O padrone e serva


copertina Domine et ServaEra in offerta, gratis.
L’ho preso e letto.

Non fatelo pure voi.
Non sprecate soldi o spazio su disco o tempo.

Già il titolo, “Domine et serva”, con quel suo latino “uhmmmm…”, doveva spaventarmi. Il fatto è che è indicativo di più o meno tre quarti del latino del libro e della cura nella ricerca storica.
Ma uno ci passerebbe su, su una ricerca storcia ‘nzomma, se la scrittura e la trama fossero fichissime, no?

Invece la scrittura è legnosa, piovono aggettivi e avverbi, il narratore onnisciente passa il suo tempo a spiegarci tutto quello che pensa ogni personaggio presente sulla pagina, ma decide di sorvolare sulle cose davvero interessanti.
WulfgarI personaggi o hanno dei nomi insensati (una Galatea e un Marzio hanno tre figli dai nomi celtici storpiati, così, perché è bello dare ai figli dei nomi buffi), o dei nomi ridicoli (Ottavia Traiana, un Wulfgar che non può mai mancare in un fantasy); e parlano tutti uguali, alternando ingessatura e frasi da adolescente brufoloso, continuando a ripetere il nome dell’interlocutore anche se sono solo in due nella stanza, per evitare che ci siano dubbi su chi stia parlando.
L’eccezione è la summenzionata Ottavia Traiana, che per qualche ragione parla in pseudo-romanesco.
La storia si apre con un prologo che dovrebbe essere di pathos e affascinante, e invece è noioso. Perfino superfluo.
Una madre di famiglia rischia di perdere tutto! The stakes are high! Solo che…
“Tuo genero vuole ciularti tutto, amica mia!”
“Ommieiddei, cosa posso fare?! Sono rovinata, rovinata!”
“Mi sono preso la libertà di risolvere già tutto io prima di venire a trovarti.”
“Oh, mio eroe!”
L’emozione.Natolia - rabbrividiamo

Segue una trama flebile che non è che una storia d’amore sciocca tra una sedicenne che fa parte di un’unità d’élite segretissima e un soldato venticinquenne che sta tornando a casa vittorioso, la vede per strada, decide che è una vagabonda, la arresta perché il vagabondaggio è proibito (sic) e decide che lei sarà la sua schiava.
E lei – cittadina libera, parte di una unità d’élite segretissima, potentissimo oracolo di Apollo che in tutta la storia prevede ben due eventi random e 5 tiri di dado  – invece di cercare di fuggire nonostante due settimane di ceffoni e fame, sta lì e gli fa i dispetti nella speranza che lui la scacci (!) così che lei possa tornare alla sua unità; ma, ovviamente, si innamora di lui, e lui di lei.
E lui, che ha una notissima “indole improntata alla giustizia” (sic) – ma solo quando vuole lui, perché schiavizzare una sconosciuta dando per scontato che è una schiava è giustissimo,

“E se non è una schiava… chissenefrega, lo sarà.” (sic)

Lui, dicevamo, decide che lei deve dargliela e le dà, giusto e magnanimo, la scelta tra una prima volta in privato e uno stupro in una stanza a caso della domus.
Finisce che lei si concede volontariamente durante una celebrazione dei Floralia (che da festa di Flora diventano festa di Cerere) che sembra un falò di Sant’Antonio con più balli a tette di fuori (e forse meno patatine e spumante).
E con la la tonta che si ingelosisce quando scopre che lui è sposato e decide di fuggire solo quando la povera cornuta le ricorda i suoi doveri (familiari e da agente segreto) e le dà le chiavi della porta sul retro.

Sì, perché la nostra protagonista (membro, ricordiamocelo, di un’unità segretissima al diretto servizio dell’imperatore) ha spifferato la propria identità e affiliazione e storia di famiglia prima al suo bello dagli occhi

carichi di maschia arroganza

e poi alla moglie cornuta.
Comportamento da manuale per un vero membro di un’unità d’élite segretissima che, nel capitolo uno, ha seppellito la borsa coi propri documenti per non farli trovare perché… uhm… perché serviva alla trama, così Maschia Arroganza poteva arrestarla per essere una vagabonda che non aveva documenti personali che provassero che era una cives.

