Non ho un sushi bar…


scrivereOk, articolo al volo, a ruota libera e di cui fregherà non so quanto e non so a chi.

Il buon Chuck Wendig ha appena pubblicato questo articolo, in cui prende spunto da quest’altro articolo dello scrittore e insegnante di scrittura J. Robert Lennon sul fatto che, fondamentalmente, per uno che si appresta a insegnare scrittura agli altri, il “put your ass in the chair and write” è un pessimo strumento didattico, un modo troppo sbrigativo e privo di sfumature, perfino denigratorio, per incitare a migliorarsi.

Il discorso di Wendig, invece, è più generale (non solo da insegnante, ma da scrittore che si vuole migliorare da solo) e ruota intorno al fatto che ok, “put your ass in the chair and write” non ti insegna un tubo su come si scrive bene, * ma ti insegna che non c’è altro modo di essere scrittore che scrivendo.

Tutto il discorso suona tautologico, vero?
Eppure, mi dicono, c’è gente che è capace di tediare il prossimo per ore raccontando del capolavoro che ha nel cassetto, un bestseller assicurato, roba da milioni di euro croccanti, ma di cui non ha ancora scritto nemmeno una parola, per questa o quella ragione.
Gente che si sente scrittore senza aver dalla sua nemmeno una battuta del suo capolavoro.

Io ringrazio il grande C. di non averne mai incontrati, di questi scrittori senza scrittura.
E vi dirò, 
mi vergogno a usare la parola scrittrice per parlare di me stessa. Tutta colpa di anni di seghe mentali e pippe varie che hanno ammantato le parole “scrittore” e “scrittrice” di aure mistiche e quant’altro.
Ma come mi diceva qualche tempo fa un amico, “Mica gestisci un sushi bar… scrivi, e quindi…”
… quindi sì, sono una scrittrice. Non ci guadagno nulla, per come stanno le cose, ma sono una scrittrice.
E credo che “put your ass in the chair and write” sia un consiglio fondamentale.

Perché è davvero facile perdersi nei ragionamenti, nella fase creativa, nell’immaginarsi tutto e il contrario di tutto, ma finché non trasformi i parti della tua immaginazione in parole scritte, è come se non esistessero.

20130227-000932.jpgPer andare sul personale: sono in una fase in cui non sto scrivendo praticamente nulla. L’obbiettivo giornaliero di parole è andato a gambe all’aria da un po’. La ragione? Ne potrei addurre varie.
Ma il punto non è solo il perché non stia scrivendo.
Il punto è che mi provoca un immenso giramento di balle, non riuscire a mettere per iscritto quello che sto immaginando, le scene che sto guardando nella mia testolina ancora e ancora.
Ma per me è un momento fisiologico. Mi capita abbastanza spesso quando sto scrivendo qualcosa di complesso, ed è segno che devo chiarirmi le idee su qualcosa; che, anche se a livello razionale ancora non ho capito quale sia, a livello “animale” so che c’è un elemento della storia (o forse più di uno) che scricchiola, e non riuscirò a rimettermi in marcia nel modo corretto finché non avrò tolto lo scricchiolio. **

Quindi sono qui, che faccio andare il filmino avanti e indietro, ancora e ancora, cercando le sensazioni giuste, le scelte giuste, gli oggetti e i dettagli giusti.
Le voci giuste. Quella di Victoria è l’unica di cui sono abbastanza sicura, e sarà una sfida non perderla nemmeno un istante. Quella di Red è ancora imperfetta, e quella della scimmia volante sarà la sfida peggiore.
Quanto al resto, per ora il grande paciugo sono 25 mila parole (!) in cui solo io saprei districarmi, anche se è impresa complessa. E non vedo l’ora di ritornarci.

Di mettere il culo sulla sedia e scrivere, ma scrivere davvero.

____________________________________
* e sì, aggiungo io, manca dell’elemento di positività e inspirational che Lennon incoraggia invece a usare per essere davvero d’aiuto a uno scrittore in crescita. Ma io sono in una situazione tale che non ho bisogno di dare a me stessa tenerume e dolcezza; ho invece bisogno di spronarmi, quindi farò a meno della parte sul “Love them. Respect them. Know them.”
novelists-boot-camp** Non posso che pensare che non ha tutti i torti Todd Stone, l’autore di Novelist’s Boot Camp, nel dire che aver fatto un piano preciso su cosa fare e come, pronto prima di iniziare, riduce, se non azzera, il rischio di inceppamenti. Ma io non sono una pianificatrice, e quindi mi toccano, ahimè.

Annunci

Un commento su “Non ho un sushi bar…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...