Reduce da Expo


Sono reduce da due settimane praticamente offline e qualche giorno di relax e recupero forze.

Perché? Perché quelle due settimane le ho passate a Expo Milano 2015 in qualità di una delle migliaia di giovani e meno giovani che sono andati a fare i volontari in quel dell’esposizione universale.

La borraccia l'ho persa il primo giorno

La borraccia l’ho persa il primo giorno

Dopo due settimane, sono indecisa tra “gran bella esperienza” e “se potessi tornare indietro, col cazzo che la rifarei”, non tanto per l’esperienza in sé, quanto per la stanchezza abissale e il disagio fisico di passare 14 giorni a fare avanti e indietro lungo un tratto di un enorme vialone, sotto la calura milanese e come unici alleati delle splendide persone con cui farsi coraggio e chiacchierare, acqua fresca, ventaglio di cartoncino e la promessa di un refolo d’aria davanti alla Corea (no, davvero, davanti alla Corea del Sud c’è sempre un pochetto d’aria, sia benedetto il K-pop che blastavano giorno e notte dagli altoparlanti!).

Ora, finiti quei maledetti 14 giorni, l’obiettivo (raggiunto) era riposarsi e ricaricare le batterie in vista di quel che mi aspetta, ovvero un’intera estate di canicola.

Ho cose da scrivere, soldi da recuperare, una casa da tenere sotto controllo. L’umidità non aiuta.

Qui siamo vicino al clima di Singapore sotto la pioggia, e non è che Singapore sotto la pioggia sia esattamente rinomata come il setting ideale per mettersi a scrivere-fare-disfare. O anche solo per pensare di accendere un computer.

Ora ne rimane ben poco…

Vabbeh, sono viva, ho un tatuaggio all’hennè che è quasi del tutto sparito, una girandola e un braccialetto polacchi, una shopper del Kuwait, delle ali da pilota di simulatore e delle nuove amiche.
Ho un kit del volontario dai colori discutibili (e infatti gli ho già fatto macchie indelebili).
Ho visitato 30 e passa padiglioni, mangiato del mi xao vietnamita e del majadra israeliano, ricevuto 1 dollaro di mancia (che non avrei dovuto accettare, ma si fotta la regola, sul momento ero troppo in botta da casini-casini-casini-finalmente-forse-è-risolto) e dato indicazioni a gente di ogni nazionalità.
Ho rivelato a una offesissima signora straniera che in effetti sì, Milano ha un problema di zanzare, e che no, il teatro in cui si teneva lo spettacolo del Cirque du Soleil non era al chiuso, ma, al contrario, un’arena a cielo aperto.

Ho fatto chilometri a piedi e dato centinaia di mappe e ventaglietti, e sono ancora qui a raccontarlo.

Poteva andare peggio, no?

Potevo ritrovarmi con delle vesciche ai piedi che fanno provinc-

No, errore, le vesciche taglia Gargantua ce le ho e stanno guarendo, con calma e per favore.

Grazie, Expo, ora devo solo scoprire come compilare il modulo del rimborso trasporti…

Se solo qualcuno rispondesse alle mail in maniera sensata…

La vescica Miranda giovedì mattina, dopo 14 giorni di camminate

 

 

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