Metrofaga


Metrofaga - Richard KadreyHo una certa voglia di parlare di Metrofaga, di Richard Kadrey. Ma c’è un grosso, enorme “ma” che mi fa tentennare.
Come posso parlare di un libro se quella che ho letto è una traduzione a dir poco oscena? Cosa posso dire su stile, ritmo e costruzione dei personaggi, se si tratta di elementi potenzialmente tutti falsati dalla suddetta traduzione? Cosa posso dire sull’atmosfera generale, se il 90% dei personaggi si vedono il nome tradotto letteralmente e perdono ogni possibile aura, così che io trovo difficile provare altro che ilarità di fronte al grande contrabbandiere “Imbroglio” o alla intrigante “Agile Virtù” o allo spacciatore “Denaro Facile”?
Il grosso problema, qui, è che, trama a parte, tutto sembra avere chiazze di “boh” e di “ma che cosa cazz!?” e di “va là che va bene così”, che non si capisce se siano colpa della sola traduzione oppure se siano ingenuità/cadute della scrittura dell’autore che, venticinque anni fa, pubblicava il suo primo romanzo.
Sì, venticinque anni. Un casino di tempo, anche contando che la traduzione arriva con “soli” 9 anni di ritardo, nel ’97.

La trama, almeno quella (ma forse sono troppo ottimista) è uscita indenne alla traduzione da incubo: una vendetta che diventa corsa contro il tempo che in poche pagine va a puttane e diventa un tentativo di rivoluzione surrealista che diventa vendetta-tremenda-vendetta che diventa fuga che diventa andatevene-tutti-affanculo.
Apparentemente un accrocchio complicato, ma in realtà piuttosto lineare, ambientato in un futuro poco idilliaco: la Los Angeles in cui vive Jonny Qabbala è una città degradata come poche, immersa in un’America che è andata in deficit ed è stata comprata dal Giappone. Un mondo in cui sino-americani e arabi sono in lotta da anni, su tutto. E come se non bastasse, misteriosi alieni noti come “ratti alfa” hanno distrutto gli impianti minerari e industriali che c’erano sulla Luna, peggiorando ulteriormente la situazione economica.
E mentre bande su bande (guru funky, zombi analitici, sorelle naginata, piranha, gracchianti), contrabbandieri di droghe e medicine e il Comitato di Salute Pubblica si litigano L.A., Jonny dovrà affrontare più guai di quanti ne abbia mai cercati (e sì che è un casinista notevole). Il tutto mentre un morbo nuovo e terribile si diffonde per la città, qualcosa di mortale e incurabile che sì, ricorda l’AIDS, anche se è più veloce e letale. La sagra della sfiga, da un certo punto di vista, condita da viaggi lisergici, impianti cibernetici, cloni, sparatorie, surrealismo, un po’ di zen-itudine spicciola e un finale molto, molto strano nel suo essere né positivo né negativo. Realistico, forse. Non ho ancora deciso.

Su tutto, la conferma che già venticinque anni fa Kadrey possedesse un forte spirito multicolore e sinestetico, lo stesso che tornerà più di recente nei suoi romanzi urban fantasy.
C’è un mercato di stranezze, che ricorda tanto quello in Butcher Bird quanto il negozio di Munin nella serie di Sandman Slim; ci sono armi folli come “les fleurs du mal” (una granata al fosforo a forma di rosa di metallo), che ricordano la naat di Sandman Slim, ma anche il bumblebee di Butcher Bird; ci sono idee folli come quella alla base degli zombie analitici, ovvero persone che si fanno impiantare pixel sottocutanei che permettono loro di proiettare l’aspetto di una celebrità, per un istante o per ore…

È indubbiamente un libro di Kadrey, temi e idee e follia visiva sono le stesse. Quello che non so se manchi perché ancora troppo acerbo o perché tradotto col culo, è lo stile di scrittura, quel ritmo della prosa, asciutta e scandita, che apprezzo molto del modo di scrivere di Kadrey.
Toccherà trovare il romanzo in lingua originale e scoprire l’arcano.
Dannati traduttori cani!

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3 commenti su “Metrofaga

  1. Sembra bello, forse vale la pena di leggerlo in inglese per sincerarsene. Strana cosa da dire dopo aver finito un libro, ma si vede che era conciato davvero male, come se un gruppo di malintenzionati lo avessero sequestrato in un vicolo per malmenarlo di brutto, lasciandolo sfigurato per sempre. Le idee che contiene però mi sembrano buone. 😀

    • Se lo avessero fatto apposta a maltrattare il romanzo, il risultato probabilmente sarebbe stato questo. La cosa mi lascia un’amarezza notevole, e una grande incacchiatura.
      E sì, le idee che contiene sono buone. Toccherà rileggerlo 🙂

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