Il ritorno (dalla montagna) della blogger


Le vacanze natalizie sono finite, ho dovuto abbandonare la montagna (e il suo cazzeggio) e tornare alla pianura. Meno cazzeggio, ma più connessione internet, hurrà!

Sono state delle buone vacanze, direi.

Ho videogiocato, monopolizzando o quasi la console e dandoci dentro con The Witcher 3 (che mi ha regalato bachi da sganasciarsi dal ridere alternati a altri da voler menare “Geriatric” con un ciocco di legno)…

Mi sono letta due dei libri che ho ricevuto per Natale: “Threshold“, di Caitlín R. Kiernan, è stata una lettura lenta, meditata, pagine dal senso stratificato come e più di una roccia sedimentaria, una storia che, come già successo coi libri della Kiernan, mi lascia con la sensazione che capire tutto sia impossibile, uno sforzo inutile; “Gemini Cell“, di Myke Cole, è invece stata una cavalcata a tutta birra, due giorni per divorare una storia a alto tasso di bullonaresimo e azione e wow! e argh! e boom!

Mi sono rivista “Mad Max Fury Road”, che si riconferma, anche confinato nelle ristrettezze del piccolo schermo, un film enorme, qualcosa di incontenibile e meraviglioso, il miglior film dell’anno, c’ha ragione Lucia; e si arrangino quelli a cui non è piaciuto, non sapranno mai cosa si sono persi. E mi sono rivista “A New Hope”, “The Empire Strikes Back” e “The Return of the Jedi”, in inglese, e pure le tre parodie dei Griffin, ché avevo ricominciato a vedermi Star Wars da episodio I a episodio III in inglese e l’operazione andava conclusa, no?

E poi ho scritto. Follia delle follie, ho scritto in inglese, per mandare un racconto (12mila parole) a una piccola casa editrice con una open call che si chiudeva il 31 dicembre… E forse non andrà in porto un tubo, forse daranno fuoco al file appena apertolo.

Ma, come diceva un gran bell’uomo,

Francamente, me ne infischio!

Era una cosa che dovevo e volevo fare. Un esperimento. Mettermi alla prova e vedere come andava. Cosa mi verrà risposto è, in un certo senso, secondario. Se mi verrà detto “No, grazie”, pace. Mi rimarrà un racconto da 12mila e rotte parole in inglese, su cui potrò lavorare. Che potrò sistemare con più calma e poi, nella peggiore (?) delle ipotesi, pubblicare da me.

Per ora, ho delle lavatrici da fare e un film da andare a vedere, anche perché mi son già beccata due mezzi spoiler (mortacci loro!) e se aspetto ancora lo tolgono dalla programmazione. Ho un gatto perplesso da tranquillizzare e non-so-esattamente-quante email da controllare (e probabilmente cestinare). Ho storie a cui pensare, da editare, preparare e impaginare.

Per quella specifica storia in inglese c’è tempo, molto tempo.

Ciao, neve! È stato bello vederti! Alla prossima!

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