Una risata…


Ho fatto una chiacchierata con un amico, l’altra sera.
Una mezz’ora al telefono, dopo secoli che non ci si sentiva. È un amico particolare, una di quelle persone che ho incontrato una volta sola di persona, ma chissene, sono state una manciata d’ore interessanti durante le quali giocare a Bang!, chiacchierare, bere sidro tenuto in fresco in un torrente di montagna, prendersi una scottatura sulle spalle.

Sta attraversando un momento di palta, il mio amico.
Roba da prendere il morale di chiunque, farlo a pezzettini, dargli fuoco e pisciare sulle ceneri.
Roba da sfiga cosmica.

Pur sapendo com’è la situazione, gli ho fatto la classica domanda d’apertura di una conversazione, perfettamente inadatta a tutto questo: “Come va?”

Ne è seguita una chiacchierata fiume, in cui abbiamo riso un bel po’.
Perché il mio amico la sta prendendo in uno dei soli 3 modi possibili.
Alla disperazione nera o all’atarassia mistica (che non gli si confà per nulla, essendo lui un tipo poco mistico), lui ha preferito la risata.
Già, il ridere per non piangere.

E mentre chiacchieravamo, mi ha riferito di un suo amico/conoscente/whatever che gli ha detto che la risata sarebbe “una fuga dai problemi, qualcosa di poco salutare”.
Meglio piangere, in sostanza.
E, sembra aggiungere la morale comune, piangere tanto. Se possibile durante i momenti canonici di espressione del dolore.
Perché se non piangi nei momenti canonici, qualcosa non va.
Però devi anche tenerti su, eh, che sennò la gente si preoccupa.
E non essere teatrale, che è sempre di cattivo gusto.

Il che mi fa pensare alla mia prozia, la simpaticissima vecchia rompicoglioni che, cadavere di mio nonno ancora caldo, ebbe la faccia da culo di dire a mia cugina che non doveva piangere, che il nonno non avrebbe voluto.

Ora, io credo che ognuno abbia diritto di soffrire come vuole, e di esprimere la propria sofferenza come più trova congeniale.
Se voglio piangere, piangerò. Se voglio ridere, se voglio trovare il lato sarcastico per non affondare nel dolore vuoto, riderò e farò battute del cazzo.

E poi…
Ok, saltabecchiamo alla grande: lo scorso weekend mi è successa un’esperienza stranissima.
Mi sono ritrovata a ridere come una matta, in maniera incontrollabile. Non riuscivo quasi a prendere fiato, a furia di ridere, avevo la schiena rigida e dolorante, gli addominali in contrazione continua. E ridevo, ridevo, ridevo, ridevo. Senza più sapere perché.
E mentre ridevo, da un certo punto in poi, piangevo anche, e pensavo che la mia risata delirante assomigliava, come cadenza, al singhiozzare, solo che era comunque una risata, anche se sentivo le lacrime scendere stile rubinetto appena appena aperto.
Un pianterello tranquillo che non riusciva a far smettere la risata folle.
Un’esperienza strana, forse con un che di catartico, anche se non so catartico di cosa.

Ecco, credo che, alla fin fine, ridere non sia una fuga, nemmeno un po’.
Ridere è una difesa. Un puntello per non cadere. Non è che se uno ride è perché non sa soffrire. Non sono due cose antitetiche, checché la gente possa dire.
Ridere è una delle tante difese, un’alternativa fottutamente sana all’idea di cercare un albero solido e comprare qualche metro di corda, e magari farsi anche fare già il nodo scorsoio da ferramenta, come ha detto il mio amico.

“Una risata vi seppellirà”, dicono, ma credo che una risata ci aiuterà anche a rimanere sani di mente mentre tutto attorno sembra più folle, desolante, stanco, infuriante, o forse solo uguale a sé stesso in un eterno ripetersi della stessa giornata senza via d’uscita.

La risata è una delle cose che, dicono, ci distingue dagli animali.
Ci sia permesso, allora, di usarla per salvarci dall’abisso, senza ipocrisie idiote.

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3 commenti su “Una risata…

  1. Parole sagge e giuste! 😀
    Sul fatto che la risata ci distingue dagli animali però non è vero, non tutti. Ho scoperto che anche i ratti ridono, o comunque emettono un suono chiamato chirping che ha la stessa funzione e attiva le stesse zone del cervello della risata umana, questo me li ha fatti diventare subito simpatici. 🙂

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