Lo stato dei lavori – 19 febbraio 2015


Writer-Series2Ho amici, come Aislinn, che sono talmente diligenti da scrivere ogni mese un post di To Write List e fare i conti con i successi e gli insuccessi nel raggiungere gli obiettivi posti il mese passato.
Io tendo a essere troppo farfallona per riuscire a farlo ogni mese.
D’altro canto, come dicono gli inglesi, un post del genere fa sì che mi senta “accountable for”. Che io sia allo scoperto e non possa tirarmi indietro.
L’ho detto, devo farlo.

Quindi, come stanno i lavori, i progetti, gli sgorbi?

Partiamo dal Grande Paciugo: Hell, il mio povero sparring partner e editor, l’ha finito di leggere una prima volta giusto oggi. Ora devo solo aspettare che lo rilegga una seconda, ché qui non si lavora alla cazzo, e stiamo parlando di 70mila parole. Mica bruscolini.
Pover’uomo.

Poi c’è il progetto con nome in codice We own the sky. È una storia di fantascienza. Strana (e non strana perché fantascienza, ma perché è un accrocchio di cose/idee/suggestioni molto disparate che nasce come conseguenza di un racconto scritto anni fa e fatto leggere solo a tre persone in crocce).
Non so ancora come esattamente raccontarla e cosa, esattamente, finirà con l’essere questa storia.
Ad aggiungere stranezza al tutto, è nata ascoltando il cd degli Scar the Martyr e concentrandomi sui testi. Uno di quei casi in cui il cantante sembra parlarti direttamente, evocare immagini che nulla hanno a che fare con l’atmosfera del brano, visioni di un futuro con miriadi di possibilità.
Vediamo come andrà; per ora ho buttato giù 10.900 parole e spicci di cui non ho idea cosa salverò, e mi sto divertendo.
E devo fare ricerca, un casino, per svariati (innumerevoli?) dettagli minori ma anche cose enormi. Alè!

Secondo progetto in cantiere. Nome in codice: Sweet dreams. Questo sarà una cosa strana. Molto. Più di We own the sky. Un campo che frequento poco, un’ambientazione da perfezionare, due personaggi principali che ancora non sono sbozzati al punto giusto. L’idea è di giocare con certi cliché e ribaltarli. Irriderli, a tratti. E tirarne fuori qualcosa di originale, nel suo piccolo.
Anche qui, devo fare un tot di ricerca, ma un primo tassello sta arrivando via posta, il resto sarà da mettere insieme in qualche maniera.
Per ora, ridendo e scherzando, sono a quota 19mila parole e circa a un terzo degli snodi narrativi che ho in mente. Anche qui non so quanto sopravviverà e quanto verrà dato alle fiamme virtuali, anche qui vedrò come evolvono le cose.

Poi c’è il progetto Starbucks. È una storia breve, da aggiungere ad altre per poter pubblicare un ebook che sia quel minimo corposo e non sembri una presa per il culo.
Ne ho scritto circa la metà, di Starbucks, ma la seconda metà mi sta dando qualche problema, non lo vedo ancora come devo, ci sono buchi e incertezze e ARGH.
Toccherà risolvere, oh yeah!

Copertina Epidemic EgonomicC’è ancora una cosa che sto accarezzando, ma è “solo” l’idea di convertire Epidemic Egonomic in .mobi e metterlo in vendita.
Il pensiero di tenerlo fuori dalla rete mi infastidisce pesantemente.
La piccola, insignificante controindicazione è che sarei di nuovo in balia della maledizione dell’ebook riluttante. Ma tanto prima o poi devo codificare altra roba, no?

Quindi, per ricapitolare, i piani sono:

1) trovare zen-itudine sufficiente a resistere mentre Hell finisce di rileggere il Paciugo (mica facile…);
2) cercare di capire se vale la pena continuare a scrivere We own the sky;
3) scrivere altre 20mila parole di Sweet dreams e intanto fare ricerca su quel che serve per ancorare la storia nei punti giusti;
4) finire Starbucks, gettarlo in pasto a Hell e qualche altro beta-martire, farmi fare una copertina, codificare il tutto, smadonnare in uzbeco, mettere l’ebook in vendita;
5) smadonnare ulteriormente per Epidemic Egonomic.

Sarà splendido.

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Un commento su “Lo stato dei lavori – 19 febbraio 2015

  1. Pingback: Lo stato dei lavori – 19 marzo 2015 | Space of entropy

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