Piccoli giocatori di ruolo


dadiGiornata estenuante, oggi, anche se il pomeriggio è stato, alla fin fine, un pomeriggio in cui ho fatto poco, di materiale.
Ma nondimeno, un pomeriggio pieno. Pregno, come dicono quelli fighi.

Ho avuto modo di incontrare delle personcine niente male e di vederle all’opera. Ho avuto modo, per dirla chiara e tonda, di incontrare tre giocatori di ruolo e master e vederli interagire con un gruppo di bambini dei primi anni delle elementari e con due gruppi delle medie circa.
E sono state delle gran belle interazioni.

E quindi si fottano tutte le cose deliranti, folli, oltraggiose, stupide, idiote o decerebrate accadute nella mattinata. È stato un bel pomeriggio.

Per due ragioni, che poi sono due facce della stessa medaglia.

La prima.
Vedere dei ragazzini delle medie pendere dalle labbra di uno sconosciuto.
Ascoltarli tirar fuori le idee più turpi, contorte e arzigogolate per cercare di risolvere un mistero nei pochi minuti rimasti.
Vederli affrettarsi a copiare il foglio su cui questo sconosciuto ha scribacchiato un elenco di giochi di ruolo adatti alla loro età.
Vederli interessati, entusiasti, che mollano Magic per andare a vedere cosa fanno quelli che ruolano.

La seconda.
Il papà con la cuffia di Gears of War che porta una riluttante figlia armata di Mini Pony all’esperienza di gioco di ruolo per bambini delle elementari. Che sta lì tutto il tempo, e segue, e la guarda, l’ascolta, ben diverso dalle mamme che coccolano i loro figli col pollice in bocca o da quelle che messaggiano a razzo.
E lui, il papà con la cuffia di Gears of War, è quello che mette insieme un accrocchio di carta e scotch che scherma la luce del faretto che illumina la zona cuscinata.
Ed è l’unico dei genitori presenti a sfoderare il cellulare per fotografare sua figlia che, entusiasta, partecipa alla sua prima, rumorosa, giocosa, casinistica, esperienza di gioco di ruolo.
Perché è anche lui un roleplayer.
E a me fa una tenerezza infinita.

Ed è tutto merito dei ragazzi di Fantasika Group. Chapeau!

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Iron Man 3


La signorina RottenmeierFinalmente domenica pomeriggio ho visto anche io Iron Man 3. Spettacolo graziosamente arricchito da genitori con marmocchi che non riuscivano a seguire la trama. Alè. *

Parere conciso? Film carino e divertente, ma si potevano evitare certe boiate e semplificazioni.
Quindi sì, ne sono uscita divertita, perché è come sempre una baracconata che funziona e diverte, ma anche con una sensazione di bleah residua.
Seguiranno spoiler. Tanti. Una portacontainer di spoiler. Vi ho avvisati.

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Libri per bambini che no, grazie, teneteveli!


Parliamo di libri per bambini. Sì, argomento strano, ma datemi corda.

C’è in particolare un libro per bambini a cui sto pensando in questo momento. Si intitola “Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari”. È la storia di un pesciolino con le scaglie bellissime, multicolori e iridescenti. Un pesciolino bellissimo e invidiatissimo. E solo come un cane. Finché un altro pesciolino non va a chiedergli una scaglia in dono: è così che il nostro pesciolino dalle scaglie bellissime scopre che se regala una scaglia a un altro pesciolino che gliel’ha chiesta, avrà un nuovo amico.

Finisce col pesciolino senza più manco una scaglia colorata, a tutti gli effetti imbruttito/normalizzato. Ma pieno di amici, eh!

Vi dice niente?

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Una round robin da ragazzi


Il pettirosso ciccio, patrono delle round robin.

Vi è mai capitato di trovarvi costretti a fare qualcosa per cui non avete la preparazione e per cui non vi sentite portati?
Non dico roba come la chirurgia cerebrale, campo in cui nessuno s’aspetta che uno possa improvvisare e sperare di sfangarla.
Più cose come “Ma sì, occupati tu di questi 22 bambini delle elementari, fa’ far loro qualcosa mentre aspetti che la sala con la mostra di libri si liberi! Parla loro della manifestazione, no? Dai!”.
Mai successo?
Fortunelli!

