Come non fare marketing


marketingTra i numerosissimi modi per cercare di farsi pubblicità, ci sono anche quelli che sarebbe meglio evitare come la peste. Tipo trasformarsi in uno spambot che, invece di comunicarti un’eredità milionaria farlocca o pubblicizzare magiche pillole blu, tartassa il mondo col proprio ebook.

Diciamocelo: in pubblicità c’è poco di controproducente quanto l’irritare a morte il possibile compratore.
Perché ok il “bene, male, basta che se ne parli”, ma se nessuno ne parla perché cestina direttamente la pubblicità insultante, qualcosa è andato storto.

Il che ci porta a noi: me, la mia casella di posta elettronica, e la mail che ho ricevuto ieri. Una mail che più passavano i minuti, più faceva fremere i miei sensi da ragno.

Mittente mai visto né sentito.
Oggetto:

Recensione eventuale

Non so cosa avreste pensato voi, ma io mi sono trovata a chiedermi che diavolo volesse dire quell’oggetto.
Il mittente voleva recensire qualcosa di mio, ma solo forse?
O era un “guarda, il link a una recensione che forse ti interessa”?
O il tizio voleva una recensione ma non ne era mica tanto convinto perché sai, con la crisi…?

Apro la mail e attacco a leggere.
(no, la mail non la riporto per intero; e perché è bello riassumere, e perché la legge, la privacy e tutto il resto lo sconsigliano)

Il mittente mi chiama per nome di battesimo (no cognome), ma mi da del lei. Dice di essere un “esordiente di fantascienza” (sic) pubblicato tradizionalmente ma in ebook.
Continua chiedendomi “semmai” (sic) fosse possibile inviarmi copia del suo esordio, senza però dare alcun dettaglio sull’ebook.

Col secondo paragrafo, parte la sagra del servilismo e della faccia di bronzo.
Mio sincero estimatore, il mittente dice che sarebbe “stupendo” riceve “anche solo due parole” in forma privata, senza che ciò voglia dire strumentalizzare a fine marketing l’eventuale recensione di cui in oggetto.
E ci tiene a rassicurarmi: qualunque sia il contenuto della recensione/parere/whatever, per lui sarà preziosissima.

La signorina Rottenmeier

Sì, oggi parla lei. Fatevene una ragione.

Ora, parliamone.

Uno: sei uno scrittore che cerca recensori/pareri.
Questa mail è la tua presentazione professionale e contiene un’avversativa che non avversa (né pubblicato a pagamento, ma categoricamente e orgogliosamente “NO EAP”), un “semmai” da fucilazione e un inciso a cui manca la virgola di chiusura.
Pessimo biglietto da visita.

Due: stai cercando recensori, titilla ‘sti potenziali lettori, diamine!
E invece no, tutto quello che sei disposto a dirmi sul tuo libro è: ebook, fantascienza, esce un ignoto giorno di aprile.
Vorrei vorrei sapere la trama, chi lo pubblica, guardare la copertina (sì, io giudico i libri anche dalla copertina), leggere l’estratto gratuito, sapere anche solo quale sottogenere di fantascienza è per capire se fa per me.
Invece pippe, perché tu hai scelto una (inutile) aura di mistero un tanto al chilo.

Inchinatevi di fronte al mio charme!

Inchinatevi di fronte al mio charme!

Tre: sei “mio sincero estimatore”, sì, ma cosa stimi, esattamente, di me e della mia presenza su internet?
miei libri? O le mie recensioni?
La mia attività da editor? O il modo fichissimo in cui rispondo alle interviste?
O forse lo charme che trasudo da ogni poro?
Non si sa. Il che implica che questa è una splendida presa in giro sotto forma di lecchinaggio. Il che ci porta a…

Quattro: non nasconderti dietro a un dito, mittente. Tu vuoi una recensione. Punto.
Tutta la parte sul mandarti un parere in forma privata, sulla non strumentalizzazione a scopo marketing… Oh, Cthulhu, il solo fatto che nomini la strumentalizzazione a scopo marketing! Mai sentito dire “excusatio non petita, accusatio manifesta“?
Lo sappiamo entrambi che stai solo cercando di farmi sentire a mio agio per scucirmi qualcosa che credi altrimenti non ti darei. Stai cercando di entrarmi nei pantaloni metaforici con due dozzine di rose rosse.

stivali

I miei stivali

Ma come un regalo costoso non è (né sarà mai) assicurazione matematica di incontro carnale con la prima sconosciuta incrociata per strada, così dire a uno sconosciuto quanto è importante il suo parere non è (né sarà mai) assicurazione matematica che lo sconosciuto non senta lo sgneeeeek! della tua lingua sui suoi stivali, o che prenda le tue rassicurazioni come genuine.

Cinque: non serve che me lo dici tu, lo so che ogni recensione, bella o brutta, è preziosissima. Se sai comunicare un minimo, anche una recensione a una stella diventa uno strumento di marketing. Il che ci riporta al punto quattro.

