Costiamo troppo


Non so se quello che seguirà sarà un rant senza capo né coda, o un articolo sensato, stasera si va a ruota libera, quel che viene, viene.

Punto di partenza: come ogni anno, le case di produzione di videogiochi si stanno facendo belle durante quella gigantesca vetrina internazionale che è l’E3.
Grandi annunci. Grande hype. Caccia aperta alla visibilità.
Si cercano pure preordini, magari per giochi che usciranno in un qualche nebuloso momento dell’anno successivo. Così è il mercato.

Normale quindi che la Ubisoft presenti in tutte le salse il prossimo gioco del franchise di Assassin’s Creed. O meglio, uno dei due prossimi.
Assassin’s Creed Unity. Ambientato nella Francia della Rivoluzione, esattamente come avevo vaticinato alla fine di Assassin’s Creed 3. Ma senza Connor come protagonista.
A questo giro, invece, tal Arno Dorian.
Sì, Arno. Scritto così. Le matte risate.*

Ciò che indispettisce, inviperisce e fa parlare, è una questione che la copertina del gioco, già da sola, mette in evidenza: per la prima volta un titolo del franchise supporta la cooperazione tra giocatori e puoi vestire i panni di un assassino completamente customizzabile.
Maschio.

AC Unity - copertinaNo femmine.

Nope, sorry. Niente femmine.
Solo maschi bianchi.

Perché, dicono

It’s double the animations, double the voices, all that stuff, double the visual assets—especially because we have customizable assassins.

Quindi solo maschi perché le assassine costano troppo. Continua a leggere

Top Five: videogiochi che non m’aspettavo…


Titolo poco chiaro, vero? Il concetto è questo: fare una classifica dei videogiochi che, nel bene o nel male, mi hanno sorpreso sfasciandomi le aspettative. Cominciamo con…

5: Dragon Age 2. Un gioco che ho finito non una, non due, ma tre volte. Eppure, partita dopo partita, nonostante il divertimento, rimaneva costante la fortissima delusione per le potenzialità buttate nel cesso e sciacquonate con noncuranza. Su tutto, le potenzialità insite nell’ambientazione: un’intera città, i Gemelli di pietra a chiudere il porto, un territorio ancora mai esplorato e… Niente.
La città è ridotta a una manciata di micro zone, l’esterno a un numero di ambienti che si contano sulle dita di una mano, le migliori viste e idee disponibili nemmeno trasferite dalle concept art al gioco, una sezione nelle Deep Roads minuscola, e ogni fottutto dungeon, ogni dannata cantina, ogni maledetto magazzino portuale che sono identici al precedente, perché qualcuno ha avuto l’idea geniale di riciclare le mappe, sempre le stesse, ad nauseam.
Al confronto, l’evoluzione di Anders (da simpatico minchione che vuole solo essere libero di sposarsi, far figli e lanciare palle di fuoco sui templari, a pazzo psicopatico che è convinto di stare agendo per il bene dei maghi) è una trovata bellissima.

Io Anders voglio continuare a ricordarlo così, felice con Ser Pounce-a-lot.

4: Deus Ex: Human Revolution. Anche questo è un gioco che ha finito col deludermi. Io ho il dito a banana e con gli FPS sono, conseguentemente, una capra, eppure Human Revolution sembrava alla mia portata in quanto era possibile finire il gioco senza ammazzare altro che i boss, privilegiando un approccio stealth, in cui non me la cavo male. Già. Peccato per i boss, che o li fai a pezzi con le armi, o niente. E peccato che ‘sto cretino del signor Jensen non sappia mazzuolare in corpo a corpo se non prendendo di sorpresa la gente: alla faccia dell’addestramento SWAT! Inutile dire che la fregola che m’aveva preso è morta in fretta, con mia somma delusione…

Secchiate di cereali, in casa di quest’uomo, ma non mangia mai che barrette energetiche!
(fan art by doubleleaf from deviantART)

3: Assassin’s Creed: Revelations. Avevo giocato tutti gli altri episodi del franchise con grande coinvolgimento e, visto il titolo e le promesse degli sviluppatori, mi attendevo chissà quale rivelazione mistica. E invece, la tristezza. Ezio e Desmond reduci da una pessima chirurgia plastica (non c’è altra spiegazione), orrende sezioni di platform in stile (mi dicono) Portal per scoprire qualche cagata sulla giovinezza di Desmond (wow), quella tristezza della “difesa del covo” (che per fortuna non tornerà, visto che si sono resi conto che era vissuta come la punizione che era, e che spezzava il ritmo dell’azione), l’estenuante e infinita difesa del Mediterraneo, e soprattutto la grande rivelazione finale di sta ceppa che non fa che ribadire, più in esteso, cose che già si sapevano.
Le uniche vere rivelazioni sulla trama complessiva che ci sono in tutto il gioco sono che Lucy è morta-morta-morta e che AC3 sarà ambientato negli USA: wow, per non dire “esticazzi!”. Vi prego, Ubisoft, limitatevi a farmi ammazzare gente e non fatemi più rivelazioni, grazie!