Oggi mi è capitato, per l’ennesima volta.
Ok, l’ultima (lunga!) volta era stato l’anno scorso. Ma l’anno scorso era più facile.
Avendo sempre avuto ottimi voti in scienze, non era così difficile improvvisare un discorso su una mostra su galassie, sistema solare, struttura interna della Terra, ere geologiche, dinosauri e primi ominidi *. E ripeterlo una dozzina di volte rendeva tutto più facile.

Oggi, invece…
Avevo dei ragazzini delle elementari, ancora mezzi rincoglioniti dal sonno, da intrattenere. E attorno a loro le illustrazioni di un libro per bambini che si intitola “Ma in un libro che cosa c’è?” e che sono fondamentalmente … Ecco, belle belle in modo teneroso e caruccio, ma non so quanto adatte a raccontarle senza il libro.

Sì, avrei potuto prendere il libro e leggerglielo/raccontarglielo. Ma io, e qui torniamo alla parte “per cui non vi sentite portati” della domanda d’apertura, per fare le letture ad alta voce mi sento portata come per la chirurgia toracica.
Mettereste il vostro cuore palpitante nelle mie mani?
Mettereste una storia tenerosa nelle mie truci e rigide mani?
Soprattutto se aveste idea di cosa mi fa il panico da palcoscenico?
Seriamente?

Ecco.

E allora vai di improvvisazione.
Una farneticazione su cosa ci faccia sembrare fantastica una storia, una farneticazione su cosa ci piaccia o no in una storia, e… Sbam!
L’idea malsana.

Creare una storia su due piedi coi ragazzi.
Hanno fatto quasi tutto loro, io facevo solo da riassunto vivente su dove fossero arrivati e ponevo qualche domanda.
Sì, ok, ho anche messo un veto a un deus ex machina in cui compariva Iron Man a salvare tutto, ma è poca cosa.
E sì, ho pure cassato uno che voleva metterci la fine del mondo perché sì, perché tesoro mio, le apocalissi vanno costruite, sennò sono solo sprecate!

Mai avrei pensato di dirlo, ma a ‘sto giro Iron Man era di troppo. Sorry, Tony, next time!

Questo, signori e signore, è il risultato di una round robin da ragazzi. Loro non sanno di aver fatto una round robin, o cosa una round robin sia, ma la storia c’è, grezzume a parte.
Ed è di una follia adorabile! 😀

C’è una ragazza che tutti chiamano Boh**. Va ancora a scuola e un giorno, mentre è al museo di arte e storia, gli alieni le rubano la testa.
Il corpo rimane al museo, con un cervello cibernetico in un teschio che le ha prestato uno degli scheletri in mostra; sull’astronave, gli alieni iniziano a fare esperimenti sulla testa di Boh, le tolgono pure un occhio. L’astronave però esplode e la testa cade nell’Area 51.
Il corpo di Boh trova un inventore che le crea un radar cerca-teste e un teletrasporto con cui il corpo raggiunge l’Area 51, dove la testa sta venendo usata come palla da bowling nella pista da bowling della base.
L’arrivo di Boh fa scattare l’allarme, ma per fortuna interviene il compagno di banco di Boh***, che è un cacciatore di alieni, e che dà battaglia agli alieni della base e ai militari.
Boh e la sua testa si ritrovano ed è il momento della fuga. Fine del primo volume.

Per il secondo volume dell’avventura, dovrete aspettare… Boh! 😛

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* Certo, ci sono anche stati momenti di gelo come quello della bambina che ha chiesto se allora i primi cavernicoli si chiamavano Adamo ed Eva. O il bambino arabo che chiedeva se certe cose valevano anche per i musulmani. Sono le conseguenze di una mostra che viene dritto dritto dal Meeting di Rimini e come ultimo pannello ha la scritta “Come è grande il mondo… E come è grande Dio!”
** Gran nome, eh? Sono gli inconvenienti delle ragazzine addormentate e timide. Comunque Boh è il soprannome. Il nome non lo abbiamo deciso, alla fine, anche se c’erano proposte che variavano da Giada a Federica a Carol a Elena.
*** Neanche lui ha ancora un nome. Una bambina me ne ha elencati cinque o sei a fine attività, ma non me li ricordo 😛