Buttarsi nel fantasy…


“Lei è un fantastico personaggio di un romanzo. […] Lei ha una storia fantastica e ha trent’anni. Secondo me lei dovrebbe attingere… Invece di andare a buttarsi nel fantasy, andare… Lei dovrebbe attingere a sé stesso, lei ha un mondo fantastico da raccontare.”

Con queste esatte parole De Carlo ieri sera ha consigliato uno dei concorrenti di Masterpiece, un ragazzo che aveva scritto un romanzo in cui l’alchimia era centrale.
No, meglio evitare l’alchimia.
Piuttosto, perché non attingere al fatto di essere un trentenne con un master di qui, uno di là, che ha fatto l’impagliatore di volatili e altri variegati lavori per mantenersi?
Perché non attingere al suo essere un tipo “strambo”, invece di ‘sta roba di alchimia?

E a me sale ancora di più l’incazzatura, che già non era bassa dopo il primo episodio di Masterpiece.
Perché siamo sempre lì, al fatto che

nel mondo lavorativo adulto, scrivere fantascienza e fantasy suonava nel migliore dei casi frivolo, e pure un po’ stupido. Fantascienza, horror e fantasy erano roba per bambini, e non qualcosa a cui un adulto avrebbe dovuto pensare, tantomeno scrivere.

E lo scriveva  Kadrey quattro anni fa ripensando alle sue prime storie pubblicate, quindi agli anni ’70 – primi ’80. E siamo ancora lì.
Sempre lì, nonostante il passare del tempo, a fantasy, fantascienza e fantastico ridotti a un fugnone di roba da gettare nel cesso, roba in cui uno serio non dovrebbe andarsi “a buttare”.
Roba deteriore.

E allora, io dico tre cose:

Uno: citando lo stesso articolo di Kadrey

Sapevo che se nelle mie storie avessi fatto scivolare un po’ di verità sul mondo tra un alieno e un demone, sarebbe riuscita a volare sotto il radar e a colpire più gente che se avessi tentato di essere John Updike o Steinbeck. Perciò, divenni un imbonitore da fiera invece che un autove. […] Amo la spazzatura. Sono spazzatura. E ne sono fiero.

Due: citando i Depeche Mode,

Let me take you on a trip / Around the world and back  And you won’t have to move / You just sit still […] I’ll take you to the highest mountain / To the depths of the deepest sea / And you won’t need a map, believe me.

Io, il mio ipotetico lettore, voglio portarlo in luoghi che non ha mai visto e che forse nemmeno esistono; a incontrare personaggi inventati o reali ma pesantemente modificati; a fare cose folli, e magnifiche, e irreali, e terribili.
Quindi no, non attingerò alla mia normale, noiosa vita qualunque, se non il giorno che vorrò annoiarlo a morte.

E tre: citando il mio amico Hell, noi siamo la resistenza!

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6 commenti su “Buttarsi nel fantasy…

  1. Quattro: “Sticazzi.” (Zerocalcare)
    Non al tuo articolo, naturalmente, ma al suddetto autore. Ti ringrazio, anzi, per aver riportato il commento, che mi ero perso non guardando il programma. Ora ho una terza buona ragione per non seguirlo. ^^

    (Come se, fra l’altro, lo scrittore non attingesse proprio al “mondo fantastico” dentro di sé anche quando scrive narrativa fantastica… ma dove crede che viviamo?)

    • Che poi, se uno davvero vuole scrivere un romanzo intimista, bene, lo faccia! Ma non può, il romanzo autobiografico e intimista, diventare l’unica opzione possibile. Non può. È da sciocchi anche solo ventilarlo.

  2. Pingback: La narrativa del Fantastico: perché sì. | Plutonia Experiment

  3. Pingback: Di grazia, di cosa si deve scrivere? | frottole

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