“but a switch ain’t one”


Se avessi un tema musicale che mi accompagna nelle mie giornate, in queste ultime settimane sarebbe “Handy” di Weird Al Yankovic, anche se mi limito a cose molto più terra terra rispetto a domare lavastoviglie sull’orlo dell’esplosione o ri-pavimentare balconi.

E se la mattina sto dando sfogo al mio lato tuttofare in maniera pratica, armata di raschietto, carta vetrata, vernice e pennello, il pomeriggio, per quanto il caldo concede, sto andando di metaforiche martellate a Water Dreams, anche detto il seguito di Sweet Dreams.
Al momento sono 67mila parole e poco più. 67 mila parole che mi piacciono e soddisfano da abbastanza a molto, a seconda di quanto mi senta megalomane in un dato momento.
Se tutto va male, saranno cacca fumante, se tutto va bene, saranno pubblicabili.

E sto facendo quel tipo di cose molto estive e molto calde che ricadono nel campo delle conserve, e del cambio armadio, e del mettere via piumoni-coperte-giubbotti.

Tutto questo per dire che sono viva, impegnata su più fronti e un po’ stanca, ché il caldo già mi sta segando le gambe ben più di quello che gradirei.
Nel frattempo, io e il mio fido tutore per tendinite stiamo diventando grandi amici, più o meno; il garage di mia mamma sta venendo bene e ho una copertina da commissionare.
Non vedo l’ora di avere altri aggiornamenti, magari più fighi di questo splendido post.
Per ora, vi tocca accontentarvi.

Ritornerò!