Una round robin da ragazzi


Il pettirosso ciccio, patrono delle round robin.

Vi è mai capitato di trovarvi costretti a fare qualcosa per cui non avete la preparazione e per cui non vi sentite portati?
Non dico roba come la chirurgia cerebrale, campo in cui nessuno s’aspetta che uno possa improvvisare e sperare di sfangarla.
Più cose come “Ma sì, occupati tu di questi 22 bambini delle elementari, fa’ far loro qualcosa mentre aspetti che la sala con la mostra di libri si liberi! Parla loro della manifestazione, no? Dai!”.
Mai successo?
Fortunelli!

Oggi mi è capitato, per l’ennesima volta.
Ok, l’ultima (lunga!) volta era stato l’anno scorso. Ma l’anno scorso era più facile.
Avendo sempre avuto ottimi voti in scienze, non era così difficile improvvisare un discorso su una mostra su galassie, sistema solare, struttura interna della Terra, ere geologiche, dinosauri e primi ominidi *. E ripeterlo una dozzina di volte rendeva tutto più facile.

Oggi, invece…
Avevo dei ragazzini delle elementari, ancora mezzi rincoglioniti dal sonno, da intrattenere. E attorno a loro le illustrazioni di un libro per bambini che si intitola “Ma in un libro che cosa c’è?” e che sono fondamentalmente … Ecco, belle belle in modo teneroso e caruccio, ma non so quanto adatte a raccontarle senza il libro.

Sì, avrei potuto prendere il libro e leggerglielo/raccontarglielo. Ma io, e qui torniamo alla parte “per cui non vi sentite portati” della domanda d’apertura, per fare le letture ad alta voce mi sento portata come per la chirurgia toracica.
Mettereste il vostro cuore palpitante nelle mie mani?
Mettereste una storia tenerosa nelle mie truci e rigide mani?
Soprattutto se aveste idea di cosa mi fa il panico da palcoscenico?
Seriamente?

Ecco.

E allora vai di improvvisazione.
Una farneticazione su cosa ci faccia sembrare fantastica una storia, una farneticazione su cosa ci piaccia o no in una storia, e… Sbam!
L’idea malsana.

Creare una storia su due piedi coi ragazzi.
Hanno fatto quasi tutto loro, io facevo solo da riassunto vivente su dove fossero arrivati e ponevo qualche domanda.
Sì, ok, ho anche messo un veto a un deus ex machina in cui compariva Iron Man a salvare tutto, ma è poca cosa.
E sì, ho pure cassato uno che voleva metterci la fine del mondo perché sì, perché tesoro mio, le apocalissi vanno costruite, sennò sono solo sprecate!

Mai avrei pensato di dirlo, ma a ‘sto giro Iron Man era di troppo. Sorry, Tony, next time!

Questo, signori e signore, è il risultato di una round robin da ragazzi. Loro non sanno di aver fatto una round robin, o cosa una round robin sia, ma la storia c’è, grezzume a parte.
Ed è di una follia adorabile! 😀

C’è una ragazza che tutti chiamano Boh**. Va ancora a scuola e un giorno, mentre è al museo di arte e storia, gli alieni le rubano la testa.
Il corpo rimane al museo, con un cervello cibernetico in un teschio che le ha prestato uno degli scheletri in mostra; sull’astronave, gli alieni iniziano a fare esperimenti sulla testa di Boh, le tolgono pure un occhio. L’astronave però esplode e la testa cade nell’Area 51.
Il corpo di Boh trova un inventore che le crea un radar cerca-teste e un teletrasporto con cui il corpo raggiunge l’Area 51, dove la testa sta venendo usata come palla da bowling nella pista da bowling della base.
L’arrivo di Boh fa scattare l’allarme, ma per fortuna interviene il compagno di banco di Boh***, che è un cacciatore di alieni, e che dà battaglia agli alieni della base e ai militari.
Boh e la sua testa si ritrovano ed è il momento della fuga. Fine del primo volume.

Per il secondo volume dell’avventura, dovrete aspettare… Boh! 😛

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* Certo, ci sono anche stati momenti di gelo come quello della bambina che ha chiesto se allora i primi cavernicoli si chiamavano Adamo ed Eva. O il bambino arabo che chiedeva se certe cose valevano anche per i musulmani. Sono le conseguenze di una mostra che viene dritto dritto dal Meeting di Rimini e come ultimo pannello ha la scritta “Come è grande il mondo… E come è grande Dio!”
** Gran nome, eh? Sono gli inconvenienti delle ragazzine addormentate e timide. Comunque Boh è il soprannome. Il nome non lo abbiamo deciso, alla fine, anche se c’erano proposte che variavano da Giada a Federica a Carol a Elena.
*** Neanche lui ha ancora un nome. Una bambina me ne ha elencati cinque o sei a fine attività, ma non me li ricordo 😛

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3 commenti su “Una round robin da ragazzi

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