Post Stranimondi


By Jamiespilsbury - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42373674

Ramsey Campbell – by Jamiespilsbury – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42373674

Avevo detto che non ci sarei andata.
Ma poi ho fatto due calcoli.
A Stranimondi ci sarebbero stati:

  • Ramsey Campbell
  • Davide Mana
  • Alessandro Mana
  • Fabrizio Borgio
  • Samuel Marolla
  • Mauro Longo

e, di passaggio per venire a sentire Ramsey Campbell,

  • Luca Tarenzi e
  • Aislinn

che era un casino che non li vedevo, mortacci degli impegni e mortacci mia che non guido e quindi Arona diventa una meta impegnativa.
Ergo, ho deciso di andarci, in quel di Stranimondi.

Con Mauro Longo, signore di dirette e selfie

Con Mauro Longo, signore di dirette e selfie. Foto by Mauro Longo

Ho preparato una dose di biscotti, preparato il necessaire da viaggio, studiato orari e percorsi, e via, all’avventura.
Vedere la UESM in versione finta-convention fa abbastanza impressione: il salone dove normalmente fanno i tornei, che io ho sempre visto poco affollato e quindi dare l’impressione di essere enorme e spaziosissimo, era ingolfato di tavoli di espositori, coi termosifoni a manetta e un’atmosfera vicina all’irrespirabile, roba che non riuscivi quasi a muoverti senza tamponare qualcuno o qualcosa.

Ho chiacchierato, ascoltato altri chiacchierare, sbirciato copertine e titoli, e gironzolato con atteggiamento da antropologo.
Avere finalmente la possibilità di conoscere dal vivo Fabrizio, Mauro e Samuel è stato bello, e sì, dal vivo sono anche meglio che in versione digitale; e rivedere i Mana Brothers è sempre un piacere!
Campbell è stato simpaticissimo, nonostante l’evento che lo riguardava fosse organizzato alla cazzo di cane (Campbell non sapeva che non sarebbe stata un’intervista moderata ma un “parla di quel che ti gira, che il pubblico ascolta”, la povera traduttrice non sapeva nulla né della produzione di Campbell, né del fantastico in generale). È un tipo molto spigliato e divertito e arguto, che si sente che ama quel che fa e si diverte a parlare con la gente del proprio lavoro.
La presentazione di Guiscardi senza gloria, il romanzo di Mauro edito da Acheron, secondo me è stata molto carina, e nonostante i miei “Rissa! Rissa!” sussurrati, no, non c’è stata nessuna lotta a tema Tolkien tra Mauro e Davide. In compenso c’è stato il vino (e la sensazione che no, i partecipanti a Stranimondi, a differenza dei partecipanti a qualunque altro evento-presentazione a cui io abbia mai partecipato, non siano il tipo che si butta sulla roba aggratisse da bere/mangiare. Gente strana, ‘sti partecipanti…).

Poker di autori Acheron. Foto by Fabio R. Crespi

Poker di autori Acheron. Foto by Fabio R. Crespi

Andando a mangiare, ho intravisto dei numeri di Astounding Magazine in una vetrina a bordo sala. Mi dicono ora fossero parte di una mostra di un centinaio di pulp d’epoca della collezione di Riccardo Valla. La cosa non era segnalata da nessuna parte.
Geniale, così come non riservare dello spazio sul tavolo dell’editore a Tricia Sullivan in modo che potesse autografare libri stando comoda, e non in piedi dal lato flusso-di-gente-che-cerca-di-passare-e-sventrerebbe-la-mamma-per-farlo.

All in all, la sensazione con cui sono andata a casa è stata mista.
Da un lato, il piacere di aver interagito dal vivo con una serie di persone che conoscevo via internet, e l’onore di aver conosciuto di persona due miei lettori (c’è gente che mi legge! C’è gente che mi legge! E non lo fa perché ci conosciamo, ma perché lo vuole! Tutto ciò è fichissimo e più ci penso più mi dico che avrei dovuto stritolarli di abbracci, quei due lettori!).
Dall’altro, la sensazione di un gran vuoto mascherato con immenso sforzo. Tipo quelli che ridono a tutti i costi per nascondere che sono morti dentro.
Perché sì, tanti tavoli, tanti editori, tanta gente, figata.
Ma il numero di operatori del settore, grossi o piccoli, era mille volte più alto del numero dei semplici lettori. L’età media era altissima. Nelle ore che ho passato nella zona principale, ho visto due (o forse tre) sole persone davvero giovani: una (o due) non arrivavano a sei anni, l’altro stava nel marsupio di papà, giocava con uno splendido set di chiavi colorate di plastica, e faceva dei sorrisoni sdentati meravigliosi.
In mezzo tra chi ancora non leggeva e il venti-trentenne, il nulla cosmico.
Come se non ci fosse spazio per nessuno che non sia già adulto.

