quindi?”, vi starete chiedendo. Quindi niente, penso.
E cerco un’immagine per un post, attendo che certi meccanismi mentali si sblocchino, mi aggiro per la stanza in cui ci sono La Marmora e la Dea, medito su Eleanore, studio Fourty e Art e spero di farveli conoscere, un giorno. Per ora mi limito a sistemarli.
Noi ci si vede giovedì!

 

* Una semplice deduzione empirica: tira più, in termini di visite e commenti, un post negativo di uno positivo, si tratti di recensioni o ragionamenti generali. Fateci caso.