Pinco Pallino e il tasto “Pubblica”


Ne ha parlato Davide nel suo post di oggi (o ieri, a seconda dell’ora), ne parlo pure io, a modo mio, coi miei tempi rilassati.

I fatti: un amico, in un gruppo su FB, segnala un ebook per motivi che qui non interessano.
Io vado a vedere su Amazon e scarico l’anteprima.
Perché sono curiosa come una scimmia già di mio, e quando le cose puzzano, anche di più. Tutto mi aspettavo, tranne che quel che mi sono trovata a schermo.

Cover of "Kindle Wireless Reading Device,...

Cover via Amazon

Un ebook il cui autore ha fatto un’unica cosa correttamente: schiacciare il tasto pubblica sul sito di Kindle Direct Publishing.

Rilettura? Assente.
Ortografia? Cagnesca.
Formattazione? Ignobile, infarcita di punti esclamativi al posto di ogni a capo.
Controllo dell’anteprima del file mobi generato da KDP? Nessuno.
Capacità di capire in quale punto infilare la copertina? Nessuna.
Comprensione del concetto di file mobi? Nessuna.
Rispetto delle consuetudini tipografiche minime*? Are you kiddin’ me?!

Indice? Scritto a mano. Con i numeri delle pagine. In un file mobi, che non ha le pagine, ma le “posizioni”, e che ha le pagine fluide, come saprebbe chiunque avesse mai aperto un ebook comprato su Amazon.

Una cosa che definire “da dilettanti” è ancora fare un complimento al nostro buon Pinco Pallino.**

Ciliegina sulla torta, il prezzo: 6 euro e spicci.
Per quasi 300 pagine previste, ok, ma sei un esordiente, sei euro e rotti è veramente tanto. L’utente medio accetta un prezzo simile solo per gli ebook dei pubblicati tradizionalmente il cui cartaceo costa 2-3 volte tanto.
“E’ praticamente il prezzo dell’ebook del mio libro!” m’ha infatti detto, esterrefatta, un’amica pubblicata tradizionalmente.
“Sì, ma il tuo è un romanzo. Questo sono parole in libertà.”

Poesia futurista Firenze

Una cosa un po’ così, solo con più punti esclamativi random. – Poesia futurista Firenze (Photo credit: Lollodj)

Perché oltre ai difetti oggettivi, per me il prodotto di cui sopra ne ha anche una caterva di più “soggettivi”: lo stile è da spararsi nei piedi, la gente parla come se avesse mangiato un dizionario e fosse già stata imbalsamata, 500 parole (spannometriche) di infodump su vita-morte-e-miracoli del posto X sono da flebo, le citazioni dotte potevano essere scorciate a un decimo della lunghezza, e la trama ancora non s’intravede giunti al 40% dell’anteprima.

Però sono difetti soggettivi. Magari a voi piace che in quaranta pagine non accada quasi nulla; o che il narratore onnisciente vi decanti le bellezze della costa ligure invece di dirvi cosa fanno il protagonista e i suoi amici.
Son gusti.

Quello su cui sfido a trovare qualcuno in disaccordo, è il fatto che un testo in cui le frasi iniziano e non finiscono mai (sempre se sembrano frasi e non parole a caso) è un testo scritto male.

Una porcheria del genere è oltre il limite di incazzatura di quel vecchio post fumantino in cui mi dicevo che se uno vuole essere trattato da professionista, deve comportarsi da professionista e guadagnarselo, il rispetto professionale.
Qui siamo a un abisso d’orrere di distanza pure dal tizio che scrive fan-fiction di una nota ambientazione ruolistica e le vende, ignaro di stare violando un numero di copyright sufficiente a ridefinire il concetto di “e ora sono cazzi amari”.

Siamo di fronte a una persona che dimostra di non sapere cosa sta facendo (e che non gliene frega di capirlo), smanaccia a caso e pubblica una cosa pietosa.
E per i potenziali detrattori degli autopubblicati, io e lui siamo sullo stesso piano.
Io mi faccio un culo a paiolo, mi vergogno dei refusi, m’incazzo e smadonno in lingue morte se la formattazione non viene perfetta, mi impegno perché voglio dare al lettore il meglio possibile.
Eppure, per una generalizzazione becera, sono una sodale di Pinco Pallino. Siamo sullo stesso piano: due dilettanti presuntuosi che vogliono aggirare il sistema, che non sanno usare la punteggiatura, che fanno cose orrende e si rendono ridicoli.

Quindi sì, come dice Davide, una porcheria del genere squalifica me e tutti gli altri autoprodotti come me che lavorano al loro testo per più di 5 minuti.

E no, questo post non nasce dall’idea che Pinco Pallino possa rubare mercato o altro a me e agli altri “degni”, perché davvero, seriously, qui non è una questione di farsi la lotta.
Questo post nasce dal fatto che riderne per non piangere o leggere ad alta voce i brani più insensati e buggati, alla fin fine, non basta.
E nasce dal fatto che penso che Pinco Pallino e chi “lavora” come lui facciano del male al mondo degli author-publishers.
Mentre per converso, penso che un’offerta di maggior qualità faccia bene a tutti.
Ai lettori, che così leggono roba buona.
Alla fiducia dei lettori nei confronti degli indie.
Agli autori, come sprone a produrre buoni prodotti, a essere orgogliosi di quel che facciamo, a crescere, a poter ribattere con sicurezza ai detrattori deficienti che no, noi lavoriamo come i professionisti, non è solo un hobby da 5 minuti.

Ma forse sono solo un’ottimista vaneggiante che è ora vada a dormire.

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* Tipo quella cosa per la quale se apro delle virgolette, le chiudo prima o poi; se apro delle virgolette in un discorso e vado a capo, metto le virgolette aperte anche all’inizio del nuovo pezzetto; se c’è già un punto esclamativo a fine discorso diretto, non metto un altro punto appena fuori dalle virgolette chiuse. Cose così. Il minimo.

** No, di Pinco Pallino non dirò nulla di specifico, un po’ perché non si merita manco uno sputo di pubblicità, un po’ perché la legge… eh, la legge… E quindi magari Pinco Pallino è una lei. O forse un gruppo. O chi lo sa. Lasciamo il mistero, ok?

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