I miei film delle vacanze


Durante queste vacanze estive mi ero vista un po’ di film. Alcuni venivano dal mistico cofanetto “Nati per combattere“, altri da altrove. Visto che mi gira, seguiranno brevi commenti accazzo sui suddetti film delle vacanze. Ci saranno occasionali spoiler, ma sono film vecchiotti anziché no, quindi chiedo venia ma non mi farò troppi scrupoli.

la frangetta da pirla

La frangetta da pirla tenebroso.

Partiamo da Spiderman 3.
Posto che era la prima volta che lo vedevo; posto che io a Tobey Maguire spaccherei il grugno con una traversina; posto che il povero Uomo Sabbia nella sua maglietta a righine faceva morir dal ridere; bene, posto tutto questo, il film è caruccio. Finché quel coglione col botto di Peter Parker non si becca un confidence boost da parte di Venom.
Lì, col Tobey che si spettina il ciuffo per dimostrare esteriormente l’influsso tenebroso del simbionte, parte il face palm a manetta.
Il culmine dello schifo è quando il coglione col botto si aggira per le vie di New York camminando a ritmo di musica, facendo occhiolini e bullandosi come fosse un fotomodello sfuggito alla cover di Play Girl.
A quel punto ho messo in pausa e mi sono concessa una pausa toilette e tanto sano disgusto. La scena al jazz bar non è che un ribadire l’evidente: lo sceneggiatore s’era fumato qualcosa di strano.
La sensazione finale è che potesse essere peggio, ma che il povero Parker non sia mai sembrato più coglione di così. E non è che il signor Venom ci faccia una figura migliore, sigh… Continua a leggere

Io incrocio le dita per Riddick


Un po’ di tempo fa ho scoperto che era in lavorazione il nuovo film con protagonista il signor Richard B. Riddick. Nel tempo, quel grand’uomo che è Vin Diesel ha pubblicato sulla sua pagina Facebook varie foto e bozzetti riguardanti il film. E visto che la gente è pigra, che il film è in post produzione da aprile, ma soprattutto visto che non c’è mai abbastanza Vin Diesel qui dentro, ho raccolto qualche immagine qui sotto.
Enjoy. E incrociate come me le dita affinché la trama non sia di carta velina come la mia parte pessimista è sicura sarà!

Numi tutelari – Hugh Jackman


E siamo al terzo divino protettore di questo angolino di web. Jackman è un attore ben diverso da Vin e Jason, meno action, all’apparenza.
Tuttavia, Hugh è qui non per un qualche pedigree, ma per i ruoli e il fascino che ha. È stato un nobilotto che dall’Ottocento finisce sparato nell’oggi e ci guadagna pure l’amore di Meg Ryan; ha fatto quella tavanata galattica di Van Helsing e ne è uscito con la carriera ancora intera; è la voce di Roddy nel meraviglioso Giù per il tubo. Ma le ragioni più importanti, quelle fondanti, sono le prossime:

Punto uno, sa recitare, cantare e ballare abbastanza bene da vincere vari premi e da essere chiamato 3 volte a presentare i Tony Awards (qui potete vederlo all’opera).

Punto due, ha vestito i basettoni e gli artigli di Wolverine per ben cinque film (un sesto, “The Wolverine”, è in programma), avendo l’autoironia di ammettere che, con la faccenda di basettoni e capelli di Wolvie, ha finalmente capito il tormento delle attrici chiamate al trucco e parrucco ore prima del ciack.

Punto tre, è presbite, ma tanto-tanto-tanto, al punto che preferisce imparare tutto e non usare il gobbo anche se ha su le lenti a contatto. Un gran bell’uomo (qualche considerazione evoluzionistica al riguardo) e con gli occhiali, che finisce per fare di una debolezza minore un punto di forza lavorativo: idolo.

Il finale di Valhalla Rising e qualche pensiero sparso


In questi giorni varia umanità è arrivata qui cercando Valhalla Rising (film del 2009 con protagonista un iconico Mads Mikkelsen e alla regia Refn, quello di Drive). La maggioranza degli utenti arrivavano ammettendo la propria ignoranza: non avevano capito il finale. E a me cadevano le braccia.

Valhalla Rising è al contempo un film facile e un film difficile.
Facile perché, più ancora che nella sceneggiatura di Drive, le battute sono pochissime, ridotte all’essenziale, e sono il silenzio e le facce degli attori a narrare tutto, ergo non ci sono lunghi discorsi di cui non capire il senso. Per contro, per uno spettatore con problemi di attenzione, è un massacro, ma se siete spettatori con problemi di attenzione guardatevi qualche regista videoclipparo, non Refn.
Film difficile, al contempo, perché se non guardi il film a occhi ben spalancati e mente aperta, può sembrare ostico. Ma, appunto, basta guardarlo bene, lasciarsi trasportare dai silenzi e dal sibilare del vento, immergersi nei paesaggi, percorrere i sogni profetici del protagonista, lasciarsi guidare dalla sua violenza silenziosa, e tutto ha un senso.