Addio, ragazzi. Uccidere gente con voi è stato un piacere, speriamo che Connor non deluda!

2: Batman Arkham Asylum e Batman Arkham City. Io e l’uomo pipistrello non è che ci siamo sempre stati simpatici. Aveva un che di legnoso che non mi ispirava, i suoi antagonisti erano ben più interessanti. Capirete che il mio approccio ad Arkham Asylum è stato tiepido e sfiduciato. E invece, in versione videoludica… Certo, abbiamo momenti in cui io e Batman ci odiamo con prepotenza e in cui tirerei il collo al signor Wayne che invece di contrattaccare medita sui destini dell’universo e si prende le coltellate nella pancia/bastonate sul muso/muore come un fesso contro 5 stupidi teppisti. Eppure mi piace, giocare con Batman. Affrontare le sfide di pestaggio dell’Enigmista usando Catwoman e Robin, entrare in quella frenzy obnubilante in cui inanelli colpo su colpo in una catena ininterrotta che arriva a quaranta colpi o più, ecco, questo è super-divertente. Pazienza per i dettagli con cui litigo, il succo è che mi piace giocare anche con quel legnoso di Batman, e perculeggiarlo quando Alfred gli telefona è sempre divertente. 😛

Chissà perché, lei è un po’ meno legnosa di Batman…

1: Uncharted 3: l’inganno di Drake. Bel gioco. Bella grafica. Bell’atmosfera. Storia interessante, per quanto ne ho visto finora. Comprimari che non dicono molto, ma è solo perché non ho giocato gli episodi precedenti. Ma Drake… Cthulhu solo sa quanto trovi odioso Nathan Drake: corre come un idiota, passa il suo tempo a cercare di schivare le cose senza ancora manco esserci vicino, ha dei momenti in cui è furbo come un bradipo lobotomizzato (“Ehi, guarda, quei tizi stanno svuotando delle taniche sul pavimento del castello, chissà cosa mai vorranno fare!” O_o’) e si arrampica come un cretino. E non parliamo dei momenti in cui dovrebbe usare il binocolo ma tutto quello che il sistema sembra volerti permettere è guardare il suo stupido quaderno degli appunti: da bruciare il disco per la frustrazione. Mai più dirò cattiverie su Desmond Miles e i suoi antenati, mai più, soprattutto dopo quella sezione sul tetto del castello in cui sono morta dieci volte di fila perché la telecamera è fissa e non vedi dove stai correndo (ovvero diritto sull’ennesima voragine che erutta fiamme). Mai più!

Faccia da figo, sai che passerei ore a prenderti a sganassoni?

1 bis: InFamous. Gioco scaricato gratuitamente quando Sony decise di farsi perdonare per essersi fatta hackerare il Play Station Network, ma non è che mi aspettassi chissà quale meraviglia. E invece… No, ok, la grafica era basilare, molto semplificata in quanto si trattava di uno dei primi giochi per PS3, fatto uscire di corsa e quindi senza essersi presi anni per rifinire l’aspetto di tutto. Era scarno, certo, eppure d’effetto. Un gioco divertente, in cui manovrare un fattorino a cui scoppia in mano l’ultima consegna e che si ritrova con poteri da supereroe e la città impazzita e sigillata da una quarantena. Pensavo di durare poco, di lasciarmi scoraggiare presto dal fatto che, alla fin fine, non era così diverso da un FPS. E invece l’ho finito, porconando quando serviva, rimanendo spiazzata dal finale ottimo e inaspettato, adorando certe idee e gongolando quando il MPPDM ha messo le mani sul secondo episodio. Ma il primo per ora è ancora il mio preferito tra i due: segno che non serve un polished look per catturare, bastano “solo” una gran bella storia, delle belle idee e la capacità di creare il giusto mood. Viva i responsabili dell’aver fornito a Cole McGrath tutto questo!

Salve, sono Cole. Non fate caso a scintille e saette.