E poi la sensazione che non ci fosse nulla da fare, a Stranimondi, e che l’ambiente fosse un-welcoming.
Potevi stare a sgomitare per muoverti tra i tavoli.
O starei in piedi tra un tavolo e l’altro a parlare con qualcuno ostruendo il flusso e finendo col ricevere borsate, spallate e gomitate.
O cercare rifugio nel minuscolo baretto della UESM.
O raggiungere i tavolini all’aperto o l’esterno dalla UESM per farti una sigaretta/parlare.
O partecipare alle presentazioni (l’unica di cui mi interessava qualcosa è quella a cui ho partecipato) da 25 minuti netti (poi arrivava l’usciere a fulminare i relatori con lo sguardo).
O partecipare a uno degli incontri con gli autori.
Fine.
Non so cosa mi aspettassi, ma speravo in qualcosa di più. Qualcosa che catturasse il mio interesse, o che mi facesse dire “merda, vorrei essere in due posti contemporaneamente per poter partecipare a entrambe queste due cose eccitantissime!”
Invece nisba.

Amen. È andata.
I biscotti hanno fatto furore.
La pizza di “Da Tony” si è lasciata digerire intorno alle otto di sera.
Ho fatto le cose che volevo fare e visto le persone che volevo vedere.
Sono sopravvissuta e sono pure tornata a casa in tempo per andare a giocare di ruolo.
È stata una buona domenica, nonostante certe cose “mah!”
E mi sono anche guadagnata il potere di votare per il Premio Italia, quest’anno.
These dicks!

Annunci

15 commenti su “Post Stranimondi

  1. Ci dispiace che non ti sia divertita, Marina. Finora sei l’unica che sento. E del resto se non hai trovato nulla da fare in una manifestazione che proponeva 57 eventi in due giorni forse non sei realmente interessata a libri e scrittura. Nulla di male, non è mica obbligatorio.
    Solo un paio di note, lo spazio per gli autografi c’era ed è stato utilizzato, ovviamente quand’era il momento di farlo perché non puoi incatenare gli ospiti alla sedia per due giorni; probabilmente tu in quel momento non te ne sei accorta.
    La mostra dei pulp è ampiamente segnalata e descritta a pagina 12 del programma che tu come tutti i partecipanti hai ricevuto.
    Non era una fiera dedicata al libro per ragazzi, per cui scusa se c’erano solo “vecchi” da vent’anni in su.
    Operatori e autori ce n’erano tanti, sì, non mi è del tutto chiaro perché questo dovrebbe essere un problema, ma avendo chiesto ai vari editori espositori posso confermare che hanno tutti venduto un sacco di libri. Quindi magari saranno operatori e autori, ma di sicuro sono anche lettori!

