Assassin’s Creed 3 e il pathos perduto


Assassin's Creed III - Game CoverLa signorina RottenmeierQuante aspettative avevo su Assassin’s Creed 3? Molte.
Come è andata? Eh, è andata.
Siamo a livelli tali che ho finito il gioco a scarpate in culo poco prima di Natale, dopo aver temporeggiato e cazzeggiato in abbondanza, e che ben difficilmente tornerò a giocarlo per aumentare la sincronia o finire quel che manca. Segno che qualcosa, nella mia relazione con il franchise, s’è incrinato, per non dire frantumato.

Ci ho pensato su molto e credo che non sia solo questione di ripetitività del gameplay.
Ammettiamolo: il gameplay dei vari AC è sempre stato ripetitivo, e forse c’è anche qualcosa di rassicurante, in una certa ripetitività, perché entro certi limiti sai sempre cosa aspettarti.

No, quello che non va del gioco è tutto il resto. Connor – Renato (grazie a Doc Manhattan per il soprannome) non va, per non parlare dei bug, delle missioni frustanti e/o idiote, dei png insulsi o simpatici come una scheggia di legno sotto l’unghia.
Il problema è l’insieme che urla “tre anni di lavorazione e non sentirli”.

La signora Kaniehti:io, per gli amici Tio

La signora Kaniehti:io, per gli amici Tio

Doveva essere il gioco più ambizioso del franchise. Solo che, dove per Ezio si era fatto un discreto qual lavoro di immedesimazione, tale che quando gli sterminavano la famiglia ti incazzavi in virtù dell’aver saggiato il rapporto del ragazzo con i familiari, qui la morte della mamma di Renato è un evento piatto. Sì, con mamma c’hai interagito quando impersonavi papà, ma del rapporto madre-figlio non sai un cazzo tranne “Che stavi facendo?” “Nulla! Vado a giocare.” “Non allontanarti troppo”. Inevitabile che alla prevedibile morte della signora non è che te ne freghi disperatamente. Sì, ok, è morta. Avanti veloce e fine delle (minime) lagne.*Assassin's Creed 3 - Achilles Devenport

E se manca il pathos a una scena importante come questa, una scena che dovrebbe essere formativa, come può essercene nel resto del gioco?
Gli eventi storici sono mostrati con coinvolgimento minimo**, i personaggi storici se ti va bene li vedi una volta e manco sai chi sono (da premio oscar il francese che ti fa un luuuuuungo discorso e poi un messaggio a video ti spiega che era Lafayette), la “storia personale” di Renato è piatterella, e se Achilles Devenport è un personaggio piacevole e simpatico (la cui morte di vecchiaia è uno dei pochi momenti toccanti del gioco!), ritrovarselo a spasso per casa dopo aver appena finito di spalar terra sulla sua bara fa schifo-schifo-schifo.
Ora c’è una patch che risolve anche questo bug, oltre agli altri ventimiliardi, ma porca di quella puttanazza!
Tre anni di sviluppo!
Tre anni! E la gente morta ti gironzola per casa come se niente fosse!

La tomba di AchillesTre anni di sviluppo per arrivare ad avere le missioni di assassinio (che in AC2 prevedevano un minimo di trama, di pianificazione, di difficoltà e di divertimento) ridotte a “a Boston e a New York ammazza 5 tizi che gironzolano accazzo senza scorta o altro”.
Se da un lato si sente che c’è stato il tentativo di migliorare e imparare dal passato, eliminando quello che non funzionava (difesa delle sedi degli assassini, per dirme una), migliorando quello che già funzionava (meno adepti, ma con una certa identità, invece di un’accoppiata randomica nome-faccia-armamento) e introducendo cose nuove (missioni navali, caccia), dall’altro la sensazione è che il tutto sia stato confezionato di corsa e senza la minima cura. E non sono solo i summenzionati bug a dare quest’impressione.
L’artigianato ha una delle interfacce più goffe che io abbia mai usato, e il fatto che nelle cutscenes Renato sia sempre vestito come vuole il gioco, indipendentemente da come il mio Renato sia davvero vestito, è quantomeno fastidiosa. ***
E sorvoliamo su cose come la scenetta sul pulmino riciclata in tre punti, che definirla sciatta è farle un complimento.

Se non fosse per le giubbe rosse, potresti essere ovunque...

Se non fosse per le giubbe rosse, potresti essere ovunque…

Ma la questione portante, alla fin fine, è una questione di narrazione: come detto, non mi fai empatizzare col protagonista e non mi emozioni con la storia nel passato. In più, non riesci a trasmettermi l’urgenza della storia nel presente (e le scene nel presente sono quelle che mi sono piaciute di meno di tutto il gioco), mi inserisci in un’ambientazione che se va bene sono splendidi scenari naturali e se va male sono piatti e intercambiabili segmenti cittadini ****, mi fai interagire con gente di cui non mi frega nulla, mi fai ammazzare cinque-sei tizi di cui non m’importa nulla *****…
Come posso innamorarmi davvero del gioco?

Quindi?
Quindi, dopo un finale che come sempre non chiude nulla, se le mie doti di preveggenza mi sostengono, avremo un seguito ambientato nella Parigi della Rivoluzione Francese.
A meno che Ubisoft non decida di mettere in naftalina il franchise per qualche tempo in modo da farlo rifiatare.
Ma non ci credo.
C’è ancora latte, in quella mucca, e finché non è morta, va munta!

_______________________________

* Non dimentichiamo lo spoiler grosso come un elefante col baldacchino che è nascosto nella biografia di Tio appena la incontri. Speriamo sia stato epurato anche questo con una delle patch! =_=
**La firma della dichiarazione d’indipendenza è emozionante più o meno come una riunione di condominio. E l’unica emozione che ho provato durante le battaglie campali è stata la frustrazione di fallire le missioni a ripetizione per colpa di un proiettile di troppo.
*** Per dire: in Dragon Age 2 il tuo personaggio e i 3 compagni che ha con sè nelle cutscenes sono sempre vestiti e armati esattamente come tu li hai vestiti e armati. Perché io devo avere Renato che magicamente si cambia d’abito per il tempo necessario a far esplodere una polveriera? Solo a me sembra idiota?

Una delle poche sezioni cittadine riconoscibili, solo grazie agli edifici bruciati...

Una delle poche sezioni cittadine riconoscibili, solo grazie agli edifici bruciati…

**** Americani, non voletemene, ma Boston e New York di fine ‘700 hanno per me meno fascino di una qualsiasi cascina novarese. Muoversi per le due città è stata una noia colossale, tale che riconoscevo i posti solo come “il punto dove ci sono un casino di guardie davanti al pub” et simila. Hurrà…
***** In tutti i precedenti episodi c’era un minimo di complotto da svelare e capire, dei nemici da identificare: qui l’unica cosa da capire è quanto ci vorrà a Renato per ammazzare i tizi di cui, inspiegabilmente, fin dall’inizio sa identità e presunti scopi (ok, gli scopi li sbaglia SEMPRE, ma non è che poi li scopra, è solo la gente che glieli rinfaccia in punto di morte, come a dire: “Non solo m’ammazzi come un cane, ma pure senza aver capito un cazzo di quel che succedeva: che coglione che sei!”).

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4 commenti su “Assassin’s Creed 3 e il pathos perduto

    • Io devo dire di aver apprezzato molto Brotherhood, di aver apprezzato Revelations anche se aveva una trama d’un triste apocalittico, e che no, il 3 proprio è una delusione. Il 4 mi ispira ben poco, soprattutto alla luce del 3 😦

  1. Pingback: Costiamo troppo | Space of entropy

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