Milano, io e la vecchia carretta


Il trasporto bici

Il trasporto bici

Quella di ieri è stata una domenica atipica per i miei pantofolai standard. Tentata dalla prospettiva di visitare il Cenacolo di Leonardo, mi sono aggregata a una gita in treno + bici in quel di Milano. Io che di solito la domenica la passo a casa, tranquilla e beata… Ma ho inforcato la fida carretta del titolo, preparato uno zaino pieno di roba per ogni evenienza, e sono partita col Generale.

Raggiunta la metropoli via treno, e sopravvissuti all’asfissiante tanfo di piscio che ammorbava piazza Cadorna, abbiamo percorso una Milano sonnacchiosa e semi-deserta fino a Sant’Ambrogio per una rapida visita, a cui ne è seguita una più lunga (e corredata da guida turistica) una volta raggiunta la chiesa di Santa Maria delle Grazie. La visita al Cenacolo dura soli 15 minuti per ragioni di ordine tecnico (garantire l’accesso a più persone possibili, ma in piccoli gruppi), ma vale la pena. Con una buona guida che tenga un solido discorso introduttivo, è anche meglio.

La mia carretta e la bici del Generale, in attesa davanti al Cenacolo

La mia carretta e la bici del Generale, in attesa davanti al Cenacolo

Lasciata Santa Maria delle Grazie, siamo partiti in direzione Castello. Abbiamo scorrazzato tra la folla belante che pascolava nel castello, abbiamo dribblato podisti, ciclisti, dog sitters e gente a zonzo e ci siamo fiondati alla base della Torre Branca.
Per 4 euro siamo saliti in gruppi di 8 fino a 98m di altezza, per osservare Milano dall’alto di un ottimo punto panoramico. La giornata non era perfetta, ma rendeva l’idea di quanto piccola la città sembri da quell’altezza.

Lasciato Parco Sempione, è iniziata il lungo e ondivago avvicinamento verso il pranzo, che ha previsto una breve sosta (compresa nel programma) a piazza Gae Aulenti (che è una figata ma sembra deserta, gelida e robotica nonostante ci sia gente che schiamazza giocando ai calcetti disposti qui e là); l’attraversamento della piazza del duomo in bici all’ora di pranzo (che ve lo raccomando, in trenta sciamannati e col caos di Milano Moda di domenica!); una sosta imprevista causa mia caduta per colpa dei binari del tram in curva che li mortacci loro*; una luuuunga pedalata sui basoli che alla fine sembrava di essere nelle mani di un massaggiatore impazzito, e finalmente, l’arrivo al ristorante, in quel di Poasco, in ritardo sparato. Nell’ordine di “sono le due e mezza e dovevamo essere qui un’ora fa”.
Grazie mille al tizio che ha detto: “Tranquilli, ci penso io, vi faccio fare una scorciatoia”.
Scorciatoia my ass.

Quantomeno, il risotto con l’ossobuco è valso la lunga pedalata. Peccato solo sia durato così poco 😛

Sulla via del ritorno, breve fermata all’abbazia di Chiaravalle, imprecazioni contro il traffico, disgusto di fronte a Cadorna che ancora puzzava di piscio.

Ho rivisto casa alle sette e qualcosa, quelle 11 ore circa dopo aver avuto la notizia che amazon aveva approvato il mio ebook. (non sapete quale? Questo!)

E il bello è che per tutta la gita non ho pensato al mio benedetto ebook, se non quando ero sulla strada del ritorno tra stazione e casa. Lì c’ho pensato. E mi son detta che si stava meglio senza le seghe mentali che avevo già iniziato a farmi.

Così è la vita dello scribacchino: eternamente in paranoia per la qualità di quel che ha scritto.

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* Per chi fosse interessato, sono ancora viva e vegeta, non ho perso ingranaggi per strada, solo qualche pezzo dei cestini della carretta. A me basterà un po’ di pomata per i lividi. Alla carretta servirà un trapianto di cestini. Povera carretta. 😥

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2 commenti su “Milano, io e la vecchia carretta

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