Pausa estiva


L'ultimo paio di settimane è stato un tour de force, in casa Entropy. Il caldo asfissiante. Le quotidiane pedalate sotto il solleone per andare a controllare che una casa vuota per le vacanze fosse al sicuro. I quotidiani viaggi per andare a trovare una persona in ospedale (ma a un'oretta di macchina da qui). Rimanere chiusi un quarto d'ora in un ascensore dell'ospedale, con la cabina che si scrolla a destra e sinistra ogni 5-6 secondi e in una delle giornate con le temperature più assassine di questi giorni. Dormire poco e male, più uno svenimento che un vero dormire. Rincorrere ma anche schivare l'aria fresca, perché col raffreddore e afona è un niente peggiorare.

Da qualche parte in tutto questo, finire di dare le ultime martellate a Water Dreams, darlo in pasto alla mia prima lettrice (e sentirmi dire che vuole il seguito, ma tipo in fretta, pedalare!, e che per poco non è caduta dalle scale mobili per continuare a leggere) e al mio editor di fiducia, mettere insieme machiavellici piani di marketing e soprattutto una trama per il seguito di Water Dreams.

Ma ora… ora è tempo di vacanze. Di augurarvi relax, un clima fresco il giusto e soleggiato il giusto, un fuga dalle rogne e dalle rotture di tutti i giorni, un po' di tempo per ricaricare le pile. Serve a tutti. A casa Entropy, quest'anno, serve anche più del solito.

Ci si rivede quando ci si rivede.

Buone vacanze!

Chissà se Sam Axe avrebbe da ridire, se io scegliessi una birra invece...

 

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L’estate è di nuovo qui


Sono appena tornata da cinque giorni di relax in montagna e già vorrei ripartire. La ragione è semplice: mentre io ero impegnata a rilassarmi e giocare a Diablo 3, ha pensato bene di arrivare l’estate.

Se fossi Puffo Brontolone, direi che la odio, l’estate.

Non so perché, ma per Google l'estate è una roba di mare...

La verità è che abbiamo un rapporto altamente conflittuale.

Mi piacciono alcune cose: potermi vestire con meno di ottanta strati di abiti, la varietà di frutta e verdura che puoi portare in tavola senza vendere un rene nel reparto ortofrutta, non dover accendere la caldaia quando devo lavarmi le mani in montagna, il gracidare delle rane la sera e di notte, tornare a casa e trovare due o tre rospi che fuggono dalle luci dell’auto, ma che, se li prendi in mano, poi non vogliono mollare il tuo calore che è tanto bello.

E poi c’è tutto il resto.

Il caldo asfissiante della pianura padana.

Sudare come un maiale sullo spiedo anche solo stando seduto immobile.

L’odore della gente che come te ha sudato come un maiale, ma poi ha deciso di non mettere a lavare il vestiario.

Le piante da annaffiare praticamente ogni cinque minuti e l’orto, che anche se lo annaffi la mattina presto, ora che torni in casa sei gronante.

Le zanzare a nugoli, che ti aspettano nel summenzionato orto e appena fuori dalla porta di casa.

Le vespe che cercano di fare il nido davanti a casa.

Non poter andare in giro senza reggiseno perché con la roba scollata poi finisce che offri agli socnosciuti panorami che sono riservati a una persona sola, e quindi l’alternativa è che quando poi, a sera, tenti di levartelo, ‘sto cavolo di reggiseno, ce l’hai praticamente incollato addosso dal sudore, e pure la gravità fatica a fare il suo lavoro.

Dover mettere in armadio le scarpe da ginnastica e quindi guadagnarsi una vescica dopo l’altra andando a spasso coi sandali.

L’auto che apri le portiere e vieni assalito da un uno-due di calore sahariano che ti tramortisce e lascia inebetito a contemplare l’orrore del ritorno a casa

L’aria condizionata che ti congela sul posto.

La pressione che crolla.

I mal di testa che aumentano per il solo fatto che c’è più sole, dannazione a lui.

I temporali tutti fulmini una sera sì e una no, che ti costringono a staccare tutto per evitare che modem o computer facciano la fine delle 2 TV delle signore del piano di sotto, svampate dal fulmine che ha fritto tutti i citofoni del palazzo, un paio di estati fa.

Il fatto che camera mia diventi un forno dalle 12 in poi e quindi devo abbandonarla.

Il fatto che il mio pc è fisso e scalda come un piccolo vulcano, contribuendo a rendere camera ancora più simile a Crematoria.

Il fatto che se voglio fare qualcosa di informatico, devo farlo o di primissima mattina (vanificando il poco fresco della camera) o dal tablet, che però ha programmi la cui compatibilità coi programmi del pc è prossima allo zero e quindi mi costringe a litigi informatici di cui farei volentieri a meno…

Il che implica che qualunque cosa io abbia intenzione di fare a pc (editare il Paciugo, scrivere cose nuove, cazzeggiare senza sosta), verrà fatto con estrema lentezza e imprevedibili punteggiature di imprecazioni.

In sostanza, l’estate per me è una rottura di palle.

Quindi sì, come tutti gli anni sto già sognando l’inverno. Non arriverà mai troppo presto, checché ne dicano gli Stark.