Essie, my love


“Miss Fisher's gone on holiday again, sir.”

“Oh. Anyone dead yet?”

“Only one so far, sir.”

Una sera di settimana scorsa (era lunedì o martedì?), io e la mia amica Lucia abbiamo avuto uno di quei momenti di doppia epifania sincronizza e carpiata che credo accadano di rado, ma quando arrivano sono notevoli. Fulcro: Essie Davis.

Nell'arco di una manciata di minuti, io ho scoperto che la Davis era la protagonista di “Babadook” e Lucia ha scoperto che la Davis è la protagonista di “Miss Fisher's Murder Mysteries”. Ne è derivato coro di “Ommioddio, non l'hai ancora visto? Devi assolutamente vederlo!” reciproci, dove io mi flagellavo per non aver ancora recuperato un film che Lucia consigliava meeeeesi fa e che già mi sfiziava allora, e Lucia si flagellava per non aver approfondito la filmografia della Davis e/o essersi persa questo post di Davide da cui io per prima avevo scoperto l'esistenza del telefilm. Scene di fangirleggiamento d'alto livello.

Ma, binge watching alla mano, il fatto è che Miss Fisher's Murder Mysteries è una serie che, se ti piacciono i gialli e il dramma d'epoca, non puoi perderti. Non puoi.

 

Ambientato nel 1928, MFMM sono tre stagioni di omicidi, avventure e passato che echeggia il presente

Primo punto di forza del telefilm: la coppia di attori principali e relativi personaggi, e l'alchimia tra di loro. Ms. Fisher, interpretata da Essie Davis, e l'ispettore di polizia Jack Robinson, portato sullo schermo da Nathan Page, sono splendidi. Il modo in cui battibeccano, in cui lei gli pesta i piedi, sgarzola e felice, e lui all'inizio fatica a sopportarla ma poi ci si abitua e anzi ormai lo da per scontato; il modo in cui finiscono col diventare due persone che si stimano, che si conoscono a fondo, che si supportano. Il modo in cui due adulti competenti collaborano, magari senza vederla sempre in maniera identica, ma aiutandosi il più possibile, senza secondi fini oltre al mettere il colpevole dietro le sbarre.

Secondo punto di forza: una sceneggiatura splendida. Non solo per come gestisce i personaggi e le loro interazioni, non solo per come mette in scena omicidi e relative soluzionima anche per lo sguardo che riesce a gettare sul mondo. Sotto una patina di apparente levità ci sono pugni allo stomaco pronti a colpire dove fa più male.

Sono gli anni '20, in Australia. Aborto illegale. Traffico di oppio e cocaina. Pianificazione familiare e contraccezione viste come pericolose. Omosessuali messi in prigione per il reato di sodomia. Neri e aborigeni che contano meno di niente. Donne che si sentono dire, in tutta onestà e serietà, che le donne sono fisiologicamente inadatte alla guida delle automobili da corsa, o che il miglior contributo che possono dare alla specie è riprodursi. Il terrore dei comunisti e la violenza degli scioperi. La Prima Guerra Mondiale, passata ma non dimenticata.

Terzo punto di forza: i costumi. Io non sono una da vestiti e moda, ma vorrei andare e svaligiare il guardaroba di Miss Fisher. Mi starebbe tutto da schifo, ma potrei spupazzarmi i suoi vestiti, che sono sublimi, colorati, ricchi, un piccolo paradiso per gli occhi. Da non perdere.

Quarto punto di forza: nel bene e nel male, sono gli anni '20, e Phryne Fisher è una donna disperatamente moderna a cui le regole e barbarie del suo tempo stanno strette.

“Dottie is a modern woman, sir?”

“She's been living with one for a while. It's bound to rub off.”

Phryne è femminile, e femminista fino al midollo senza che la parola esista attorno a lei. Phryne è indipendente, libera, forte, mai damigella nemmeno quando in pericolo di vita. Non cerca l'amore della sua vita che la sposi e renda una felice casalinga, piuttosto cerca avventura, amicizie, esperienze di vita. Anche quando è di fronte al suo più temibile nemico, è padrona delle proprie scelte, combattiva fino all'ultimo. Come direbbero in inglese, ha agency da vendere. È nata povera, ora è ricca; ha servito nelle ambulanze che portavano via i feriti dalle trincee europee, ha fatto la modella per un pittore francese e imparato a pilotare gli aerei; guida la sua auto con abbandono e non si fa problemi a crearsi attorno una famiglia di uomini e donne che si prendono cura di lei e di cui lei si prende cura.

Soprattutto, la donna portata sullo schermo da Essie Davis non è e non fa nulla per sembrare una ragazzina, nonostante la Phryne dei libri sia una ventottenne.

C'è un saggio di Alex Bledsoe, in “Writing Fantasy Heroes“, in cui l'autore parla di come, per dare la sensazione di un eroe adulto (in quel caso, un eroe maschio), servano tre cose del suo passato: le battaglie, le donne, e i vizi. Che poi è la versione lunga di Indiana Jones, col suo sempiterno

it's not the years, it's the mileage.

Ecco, la recitazione della Davis dà a Phryne un mileage credibile. La guardi muoversi nel mondo, interagire con il suo maggiordomo, con la sua innocente dama di compagnia, con la sua migliore amica, con la serie di uomini con cui condivide la santità del boudoir, e sai che c'è esperienza, in quella donna. Che ha visto il mondo e che farà di tutto per cambiarlo in meglio, pur nel suo piccolo.

“That's the way things are for married women, miss.”

“That doesn't mean that's the way things have to stay.”

È una donna moderna, Phryne, ed è una benvenuta boccata d'aria fresca. Datele una chance, vi conquiesterà, e amerete lei e Essie Davis a dismisura.

 

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Un commento su “Essie, my love

  1. Nota sui costumi – originariamente, per risparmiare, i costumi della prima serie vennero messi asieme girando per negozi di abiti usati, e sonoq uindi tutti pezzi d’epoca.
    Da qualche tempo, in Australia, vengono organizzate mostre dei costumi della serie, con notevole successo di pubblico.

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