Pazienza…


È arrivato quell'inquietante momento in cui ho dato una cosa da leggere al mio sparring partner (aka il mio critique partner d'elezione, aka il signor Hell). Trattandosi di un testo molto lungo, sarà una lunga lettura.

E quindi, settimane di terrore, Percezione dello Schifo Incombente, ripensamenti e “mannaggia!” levati al cielo.

Toccherà avere pazienza, un sacco di pazienza nonostante mi senta al contempo come Calcifer e Howl.

Passerà, prima o poi, fino ad allora sarò di umore “uhm…”, siete avvisati!

La vita mi trolla


Writer-Series2È la sensazione che ho nell’ultimo periodo. Come se la vita lo facesse  apposta a accumulare coincidenze negative.
Casini familiari si vengono a depositare sul fatto che ho la testa vuota (o piena delle cose sbagliate), sulla consapevolezza che Gino e Pino, i miei due neuroni, sono in vacanza alle Bahamas o in qualche posto altrettanto esotico, e su un ricorrente mal di testa.

Per questo i lavori vanno peggio che a rilento.
E non scrivo, mannaggia a me!

Peggioriamo le cose? Ma sì!
È tornata la Percezione dello Schifo Incombente.
La maledetta era da un po’ che non si faceva vedere, e invece, dannata lei, eccola di nuovo tra le balle. Si stava così bene senza quella sensazione di apocalisse imminente, senza quella vocetta che ripete quanto questo faccia cagare, quello sia sciocco, quell’altro non possa funzionare.

Il Paciugo: 87 file tra salvataggi intermedi e smadonnamenti

Il Paciugo: 87 file tra salvataggi intermedi e smadonnamenti

Quindi, per ricapitolare: ho mal di testa; penso alle storie sbagliate senza trovare un capo o una coda; non scrivo; non sistemo il Paciugo se non a spizzichi e bocconi; vorrei dar fuoco a tutto il Paciugo, che è qui, stampato, annotato, aperto davanti a me, mentre la PDSI continua a indicarlo sussurrando che non avrò altro rimedio all’infuori dell’accendino.

E nel frattempo, guardo fuori, su Amazon, in giro per internet, sui social network, e rabbrividisco.
Leggo sinossi che “Mammaliturchi!” e “Dategli una grammatica!” e “Logica, ti prego, vallo a trovare una volta nella vita, fallo per lui.” e “Ma perché tutto questo blablabla inutile quando la trama è «lui e lei s’incontrano e trombano come ricci»?” e “Cthulhu, salvami dall’elfobabble!”
Leggo presentazioni di libri che sembrano scritte per scherzo e invece sono il biglietto da visita commerciale dei suddetti libri.
Leggo autori che dicono dei propri scritti “Salta quel pezzo lì, però, perché fa pena!”.
Leggo libri a cui serviva una sfumatura alta e invece niente, rigogliosi nel loro essere illeggibili.

E mi ritrovo a dirmi che se fossi più cialtrona; se me ne fregasse meno di fare figure da cioccolataia in libera uscita; se non provassi orgoglio per ciò che faccio e scrivo, e non mi vergognassi dei miei errori come faccio quotidianamente; ecco, se fossi una persona diversa caratterialmente (moralmente?), mi farei molti meno problemi e a quest’ora avrei pubblicato il Paciugo da mesi.
E probabilmente farebbe cagare anche i sassi.

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Top Five: Quello che amo della scrittura


Dopo quella sulle cose che detesto dello scrivere, ora tocca alla classifica delle cose che amo, anche se in sole 5 posizioni non c’è spazio per tutto! 🙂

5: Questo, voleva dire!
Ci sono momenti in cui scrivo un dialogo e appena lo rileggo mi rendo conto che suona sbagliato. Non perché è forzato, ma perché le voci non sono ancora quelle giuste. Per contro, quando dopo lunga e penosa tribolazione (o al primo tentativo, per botta di culo incredibile!) un dialogo scorre bene, le voci sono giuste, ognuno dice le cose che direbbe con le scelte lessicali che farebbe, ecco, quella è una soddisfazione, per quanto piccola e rara.

4: La revisione.
Sì, è una rottura di palle enorme. Sì, è il campo perfetto per farsi venire tutti i dubbi che non sono venuti in fase di scrittura. Ma è anche quello il bello. Porsi tutte le domande che avevi dimenticato di porti, guardare le cose da un punto di vista diverso, avvicinarti al testo dopo averlo lasciato decantare qualche giorno/settimana. E poi ci sono i commenti dello sparring partner, che vanno a segno mentre mi fanno ridere delle mie stesse castronerie. Tempo ben speso.

3: Progettare. Sort of.
C’è un bel post di Aislinn, una riflessione personale su quale sia il suo approccio alla scrittura (Architetto o giardiniere? Pianificazione o improvvisazione?) in cui io mi ritrovo abbastanza. Progetto poco, quando penso a una storia. O forse progetto, ma a modo mio: nella mia testolina, mi giro il film della storia che voglio raccontare. Non tutto intero, solo spezzoni, e con una macchina da presa con la messa a fuoco svaccata. Però mi faccio il mio filmino, cerco le scene importanti, le giro e, se fanno acqua, le rigiro. Medito sui personaggi, cerco di capirli e di “uscirci a cena”. E mi diverto, in questa mia fase di pseudo-progettazione. Poi magari stravolgerò tutto, come è accaduto con That bloody smell, ma l’importante è che qualcosa, nel filmino mentale, funzioni. Il resto si aggiusta, soprattutto la messa a fuoco.