    • Mi piace che non provare sfrenato amore e disperato interesse per gli eventi proposti mi faccia guadagnare automaticamente una scomunica dal sacro novero degli interessati a libri e scrittura. Correrò a stracciarmi le vesti.
      O forse no, visto che, per svariate ragioni, per me Stranimondi non sono stati due giorni e 57 eventi, ma solo alcune ore della domenica, in cui, come detto, di cose che m’interessavano ce n’erano due, belle separate, e in mezzo il nulla e poco o nessuno spazio in cui stare.
      Sono lieta che la Sullivan non abbia dovuto fare un’intera sessione autografi in piedi con la folla che le passava alle spalle. Io, nondimeno, ho assistito a lei che, in piedi dal lato pubblico del tavolo, chiedeva “Sto qui?” e uno della CE italiana le dice “Ma sì…” Questo ho visto, poi sono andata da Campbell, e dopo Campbell sono dovuta andare via; ripeto: lieta per lei che poi le abbiano trovato dello spazio.
      Quanto al programma che avrei ricevuto “come tutti i partecipanti”, sorry, al mio ingresso (domenica, ore 10.30 della mattina circa) mi sono stati dati solo patocco-nametag e spilletta. Il programma non l’ho visto nemmeno in foto. Di cartelli per sopperire alla mancanza del programma nel segnalare la mostra, io non ne ho visti.
      Sulla questione “non era una fiera dedicata al libro per ragazzi”: io alle medie leggevo fantastico, fantascienza, horror. Divoravo le collane per ragazzi della Mondadori. Leggevo Lovecraft. Leggevo Tanith Lee. Leggevo i gialli di mia madre. Leggevo tutto quello che mi stuzzicava, punto. Se ci fosse stato un evento sul fantastico a cui fossi stata in grado di partecipare, per di più con dei libri in vendita, ci sarei andata di corsa, fottendomene del fatto che fossero spacciati come libri “per ragazzi” o “per grandi”. Come esistevo io, così esiste tutta una fascia di lettori sotto i venti e che se ne fregano delle divisioni, che leggono genere e che divorano libri. Una fascia di lettori che, per quel che ho visto, era assente.
      E, incidentalmente: continuare a ghettizzare noi per primi, dicendo che “noi abbiamo roba per grandi, mica quelle scemate per ragazzini”, è solo la versione pittata diversa di “io scrivo letteratura seria, mica quelle scemate fantasy”. Non stupiamoci poi se il ricambio generazionale latita, se l’ambiente diventa sempre più vecchio dentro e fuori. E non stupiamoci poi se scivoliamo nell’autoreferenziale, e dall’attuale pozzanghera asfittica infestata dalle alghe passiamo direttamente a deserto morto e riarso dal sole.
      Là fuori ci sono milioni di italiani. In quella sala eravamo quasi tutti operatori. Quelli che stanno in mezzo, quelli che leggono senza scrivere, erano numericamente invisibili in un mare di addetti ai lavori.
      Non riuscire a richiamare il pubblico già esistente e, nello stesso momento, cercare di formarne di nuovo, io lo vedo come un fallimento, indipendentemente dal fatto che io mi sia divertita o meno a Stranimondi.
      (hint: sì, mi sono divertita, anche se forse non l’ha capito. Sono una strana creatura che quando apprezza una cosa, non diventa in automatico una zelota cieca ai difetti della cosa stessa)

      • Be’, se vivi il disaccordo come “scomunica dal sacro novero” di non so che credo sia più che altro un problema tuo, la mia risposta è personale e non essendo un “papa” non scomunico nessuno.
        È chiaro comunque che devi avere qualche ragione di base (eri già negativa verso la manifestazione senza neanche esserci stata) quindi dubito che la discussione possa essere utile a qualcosa.
        Mi spiace che tu non abbia ricevuto il programma: in effetti nel pomeriggio di domenica erano andati esauriti.
        Mi complimento comunque con te per la tua capacità di fare statistiche a occhio sul numero di addetti ai lavori, considerato che si sono registrati alla convention 660 persone (altre decine sono entrate senza registrarsi), evidentemente conosci davvero tutti nel settore.
        Per il resto, come si dice, “averne” di fallimenti come Stranimondi, eh…

