Pezzi d’adolescenza


It’s relatively noninvasive. It can be somewhat painful, but noninvasive.

Terza media, o forse biennio delle superiori.
C’era un programma su Antenna 3, credo di domenica pomeriggio; un programma di cui non sapevo il titolo, solo l’ora approssimativa in cui lo trasmettevano, e che era fichissimo perché parlava di effetti speciali, rivolgendosi ai ragazzi.
E io, che ero una ragazzina curiosa, me ne stavo estasiata a guardare come funzionavano questa o quella macchina da presa ipertecnologica; o come era stata materialmente fatta la scena in cui blatte uscivano dalla bocca di una povera ragazza ricoperta d’insetti; o come facevano a sostituire le dita di una povera ragazza con dei serpenti. Una figata fotonica di programma.
Doveva essere una figata fotonica di film, no? Non sapevo come s’intitolasse o quale fosse la trama, ma sapevo che avrei davvero voluto vederlo, con quell’immaginario spaventoso eppure “accessibile”…the craft 6
Era “Giovani Streghe” (“The Craft”), e ieri Lucia, Silvia e Erica hanno festeggiato i 20 anni dalla sua uscita con un articolo ciascuna.
Io faccio quella che arriva con calma e si accoda (no, ok, la verità è che lo sapevo che avrebbero pubblicato i loro articoli, ma sono pigramente pigra, e quindi…).

Alla fine l’ho visto, Giovani Streghe.
Non quando è uscito al cinema.
Non in videocassetta a noleggio.
L’ho visto in tv anni dopo, per caso. E pure a spizzichi e mozzichi, vista la qualità frammentaria che hanno le mie impressioni più vecchie di quel film. Frammenti, ma potenti abbastanza da rimanere impressi.

Ho riguardato The Craft, dopo aver letto la notizia del “compleanno” su internet e aver pensato “No, davvero sono vent’anni che è uscito?!”
L’ho riguardato e mi sono resa conto che regge ancora molto bene.

the craft 2Se non fosse per certi dettagli tecnologici (o loro mancanza), The Craft potrebbe fingere di essere ambientato oggi e non avere problemi.
Perché quello che ha dalla sua parte è il fatto di essere una storia in cui è facile immedesimarsi.

Sì, ok, la magia, gli incantesimi, la virata horror, le streghe e la gente che viene uccisa.

Ma guarda sotto il cofano, e vedrai che è una storia di adolescenza e di quanto possa essere un periodo schifoso della vita.
E adolescenti lo siamo stati tutti.

the craft 3
Tutti abbiamo avuto almeno una cotta non corrisposta e sappiamo cosa voglia dire essere infatuati della persona sbagliata (e saperlo, ma non poterci fare niente), come Sarah. Tutti abbiamo visto o subito il bullismo, come Rochelle. Conosciamo l’insicurezza di Bonnie, e la sensazione di estraneità di Nancy.
Tutti sappiamo come ci si sente a non far parte di un gruppo; a trovare altri come noi, da cui trarre forza.
Tutti conosciamo il tradimento di quando i tuoi amici non sono più i tuoi amici, per una ragione del cazzo o l’altra.

Se poi, a qualcosa di così immedesimabile aggiungi delle interpretazioni splendide, in testa Fairuza Balk (che mamma mia è una cosa splendida e come fai a non volerle bene, anche se è completamente andata?); se ci aggiungi Neve Campbell, che è una cosa splendida e vedere la sua Bonnie fiorire fa quasi male al cuore; se ci aggiungi il pugno allo stomaco che è l’adolescente merdosa che dice alla compagna di scuola nera “Because I don’t like negroids.”… Come puoi non fare un buon film?the craft 1

C’è una cosa sola, su cui non concordo con Lucia, Silvia e Erica. Se pure io fatico a reggere Sarah, che è lagnosa e molle come un fico, non mi trovo nel tifare fino alla fine per Nancy, il personaggio portato magistralmente in scena dalla Balk.
Sono con lei nella rabbia iniziale.
Sono con lei nel desiderio di rivalsa.
Sono con lei nel volere di più, nel voler cambiare la mano che le è stata servita alla nascita, la mano su cui in teoria non dovrebbe avere alcun potere.

the craft 5Ma dall’invocazione dello Spirito… Da quando lei, Bonnie e Rochelle, ubriache di potere, decidono di andare oltre… Da quando Bonnie inzia a tirarsela come una fionda e Rochelle tira fuori il suo lato indifferente e Nancy si dà alla pazza gioia con le vite degli altri… Nope, da lì sto con Sarah-molle-come-un-fico, anche se pure io sarei andata a dare una lezione al signor bellimbusto aspirante stupratore (sebbene forse non cercando di scoparmelo, ecco, Nancy, un po’ di coerenza! Ho capito che t’è rimasta sul gozzo, ‘sta storia che t’ha mollata e tutto, però cercare di regalargli una scopata come punizione per aver cercato di violentare una tua amica, mi sembra un filo senza senso…)

Piccolo dettaglio, notato solo quest’ultima volta che ho rivisto il film. Una cosa orribile che Rochelle dice quando l’incantesimo ha appena funzionato e pure lei e Bonnie hanno ottenuto quel che volevano, ma non Nancy:

I don’t know. I think she doesn’t want to be white trash anymore or something. And I told her, like, ‘You’re white, honey, just deal with it.’

Ecco, forse un’altra cosa che molti di noi conoscono è questa. L’amico o presunto tale che alla fin fine di te pensa che sei spazzatura, il colore cambia poco.

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