Andare avanti


Ieri tra amici si discuteva di cosa ci fa andare avanti a scrivere.

Perché la verità è che tentare di fare l’author-publisher, in questo ecosistema infestato da cose strane,* non è la cosa più entusiasmante dell’universo.

Non lo facciamo per edonismo, per metterci in mostra, per portare in parata il nostro ego urlando “pubblico ebook, io!” Anche perché se lo facessimo (urlare che pubblichiamo ebook, intendo), la gente ci guarderebbe come degli spostati, o come gente che parla una strana lingua, o come dei coglioni fatti e finiti. No, seriamente, provate ad avere una conversazione adulta con qualcuno in cui gli parlate del fatto che pubblicate ebook. Ebook di fantasy. Ebook di supereroi. Vedrete i bastioni di Orione e le navi accese dalle fiamme, nei loro sguardi allucinati. Io, nello sguardo dell’impiegata dell’Agenzia delle Entrate con cui ho parlato oggi, ho letto un grasso “Rimani seria, non porre domande inutili, aiutala e poi… fuggi da questa donna strana!”

Pubblicare storie non è in, o se lo è, è in solo quando c’è una casa editrice nota alle spalle. Poi, diciamocelo, metterci in mostra de che? Come se su internet a qualcuno fregasse troppo di un self published su amazon… “Perché prestargli attenzione? Tanto che ha fatto? Che ci vuole a scrivere due minchiate e metterle su amazon? Va’, lo faccio anche io, tiè, fatto, figata, ora aspettiamo i soldi.”

Con questo non voglio dire che non ci sia una certa componente narcisistica che entra in azione ogni volta che qualcuno, là fuori, lascia un segno tangibile di aver apprezzato quello che abbiamo scritto. Ma non basta. Non arriva una recensione a 5 stelle al giorno. Non arrivano 10 euro di introiti al giorno. Il narcisismo non è una molla sufficiente, non per i sani di mente.

holding-moneyE non lo facciamo per i soldi, checchè qualche minchione là fuori ne possa dire. Sì, è bello guadagnare qualcosa, ma non credo che saremo costretti ad aprire in tutta fretta una partita IVA per poter essere al sicuro in caso la Finanza ci suoni al campanello. Per ora possiamo accontentarci della voce “Altri redditi” al quadro RL del modello Unico **.

E ben pochi di noi continuano a scrivere e autopubblicare nella speranza di venir scoperti dalla grande casa editrice e fare “il salto di qualità”. Come se la casa editrice, grande o piccola, automaticamente fosse a) il sogno nel cassetto di tutti-tutti-tutti gli autopubblicati b) la panacea di tutti i mali c) garanzia incrollabile di qualità eterna.

La verità è che andiamo avanti a scrivere e autopubblicarci per altri motivi.

Per non darla vinta al silenzio che cerca di esserci imposto, al Nulla che sembra dover essere l’unica alternativa.

Per non darla vinta alla voce, interna o esterna che sia, che dice che è tutto inutile, una perdita di tempo da ragazzini, indegna di un adulto.

Perché abbiamo ancora un casino di storie da raccontare, e le dannate non si racconteranno da sole, non importa quanto proviamo a convincerle.

Perché scrivere ci piace.

Perché raccontare storie mi diverte, ed è l’unica cosa per cui qualcuno sembra disposto a pagarmi.

Quindi io vado avanti, e con me i miei amici.

Il resto, è rumore di fondo.

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* Quelli che cercano di piantare bandierine ovunque; quelli che si auto-proclamano signori di un genere e quasi sembra che se vuoi pubblicare qualcosa lì dentro devi chiedere il permesso; i circoletti delle recensioni di scambio; quelli che urlano, in piena serietà, che loro hanno venduto 100mila copie, loro!; quelli che non sanno cosa sia scrivere ma scrivono lo stesso; quelli che comprano, magheggiano, chiedono (e ottengono) il rimborso e si tengono l’ebook; quelli che “L’erotico vende, scrivo una storiella zozza da 15 pagine, la vendo a 3 euro, la metto in Fotografia perché c’è un fotografo che fa le foto zozze alla porcellona, wow che figata sono primo nei bestseller di fotografia!”; quelli che se tu non parli dei loro ebook, tu non esisti più, cancellato dalla faccia della Terra; quelli che se scrivi nel loro stesso genere, diventi un nemico giurato perché gli stai… gli stai facendo uno sgarbo, qualcosa, insomma, sei cattivo!; quelli…
Ci siamo capiti a sufficienza, vero?

** Oggi mica ho inquietato una impiegata dell’Agenzia delle Entrate per niente, io!

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