        • 1) Se uno mi scrive “E del resto se non hai trovato nulla da fare in una manifestazione che proponeva 57 eventi in due giorni forse non sei realmente interessata a libri e scrittura” non è che poi può venire a dirmi che sono io che c’ho problemi e vivo male il disaccordo… O_o
          2) Lo ripeto: sono arrivata tra 10.30 e 11.00 e niente programma. Non il pomeriggio. La mattina. Qualcosa, ammetterà, non ha funzionato.
          3) Nelle ore in cui siamo stati in piedi a parlare tra amici (tutti operatori, chi piccoli, chi infinitesimali come me), abbiamo potuto fare il Who’s Who dell’editoria di genere. Le facce che nessuno di noi sapeva identificare erano poche e abbia stabilito essere di semplici lettori. La mia stima è basata su quello. Ed è una stima che non ho fatto solo io.
          4) rispondendo a quel che dice qui sotto a Luigi Milani: l’editoria, che uno lo voglia ammettere o no, è un mercato con alle spalle un’industria. Come tale, sarebbe auspicabile mantenerlo il più a lungo possibile vitale e in espansione. Decidere che le dimensioni attuali ci vanno bene e che non frega espanderlo o anche solo mantenerlo ossigenato e vivo, è un atteggiamento miope per non dire di peggio. Decidere di fottersene di un target di pubblico e dire che non averlo raggiunto nemmeno per sbaglio non è un problema, è sciocco. Dire “non è una campagna pubblicitaria, non serve a far scoprire la lettura a chi non legge” è volersi mettere il paraocchi. Qui non si sta parlando solo di far scoprire la lettura a chi non ha mai letto (e diavolo, le convention possono essere un momento fertilissimo per avvicinare il non lettore ai libri in maniera interessante, e lo dico per aver visto gente che ci sa fare riuscire a farlo!). Qui si sta parlando soprattutto di far scoprire l’esistenza dell’evento a chi poteva essere interessato; far scoprire nuovi autori a chi ancora non li conosceva; far scoprire al neofita l’esistenza di generi e commistioni e panorami che gli potrebbero piacere. Tutte occasioni sprecate al grido, parrebbe, di “non è una campagna pubblicitaria”. E meno male che non lo è, visto che non s’è mai vista in Italia una campagna pubblicitaria sulla lettura che non facesse scappare via dai libri!

  2. IMHO, il vero problema delle convention in genere, è l’autoreferenzialità: belle occasioni per far incontrare autori (ed editori certo) e lettori, ma che temo non provochino grandi ricadute quanto a una maggiore diffusione (non dico vendita, ci mancherebbe) dei libri o a un ampliamento del pubblico “leggente”.

    • A ogni manifestazione partecipano solo le persone interessate, mi sembra evidente. Non vedo perché debba essere un “problema”: non è una campagna pubblicitaria, non serve a far scoprire la lettura a chi non legge. Serve però a tante altre cose.
      Anche il mio computer ha il problema di non fare il caffè.

  3. Raga, l’editoria ormai è bella che morta, libri non se ne vendono più. Vanno solo i manuali di ricette o le pseudo memorie delle varie D’Urso, Totti e p… anate varie. L’editoria si avvita su se stessa, sull’orlo del baratro. Sempre meno sghei per tutti, editori e autori compresi.
    Lo stesso Salone del Libro, ora sdoppiato e in guerra continua, accumula passivo su passivo anno dopo anno. Eppure ormai una fiera libraria non si nega a nessuna città o paesello o borgo che sia, così si beccano contributi regionali e perfino soldi dai gonzi che abboccanno al crowdfunding.

    • Morta no. Morente, non ancora. Impegnata a darsi mazzate nei piedi, spesso sì. Essendoci dentro e amando i libri, io spero che si riprenda, che guarisca, o anche solo che la smetta di darsi mazzate sui piedi. Lo ritengo improbabile, ma ci spero sempre.

  4. Sono un gonzo che ha abboccato al crowdunding per ben due anni di fila: irrecuperabile, dunque. Oltre alla partecipazione, ci ho guadagnato un bel po’ di libri che mi interessavano e se ci mettiamo anche i libri (difficilmente reperibili) che ho comprato agli stand, direi che è già abbastanza per tornare a casa soddisfatti. Ho assistito agli incontri che mi interessavano, ho passato il resto del tempo parlando con editori, scrittori o semplicemente amici. Ho persino fatto fare un giro a mio figlio di 6 anni, che come dici tu guarda ogni tipo di libro, non solo quelli per bambini. Gli ho regalato la spilletta: era felicissimo.
    La mia domanda è: cosa cerchi tu da una festa? Perché questo per me è Stranimondi, una festa in cui incontrare persone con gusti affini, chiacchierare di cose serie e meno serie, seguire incontri interessanti, per poi tornare alla quotidianità di lettore.
    Quando dici che si tratta in gran parte di gente del settore, da cosa trai queste statistiche? E chi è la “gente del settore” in un ambiente in cui anche i piccoli editori o gli scrittori sono prima di tutto lettori, che fanno altri lavori per campare e si vivono l’evento da appassionati?
    Non dico che tutti siano obbligati ad apprezzare Stranimondi, ma ho l’impressione che le critiche che rivolgi a un evento che ha entusiasmato la maggior parte dei partecipanti non siano altro che le lamentele note e arcinote sul fandom chiuso e canuto, gli scrittori più numerosi dei lettori, gli editori in via d’estinzione. E’ dagli anni ’90 che leggo questo tipo di critiche, ma in due edizioni di Stranimondi non ho trovato niente del genere.
    Dici di esserti divertita anche tu, quindi ti chiedo: non basta tornare da una festa in cui ci si è divertiti e dire semplicemente “mi sono divertito”?