Sei: potrei dirti che essere contro la EAP è semplicemente buonsenso, ma quel che mi preme è il contesto in cui esprimi il tuo orgoglio anti-EAP. E il contesto è che tu, invece di dirmi “il mio libro d’esordio è pubblicato con una casa editrice microscopica / piccola / media / grossa / ciclopica / interstellare”, hai scelto (perché se vuoi dirti scrittore significa che le parole le scegli coscientemente, non a caso) di dirmi cosa non sei, ovvero che non sei autopubblicato e nemmeno EAP.
Il che implica che hai scelto di dirmi che non sei come me.
Che è una gran furbata già così, ma, ehi, non c’è limite al peggio, e infatti la cosa peggiora perché…

Sette: se già ogni parola di questa mail non fosse suonata sbagliata, paracula, falsa e stronza a sufficienza da far tremare la Forza a livelli “ops, è sparito un intero pianeta”, hai fatto la volpata del secolo.
Hai mandato la stessa mail, con solo cambiato il nome di battesimo, a almeno quattro miei conoscenti. Tutti blogger. Tutti che parlano di scrittura e libri.
Tutti, oooops!, scrittori che si auto-pubblicano su amazon.
E tutti perplessi da te.
Te, che di tutti noi sei grande (e generico) estimatore e che pensi che da tutti sarebbe stupendo ricevere un parere, ciascuno dei quali sarebbe per te preziosissimo.
Te, che non strumentalizzeresti mai nessuna eventuale recensione, perché noi, sconosciuti di cui non ti sei manco premurato di capire che facciamo quando non leggiamo, noi ti stiamo fottutamente a cuore.

Copia. Incolla. Cambia nome. Indirizzo mail giusto. Invia. Voilà.

Lo so che pensi che sia in corso una guerra per accaparrarsi i lettori; che se non agisci, sei spacciato. Lo so che essere letti, peggio che peggio recensiti!, non è un cazzo facile.
Ma non puoi dichiarare la tua fulminea infatuazione contemporaneamente a tutte le sconosciute che incontri per strada, e sperare che ci caschino. Fare una sola mossa, e farla nel peggior modo possibile, non sarà mai nel tuo interesse.
Le recensioni non le otterrai trattando i potenziali recensori come pedine intercambiabili e cieche al leccaculismo paraculo.
O forse sì, le otterrai, ma solo da chi leccherà il culo a te per ottenere qualcosa in cambio.
Chissà, forse è quello che vuoi. Spero per te di no, ma se davvero fosse quel che desideri, beh, fatti tuoi

Dal canto mio, sei riuscito a fare in modo che io, del tuo libro di cui non so nulla, non sia interessata a sapere nemmeno un dettaglio in più.

Gran bel risultato, complimenti.

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5 commenti su “Come non fare marketing

  1. Questo tipo di situazione è capitato spesso anche a me, specie nell’ambito della webzine musicale che gestisco. Non so cosa sia peggio, se la gente che senza uno straccio di messaggio mi spamma su Facebook il suo videoclip/locandina/ecc, quella che mi chiede la recensione di generi musicali che io non tratto (e che di sicuro non comincerò ad accogliere perché mi viene chiesto) o di altri tipi di articoli che non ho mai fatto, tipo “presentazioni” (idem con patate). Forse però i peggiori sono quelli che quando gli dici che ci vuole del tempo per una recensione, mi chiedono se non la posso fare più in fretta: se fin’ora sono sempre stato gentile, forse anch’io dovrei cominciare a rifiutare questo genere di proposte.

    Più in generale, comunque,per la mia esperienza buona parte della “gente di internet” non ha la più pallida idea di cosa il marketing sia. Io non mi ritengo certo un esperto di marketing, ho fatto solo un corso di base aziendali che comunque trattava poco internet (preferendo rivolgersi all’azione sul territorio), ma comunque in giro si vedono di continuo persone che fanno errori abbastanza grossolani. Vero che poi il marketing non è mai una “scienza esatta”, ma comunque per evitare sbagli come il definire la propria opera, qualsiasi essa sia, un “capolavoro” non credo serva essere laureati in scienze della comunicazione 🙂 !

  2. tipo questi?

    “Buongiorno
    Siamo gli autori del romanzo XXX, e La contattiamo per conoscere la vostra politica riguardo la pubblicazione di recensioni sul vostro blog.[ ]
    [ ] Riteniamo che rappresenti una novità nel panorama letterario italiano, piuttosto scarso di opere di questo genere rivolte sia ad appassionati di genere che a lettori meno settoriali. Abbiamo pubblicato il nostro ebook grazie ai servizi di XXX ed è presente sui maggiori siti di distribuzione di opere digitali d’Italia tra cui Amazon, Mondadori, Feltrinelli, Ibs e Kobo. Attualmente stiamo ricevendo un ottimo feedback sotto forma di recensioni positive e vendite. [ ]
    E’ possibile offrirLe il romanzo(in forma totalmente gratuita) per una recensione? [ ]”

    E poi gli dici che se avrai tempo lo farai e ti inviano un file che manco è stato revisionato, in versione beta e dopo aver faticato a leggere per 20 pagine lo chiudi sperando solo che non sia il file messo in vendita.
    Che si fa in questi casi?
    Si segnala all’autore che forse è il caso di revisionare il libro?
    Si parla male dell’opera dichiarandola incompleta e fraudolenta?
    Si sceglie la via del silenzio?

    E sopratutto: In pratica se la sono fatta già loro la recensione, che altro vogliono?

    Ti inviano il libro aggratis e vogliono quindi la pubblcità aggratis?

  3. È sempre bello vedere che “farsi pubblicità” coi piedi è pratica diffusissima e che non si ferma al solo ambito letterario (dove, diciamolo, almeno un filo di capacità comunicativa, di uso della parola scritta, da parte di gente che dovrebbe saper scrivere, uno se li aspetterebbe).

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