Un pezzetto di Romero


C'è un romanzo, lì fuori, che si chiama Feed. Il nome sulla copertina è Mira Grant, pseudonimo di Seanan McGuire per le sue opere più horror e dure.

Feed.

Feed è un bel libro per tutta una serie di ragioni.

Perché è un libro di zombie.

Perché è un libro di zombie scientifico, che trova una ragione scientifica per la zombificazione di una grossa fetta dell'umanità.

Perché è un libro in cui l'umanità sopravvive agli zombie senza tirare fuori il proprio peggio, senza imbarbarirsi, senza che sia la sagra del capetto fascistoide che finalmente può esprimere la sua aggressività repressa su tutti quelli che non sono d'accordo con lui e tanto nessuno avrà da ridire in piena apocalisse zombie.

Perché è un libro che guarda all'umanità che “convive” con gli zombie, si adatta, combatte, non molla.

Perché è un libro che parla di un futuro che ha paura, ma anche speranza.

Perché gli zombie non sono l'unica minaccia.

Perché le alci zombie e le giraffe zombie fanno paura al solo pensarci.

E perché, una volta tanto, è un prodotto di intrattenimento in cui la gente sa cosa è uno zombie, ha visto i film sugli zombie, ha letto i romanzi sugli zombie.

E quindi gli zombie sono zombie e la gente capisce/si ricorda molto in fretta che dagli zombie si fugge, non ci si fa mordere, non ci si fa toccare punto, e che si spara loro in testa il prima possibile. E poi per sicurezza ci si fa una bella doccia con la candeggina.

E qui arriviamo a un'altra delle ragioni per cui Feed è un bel libro.

Perché l'umanità ha visto i morti rialzarsi e è stata a tanto così dal soccombere alla cosa, ma si è rialzata.

E George (in tutte le sue varianti) è diventato il nome più diffuso. George, Georgia, Georgette…

Perché Romero li aveva avvertiti.

E c'è un punto, in Feed, in cui parlano del suo destino.

Perché non c'è ma che tenga, nella realtà in cui sono ambientati Feed e i suoi due seguiti: nel momento in cui muori, foss'anche per un incidente d'auto, tu tornerai in vita come zombie. Perché lo stesso virus che ti “ripara” quando una cellula tenta di diventare tumorale e ti impedisce di avere l'influenza, tenterà anche di “ripararti” dalla tua morte.

E in vista di ciò, George Romero ha deciso di donare il proprio corpo alla scienza. È diventato uno degli zombie che si aggirano in uno dei centri di ricerca del CDC sparsi per gli USA. Vivo per sempre (o quasi), per il bene dell'umanità.

Ecco, all'una di notte, quando sono tornata a casa e ho letto che Romero, quello vero, era morto e per davvero, non ho potuto non pensare al Romero di Feed. E al fatto che, in un qualche contorto modo, lui vivrà per sempre, e non solo grazie alle opere che ha girato.

Che è ben magra consolazione, immagino, ma a me invece rassicura, insieme all'idea che, se mai qualcosa di simile al virus Kellis-Amberlee dovesse diventare realtà, grazie a lui sapremmo chiamare gli zombie col loro nome.

Ah, sì, leggete Feed, se masticate l'inglese a sufficienza. Ne vale estremamente la pena.

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