    • Ecco, non sai quanto mi piaccia sapere che ha portato suo figlio a Stranimondi e che gli piacciano i libri, è una delle cose che più mi scaldano il cuore. Quanto al resto, come ho detto nel post, non so neanche io cosa mi aspettassi di più, esattamente, ma qualunque cosa fosse, non l’ho trovata. Forse volevo sentirmi più “accolta”, o forse non lo capirò mai, cosa volevo. Come detto nella risposta al commento di Sosio, la “statistica” è frutto dell’aver guardato chi c’era, fatto la conta di quante facce nessuno di noi sapeva identificare come un altro autore/editore/editor/curatore/traduttore/illustratore, e dato per scontato che gli sconosciuti fossero semplici lettori. Col rischio che in realtà fossero operatori di cui ancora nessuno di noi conosceva la faccia…

      “ti chiedo: non basta tornare da una festa in cui ci si è divertiti e dire semplicemente “mi sono divertito”?”

      Sfortunatamente, per il mio carattere no, non basta.

  5. io a Stranimondi ci sono stato per la prima volta quest’anno, come operatore tra l’altro visto che avevamo un banchettino, e devo dire che l’impressione è stata piuttosto positiva:
    gli eventi mi sembravano interessanti, di gente ce n’era e anche come vendite non è andata male…
    La cosa che però mi ha reso felice è vedere persone che si fermavano al nostro tavalo, prendevano in mano i libri, li sfogliavano e ti ascoltavano quando ne parlavi. Poi magari non compravano, e poevano avere mille ragioni per non farlo, ma già il fatto di avere a che fare con un pubblico interessato è stato gratificante, e non succede a tutte le fiere…
    Poi ovviamente tutto è perfettibile, ci mancherebbe altro ma mi sento di dare un voto positivo a questa manifestazione che, non dimentichiamocelo, è ancora giovane e quindi probabilmente deve ancora tararsi bene.

  6. Ciao Marina, gentili tutti, non ho potuto partecipare a Stranimondi, per problematiche varie, ma ammetto che anche la mia età mi avrebbe collocato tra i lettori “adulti”. (Ho quasi 50 anni). E il tema “gli adulti e il fantastico” è un tema a me caro, che mi ha provocato anche critiche feroci nei giorni scorsi, parlando di Stevenson in un mio post. Praticamente dicevo che considerare Stevenson solo un autore per ragazzi era piuttosto limitante. Sono stata fraintesa, praticamente pensavano dicessi che i lettori adulti di fantastico fossero bimbi non cresciuti. L’epiteto più educato che ho ricevuto è stato “saccente”. Ecco, intervengo in questa discussione perché diciamo la crisi c’è, e tanta, i mali del fantstico in Italia sono numerosi, ma sarebbe meglio moderare gli animi. La letteratura fantastica è fantastica letteratura, e giovani o adulti che la leggono, passano ore felici. Anzi appunto ce ne fossero di più di lettori di fantastico, questo il mio augurio. Se c’è una voce fuori dal coro, lasciamola esprimere, senza intimidazioni o insulti velati. Male non può fare. Ecco i miei due cent.

    • Grazie mille di averli condivisi con me e gli altri che passano di qui! E sì, la letteratura fantastica è veramente una cosa bellissima che sarebbe bello vedere in mano a tutte le fasce d’età, senza pregiudizi e distinzioni.

  7. Pingback: Studio83 a Stranimondi: ecco com’è andata! | Il blog di Studio83

  8. Pingback: Prigioniero del silenzio – Plutonia Experiment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...