2: The End.
Ci sono arrivata poche volte, a mettere la parole fine (per quanto virtuale) a una storia. E ogni volta sapere di essere riuscita a contenere il cazzeggio, i dubbi, la PDSI che farebbe cancellare tutto a ogni revisione, i momenti di stallo, a tappare i buchi logici, ecco, sapere di avercela fatta fa sentire bene. E sapere di avere un ebook pronto da mettere alla mercé del mondo mi fa sentire soddisfatta, ma, stranamente, non mi dà altra  emozione. Boh, sarò strana…

1:  I feedback.
Sincera e edonismo al massimo: mi piace sapere quel che la gente pensa dei miei sgorbi. Ci litigo, a tratti li detesto e rimango sempre dubbiosa sul valore dei miei sgorbi. E allora ben vengano i pareri. Se sono negativi ma circostanziati, così sia. Se sono positivi, meglio, che così gongolo un pochetto e l’autostima si ringalluzzisce! ^_^

Piccolo dizionario dell’entropia


Sottotitolo: di che caspio parlo quando uso strane parole o nomi qui dentro

E come al solito, non ce n’è come pubblicare un post in cui spiego perché non ho voglia/tempo di scrivere sul blog, per sturare il lavandino della scrittura.
E quindi mo’ il blog si becca un post a cui sto meditando da secoli:
 
Caspio: mai visto Futurama? Lo usano come imprecazione generica, dove uno metterebbe un cazzo. Un po’ come il frac al posto di fuck di Battlestar Galactica.
Cthulhu: il grande Cthulhu è la seconda divinità tutelare di questo luogo. Se non lo conoscete siete degli adorabili nani di fosso, ma sappiate che potete rimediare: c’è un comodo e-book a 4.99 euri con tutti gli scritti di tale H.P. Lovecraft, in cui troverete Cthulhu e i suoi compagni di gioco Nyarly, Azathoth, Asth- e Shubby. Se non volete spendere, fatevi un po’ di cultura gratis ridendo sulla Unspeakable Vault (of Doom).
Generale Klingon: mai visto Star Trek? Il generale Klingon è mia madre. Mia nonna (che poi è sua madre) la chiama Badoglio. Capito perché qui dentro la chiamo così?
MPPDM: ovvero il Mago Più Potente Del Mondo, ovvero la mia dolce metà. Tutta colpa di un suo personaggio di D&D dall’abominevole output di danno, che il master temeva e quindi limitava. Sfortunatamente il MPPDM scoprì il nome "Max Damage" solo dopo aver smesso di giocare quel personaggio, sennò…
Nano di fosso: creatura dell’Advanced Dungeons and Dragons, che splende in tutto il suo (scarsissimo!) splendore in uno dei romanzi delle Dragonlance. I nani di fosso sono piccoli, abitano sottoterra e sono dotati di risibile intelligenza. Il più intelligente della tribù, se ricordo male, riusciva a contare addirittura fino a 3: un pericoloso intellettuale! Per estensione, dare a qualcuno del nano di fosso non è esattamente come dargli del premio Nobel.
PDSI: Percezione dello schifo incombente. Ovvero leggere quello che hai scritto e aver voglia di cancellarlo dall’universo perché fa schifo in maniera irrimediabile. La vera PDSI è fallace, nel senso che c’è possibilità di rimedio. La vera PDSI non si palesa di fronte al vero e irrimediabile schifo.
Pigrus: divinità tutelare di questo luogo. È il dio di pigrizia, gatti, bradipi, scale mobili e ogni oggetto inventato al solo scopo di evitare il sudore della fronte o inutili movimenti. In quanto signore della pigrizia e del sonno, Pigrus non è che faccia molto a parte dormire e ispirare pigrizia, e si compiace di chi fa altrettanto. (Io sono una grande sacerdotessa di Pigrus, anche se non si direbbe dalla logorrea.) Pigrus non regna, non detta regole, non punisce, non indice guerre sante, non pretende nulla. Pigrus è. Nella peggiore delle ipotesi corruga la fronte all’apice dello sdegno.
Sindrome di Dork Tower: da un volumetto (di cui non ricordo il nome e che non riesco a scoprire via internet!) del fumetto Dork Tower. Per essere sintetici e appagare Pigrus: si tratta di sindrome da acquisto compulsivo per nerd. (Per essere inutilmente logorroici: un personaggio si chiede chi cavolo abbiano intervistato, quelli del marketing dei film de Il signore degli anelli, per decidere di fare settantacinque versioni diverse del dvd ognuna con un diverso gadget orrendo. La risposta: un altro dei personaggi canonici del fumetto, che a ogni proposta ha urlato “It must be mine!”, ovvero la sua catchphrase). La sindrome esprime il meglio di sé quando il nerd cede alla compulsione urlando “It must be mine!”
Tenerini: da Kung Fu Panda. È l’equivalente di “gioielli di famiglia”.
Waffle: da The Gamers 2 – Dorkness Rising. Vedere la nota in fondo a questo post. Per i pigri: cialda dolce americana che nel film è usata come “grido” di felicità e soddisfazione e notevole divertimento (con la locuzine “Total Waffle!” come rafforzativo).

Sovraffollamento mentale


Da qualche giorno ho un’idea in più che mi frulla per la testa. Da qualche ora ha preso il sopravvento e mi sono trovata a rimuginarci su anche se stavo cercando di scrivere la tesi. Quindi eccomi qui, con un’idea sfiziosa, poco tempo da dedicarle “legittimamente”, vari impegni, la PDSI su una spalla, la Musa sull’altra, Pigrus sullo sfondo che fa ondeggiare la testa scontento, una certa nostalgia e dubbi vari.
Primo su tutti, il grande dubbio: sono all’altezza?
Dovrò scoprirlo in fretta.