Il titolo sbagliato


marketingIeri sera cazzeggiavamo, io e altri ragazzi del blocco C della blogosfera. Commentavamo come certi titoli sembrino fatti apposta per non vendere (e come ci siano autori dall’incredibile e innata predisposizione per azzeccare i titoli peggiori possibili, ma questa è un’altra faccenda).

La verità è che trovare il titolo giusto non è per nulla facile.
Non esiste un sistema infallibile, a prova d’idiota, grazie al quale avrete sempre il titolo perfetto per ogni vostro scarabocchio, checché qualcuno possa provare a raccontarvi.

Writer-Series2Uno ci si scervella per giorni, a volte settimane, senza trovare nulla che vada bene, e alla fine ha un’intuizione geniale, oppure si sente consigliare il titolo perfetto da un amico mentre si fa brainstorming.
Succede.
Come succede di accontentarsi di un titolo che non convince fino in fondo perché (porcadiquellapupazza!) non se ne trova uno migliore da ormai due mesi tondi.

Prendiamo i miei, di titoli, partendo dalla mia personale preistoria.

copertina ventoEpidemic Egonomic. I titoli di due canzoni, e fanno il paio perfetto, a mio modesto parere, con la storia che racchiudono. È una storia i cui capitoli sono intitolati con la canzone che fa da colonna sonora e descrive, a modo proprio, quel che succede al suo interno. E considerato che è la storia di una persona solitaria (ego), che costruisce la sopravvivenza attorno a sé stessa (egonomic, da ergonomic) durante una pandemia (epidemic)… Mai avuto alcun dubbio sul fatto d’intitolarlo così.

Vento di cambiamento. Ci ho lottato a morte, per trovargli un nuovo titolo dopo quello di lavorazione. E alla fine ho deciso che il titolo di lavorazione andava bene. Perché se uno legge attentamente la storia, c’è il vento di cambiamento, e non è per nulla figurato, oltre a essere quel che muove tutto. E quindi va bene così.

A Song to Say Goodbye. Altra canzone. Altra storia con una forte vena musicale. E è una storia sul dirsi addio. Fine dei giochi.

Firepower. Altra dura lotta. Non trovavo uno straccio di titolo che mi piacesse, che andasse bene, che funzionasse. Finché un sabato pomeriggio ho fatto una pennichella postprandiale piena di mal di testa. In mezzo ai sogni confusi di quel pomeriggio c’erano pure Vesta e la parola firepower.

Jimmy Loves Laura

La copertina incriminata

Jimmy loves Laura. Volevo che si capisse che c’era una storia d’amore, e volevo che si capisse non solo dalla copertina. Di qui la scelta di puntare su Jimmy e Laura, e non sui personaggi delle prime storie che compongono la raccolta. Diciamo che è uno dei (vari) giochetti che ho tentato di fare con le aspettative dei lettori con questo ebook. La storia d’amore che vedi in copertina è l’ultima che leggerai. È stata una scelta controproducente? La giuria è ancora in camera di consiglio.

Whalton N° 5. Senza mezzi termini, è il titolo che più mi piace tra quelli dei miei lavori, anche più di Epidemic Egonomic. Forse è il mio titolo migliore, frutto di un momento di illuminazione divina da rimanere a bocca aperta e dirsi “geniale!” Dopotutto, sono 5 racconti su un personaggio tormentato da odori e profumi, non potevo non citare la fragranza più famosa al mondo, no?

Il che ci porta al fatto che sto lottando per trovare un titolo definitivo per Sweet dreams, come dicevo ieri, e a un momento scemenza.
Perché dopotutto, con gli amici del blocco C si parlava di titoli fatti per non vendere.
E allora ci siamo messi a ipotizzare pessimi titoli per le nostre storie. Accurati, ma senza alcuno charme. I miei?
Storia di una tizia senza nome durante una pandemia.
L’avventura di un generale sabaudo.
Serata con amici a Los Angeles.
Gente che si mena in Egitto.
Due che si piacciono.
Le avventure di una contabile zitella.

Già, chi mai non comprerebbe “Due che si piacciono”, eh?

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7 commenti su “Il titolo sbagliato

  1. Io non lo comprerei. E se per caso me lo trovassi in casa lo getterei dalla finestra. Acquisterei invece con piacere “Gente che si mena in Egitto”. E’ flamboyant.

  2. Pingback: Il grande verdetto | Space of entropy

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