Dovrebbe essere un’ucronia ambientata sotto un imperatore Costantino che è salito al potere più tardi del reale.
La verità è che lo sfondo storico è del tutto ininfluente. Poteva essere ambientata sotto Augusto, o Giustiniano, o Traiano, o Tito. Ai fini della labile storia, non sarebbe cambiato nulla, perché è una minuscola storia di lui e lei che s’incontrano, trombano, si mollano, finale senza spina spina dorsale, dissolvenza.

E è una minuscola storia che non emoziona, non è avventurosa, non sorprende se non per la propria involontaria ridicolaggine.
E quindi io ho riso scompostamente e per le ragioni più varie incontrando passaggi come “E se era come pensava… sarebbe stato un dannato casino, per dirla con le parole schiette di rudi amici di lunga data”, “il sole bagnato di primavera”, “stava elargendo i suoi favori”*“il tanto attento attendente”, “La testa di Rhea scattò di lato come quella di una bambola di legno e incespicò per mantenere l’equilibrio” o la schiava che rimbecca allegramente (sic) il padrone con un

“Non sei mio padre, Marco, evita di farmi paternali.”

O di fronte a un personaggio che, trasformatosi in un serpente, ingoia un pugnale per poterselo portare dietro.
O di fronte a una figlia di Roma antica che chiama un serpente Strix, ovvero civetta/allocco.

Quindi, ripeto: statene alla larga.
A meno di non voler ridere/incazzarvi per come si possono maltrattare la narrativa storica, il fantastico e il latino.

_____________________________
* Elargire i propri favori, signore, vuol dire concedersi sessualmente a destra e a manca. Non esattamente quello che Maschia Arroganza farebbe per garantirsi una posizione politica di prestigio, temo.

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4 commenti su “O padrone e serva

  1. Innanzitutto, grazie.
    Sei stata un pelino dura, ma grazie, una volta digerite le cose riesco obiettivamente a vedere i buchi e i difetti del mio primissimo lavoro, con tutti i suoi limiti.
    Poco importa che sia stato premiato col terzo posto a un concorso letterario.
    Molte delle cose che mi rimarchi sono corrette anche se hanno una spiegazione: però è anche vero che se la spiegazione è rimasta nella mia testa, il lettore non se ne fa nulla. Come il fatto che chiami Strix una vipera, che appunto vuol dire allocco e qui volevo fare un gioco di parole (dà dell’allocco a un serpente per dire che è stupido, si era fatto prendere), mi son persa la nota per strada e la bacchettata è sacrosanta.
    Altre, invece… Beh, spero mi sia concesso invocare il diritto di replica.

    Non è mio interesse uscirmene con discussioni futili, anzi, come come ho già detto ritengo quasi tutte le tue argomentazioni valide, puntuali e – anche se con toni un po’ troppo acidi – molto utili. Delle recensioni belle siamo sempre tutti contenti, ma sono quelle negative quelle veramente utili, purché argomentate come si deve, come hai fatto tu.

