Pausa estiva


L'ultimo paio di settimane è stato un tour de force, in casa Entropy. Il caldo asfissiante. Le quotidiane pedalate sotto il solleone per andare a controllare che una casa vuota per le vacanze fosse al sicuro. I quotidiani viaggi per andare a trovare una persona in ospedale (ma a un'oretta di macchina da qui). Rimanere chiusi un quarto d'ora in un ascensore dell'ospedale, con la cabina che si scrolla a destra e sinistra ogni 5-6 secondi e in una delle giornate con le temperature più assassine di questi giorni. Dormire poco e male, più uno svenimento che un vero dormire. Rincorrere ma anche schivare l'aria fresca, perché col raffreddore e afona è un niente peggiorare.

Da qualche parte in tutto questo, finire di dare le ultime martellate a Water Dreams, darlo in pasto alla mia prima lettrice (e sentirmi dire che vuole il seguito, ma tipo in fretta, pedalare!, e che per poco non è caduta dalle scale mobili per continuare a leggere) e al mio editor di fiducia, mettere insieme machiavellici piani di marketing e soprattutto una trama per il seguito di Water Dreams.

Ma ora… ora è tempo di vacanze. Di augurarvi relax, un clima fresco il giusto e soleggiato il giusto, un fuga dalle rogne e dalle rotture di tutti i giorni, un po' di tempo per ricaricare le pile. Serve a tutti. A casa Entropy, quest'anno, serve anche più del solito.

Ci si rivede quando ci si rivede.

Buone vacanze!

Chissà se Sam Axe avrebbe da ridire, se io scegliessi una birra invece...

 

Pezzi d’adolescenza


It’s relatively noninvasive. It can be somewhat painful, but noninvasive.

Terza media, o forse biennio delle superiori.
C’era un programma su Antenna 3, credo di domenica pomeriggio; un programma di cui non sapevo il titolo, solo l’ora approssimativa in cui lo trasmettevano, e che era fichissimo perché parlava di effetti speciali, rivolgendosi ai ragazzi.
E io, che ero una ragazzina curiosa, me ne stavo estasiata a guardare come funzionavano questa o quella macchina da presa ipertecnologica; o come era stata materialmente fatta la scena in cui blatte uscivano dalla bocca di una povera ragazza ricoperta d’insetti; o come facevano a sostituire le dita di una povera ragazza con dei serpenti. Una figata fotonica di programma.
Doveva essere una figata fotonica di film, no? Non sapevo come s’intitolasse o quale fosse la trama, ma sapevo che avrei davvero voluto vederlo, con quell’immaginario spaventoso eppure “accessibile”…the craft 6
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