Su imdb gli danno 5.9: merito di quanti lo hanno trovato un troppo lento o noioso; di quelli si aspettavano una carneficina ipercinetica senza pause; di coloro che pensano che la trama sia troppo risicata. Sorry, guys: wrong movie. La gente muore, in questo film, e muore in maniera dolorosa; e il film è lento, sul serio. Ma non è un film d’azione, né vuole esserlo. Non mi è tutt’ora chiaro cosa voglia essere, ma di sicuro non un action movie hollywoodiano.

E quindi, gente, datevi una mossa, imparate a pensare col vostro cervello! Non è così difficile da capire, quel che succede! Soprattutto sul finale, eccheccazzo! Senza essere dei mastri crittografi, senza voler mettere in campo conoscenze di magia e mitologia vichinga, il finale di Valhalla Rising si capisce. Imparate a ragionare, a mettere insieme quello che vedete con la vostra testa, invece di aspettare che una sceneggiatura ridondante vi dica le cose sei volte per essere sicura che penetrino nella vostra scatola cranica. È alla vostra portata: dimostrate al cinema che non siete ancora lobotomizzati e capitevelo da soli, il film!

Piccola nota finale che non c’entra una fava e al contempo c’entra tantissimo:
La versione italiana del film è tutta un programma.
Punto primo: se vuoi guardarlo in inglese, hai obbligatoriamente i sottotitoli in italiano “per motivi contrattuali”. Ogni possibile spiegazione che provo a darmi mi suona pietosa o degradante.
Punto secondo: la copertina del dvd vede al centro Mikkelsen, ai due lati due torme di vichinghi armati in corsa (per la precisione la stessa torma copiata-specchiata-incollata). Da dove vengano sti vichinghi in corsa lo sa solo Cthulhu!
Punto terzo: il quarto dei 6 capitoli in cui è diviso il film in inglese si chiama “The Holy Land”. I sottotitoli lo traducono “La guerra santa”. Traduttori, mon amour! =_=

Underworld – Il risveglio


Dopo due film carini e un prequel che soffriva di tutte le malattie tipiche dei prequel (malattie che neanche Rhona Mitra e Michael Sheen nella parte di Lucian potevano rendere meno evidenti), beh, dopo così tanto tempo Kate Beckinsale torna a indossare la tutina iper-aderente e gli stivali con la zeppa di Selene per la terza volta. E ne vale la pena.

Ok, capiamoci: non sto dicendo che sia un super film, e nemmeno che sia immune da qualche cazzata, forzatura o semplificazione. Su tutti, il detective Sebastian è, secondo me, il personaggio più delle balle, mentre il MPPDM ieri dava la palma al biondino David (che per me è “solo” la medaglia d’argento).
Però è un film che si fa guardare, che diverte, che, soprattutto nella fase iniziale, veicola bene la sensazione di oppressione implicita nell’essere diventati la preda dopo secoli da predatori. Perché a sto giro gli umani hanno scoperto l’esistenza di lycan e vampiri, e hanno deciso di eradicare la minaccia a furia di proiettili e lanciafiamme.
La signorina Rottenmeier che è in me dubita della verosimiglianza di immagini di teste di cuoio che sforacchiano vampiri o trascinano gente in strada e la imbottiscono d’argento che raggiungono non censurate gli schermi di un televisore, ma nel caso ne abbiate anche voi una nella testa legatela e imbavagliatela, sospendete l’incredulità e godetevi, per una volta, la credibile brutalità dell’uomo che stermina il diverso senza seghe mentali e morali.
Ecco, brutalità. Ce n’è una discreta dose. Niente più pietà, niente “masquerade”. Gli umani t’attaccano? E tu li pieghi in due (letteralmente) come fossero grissini. Ti sparano contro? E tu apri quelle sei o sette gole in un’unica passata. Ti piantano un bisturi in una spalla? E tu affondaglielo in testa. Le morti violente abbondano, con dosi di sangue e carnazza variabili ma anche una discreta verosimiglianza, per quanto stiamo sempre parlando di vampiri che menano umani o licantropi.
Quanto al resto, la trama non è neanche così lineare come uno poteva aspettarsi, molto meno telefonata di tanta roba col pedigree (pedigree de che, poi?); Selene è sempre un gran bel personaggio, anche se a sto giro i doppiatori italiani hanno deciso di pronunciarle il nome all’inglese, e quindi dopo 2 film “Selene” è diventata “Selìn”; le botte abbondano (se non si fosse capito) e la battuta migliore ce l’ha Eve (credo che in inglese suoni come “If you don’t fight it, it’s easier”), ma non è un film che vai a vedere per le battute.

È un film che vai a vedere per tre cose: le chiappe di Selene, le botte da orbi, i cadaveri a bizzeffe.
Impossibile uscirne delusi.

Oh, certo; ci sarà un seguito! *___*