    Non posso sapere che formazione tu abbia, ma la tua cultura è evidente. Solo non capisco perché ti infastidisca tanto il passaggio in cui la fa schiava, visto che ho trovato indicata questa pratica sui testi degli stessi latini, per quanto riguarda principalmente questa pratica nei confronti di contadini e plebei, qualora non fossero in grado di dimostrare la loro cittadinanza. Nelle XII Tavole del diritto romano è indicato che era possibile rendere schiavo un cives all’interno della civitas (quindi un cittadino all’interno del territorio imperiale) qualora non avesse fatto l’iscrizione al censo o avesse risposto alla chiamata militare. Ho solo ampliato la cosa, ma il senso è quello. (Elementi di diritto Romano, Mario Talamanca, pag. 47, paragrafo c) )
    Quindi no, forse non è proprio del tutto sbagliato il comportamento di Maschia Arroganza (giuro, ho riso come una matta, sei una grande), piuttosto è Aife/Rhea a sbagliare. E lo fa perché… Beh, l’hai detto anche tu, no? E’ una ragazzina insulsa e come tale si comporta, in molte, moltissime, praticamente tutte le occasioni.
    L’appunto sul senso di giustizia di Maschia Arroganza poi mi sembra interpretato più con la morale odierna che con quella del romano dell’epoca. In fin dei conti è già tanto che le abbia dato una scelta e abbia pure atteso, avrebbe potuto benissimo violentarla lì dove l’ha trovata con tutta la scorta a gustarsi il siparietto. Però vabbé, concordo che nell’insieme le cose non funzionino al massimo.

    Wulfgar è un nome tipico dell’area che copre la Germania (sia Superior che Inferior), la Belgica e la Raetia, anche se era molto diffuso in Pannonia e, toh, anche in Britannia. Quindi non vedo perché un personaggio nato e cresciuto in Belgica non possa averlo, solo perché fa troppo fantasy. Forse è il fantasy “classico” che ha abusato di quel nome. O, forse, semplicemente è un nome molto comune come Marco, Luca e Andrea negli anni settanta/ottanta. Questo a me è sembrato voler polemizzare un po’ sul niente, ma comunque rispetto il tuo pensiero.

    Ottavia Traiana parla in un romanesco storpiato esattamente come i romani su Asterix. Com’è che nessuno massacra Asterix per questo? Posso darti ragione se e solo se mi appunti che è incoerente l’uso del romanesco storpiato per lei e non altre forme di storpiatura – tutte rigorosamente diverse a parte i tre fratelli – per tutti gli altri personaggi, perché, caspio, anche se il latino era una lingua comune, quasi non si capivano da una provincia per l’altra. Ecco, se l’appunto che volevi fare era di questo tipo allora sì, hai perfettamente ragione, altrimenti prendila per quello che è: un semplice, ingenuo e se vuoi molto malriuscito esperimento.

    Domine et Serva, titolo da brividi, latino maltrattato. Lo so, il titolo corretto sarebbe stato dominus et serva. L’ho scritto ovunque, è una storpiatura voluta perché il vocativo domine è più simile e meglio comprensibile alla stragrande maggioranza delle persone che il latino non lo hanno studiato. Che dire: mea culpa. Chi il latino lo conosce sta male. Scusa, ti manderò una cassa di Maalox! (Suvvia, che scherzo).

    La pioggia di aggettivi e avverbi è orrenda, lo so. Purtroppo il tempo per rivedere come si deve questo racconto non ce l’ho e non ho nemmeno i fondi per pagare un editor, tuttavia è così che ha vinto quel terzo posto e, anche se orrido, forse è un po’ anche giusto lasciarlo così com’è. Tanto sale di posizione su amazon solo quando va in promo gratuita, quindi non c’è un reale rischio di rovinare la digestione a qualcuno, tanto più che generalmente non lo promuovo mai tanto, sono self ma faccio abbastanza schifo nella promozione.

    Concludo chiedendo venia se mi son dilungata troppo, ti rinnovo i miei ringraziamenti per la spietata e puntuale critica, però no, non dire che non mi documento per favore, perché la documentazione storica è alla base di tutto il progetto specula e sono otto anni di lavoro, di cui gli ultimi sei presenti – nel bene come nel male – su internet con il nostro blog. E bastava fare una semplice ricerca su google per trovarmi e trovarci, imparare a conoscerci e farsi un’idea più completa del nostro piccolo e ambizioso progetto.
    Ancora grazie e cercate di non massacrarmi troppo nei commenti 😛

    Arianna (Azia)

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