Libri per bambini che no, grazie, teneteveli!


Parliamo di libri per bambini. Sì, argomento strano, ma datemi corda.

C’è in particolare un libro per bambini a cui sto pensando in questo momento. Si intitola “Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari”. È la storia di un pesciolino con le scaglie bellissime, multicolori e iridescenti. Un pesciolino bellissimo e invidiatissimo. E solo come un cane. Finché un altro pesciolino non va a chiedergli una scaglia in dono: è così che il nostro pesciolino dalle scaglie bellissime scopre che se regala una scaglia a un altro pesciolino che gliel’ha chiesta, avrà un nuovo amico.

Finisce col pesciolino senza più manco una scaglia colorata, a tutti gli effetti imbruttito/normalizzato. Ma pieno di amici, eh!

Vi dice niente?

A me sì. Così come dice molto a un paio di persone con cui ho avuto a che fare nelle scorse settimane, che in questa storia per bambini hanno visto una metafora lampante della vita da artista, che se tutto va bene finirà a morire solo e senza più amici perché non ha più nulla da regalare in cambio di un altro po’ di amicizia vera.

Deve essersi reso conto del pessimo messaggio anche l’autore, perché nel secondo volume gli amici del pesciolino decidono che è anche ora di ricambiare, e smetterla di fare gli scrocconi di merda a vita.

Ecco, a volte ci sono libri assolutamente “sottovalutati” che, nel bene e nel male, fanno perfetti ritratti di quel che abbiamo attorno, o ci dicono cose pessime sullo stato delle cose.
Tipo “È un libro”.

Io lo detesto, “È un libro”. Mi fa rabbia.
Si tratta del dialogo infastidente tra uno scimmione e un asino, in cui l’asino super-tecnologico continua a fare domande idiote a cui lo scimmione continua a rispondere “No, è un libro!”, ma l’asino non capisce mai, nemmeno all’ultima pagina, che quel coso che ha in mano non ha bisogno di essere messo in carica, o di un pin, o di un captcha, di un mouse o una password.
Io posso anche capire quale vorrebbe essere lo scopo della storia (aiutare bambini già ipertecnologici a riscoprire quella cosa di carta stampata detta libro, e il piacere della lettura), ma detesto in maniera viscerale il tono, la spocchia (vera o presunta) della “narrazione”, il fatto che il tecnologico dei due sia un asino, la spocchia molto chic e da intellettuale veVo che fa dire allo USA Today’s Pop Candy che questo libro contiene

the best last line ever written in the history of children’s literature.

E non dimentichiamo lo School Library Journal e il suo:

The final punch line . . . will lead to a fit of naughty but well-deserved laughter, and shouts of ‘Encore.’

Ecco, io non dico che i libri per bambini debbano avere solo messaggi puccettosi e morbidosi. Ma che tu mi osanni come il vangelo un libro in cui la tecnologia è roba da asini e l’oggetto libro è il solo e unico santo Graal de ‘sta ceppa, ecco, a me urta un bel po’. Idem con patate la storia del dai-dai-dai-dai, in cambio avrai tanti amici.
E poi scassano i coglioni con i film/videogiochi/telefilm diseducativi!

Per inciso, la fenomenale battuta migliore della storia della letteratura per bambini, rivolta dallo scimmione all’asino, è: “It’s a book, Jackass!” =_=
Wow… =_=

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3 commenti su “Libri per bambini che no, grazie, teneteveli!

  1. Questi sono libri per bambini di età 3-6 anni, ben prima che siano in grado di leggersi da soli un bel romanzo d’avventura. E forse la cosa preoccupante è anche il fatto che si tratti di libri scelti da altri per loro…

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