La Mano della Gloria


Sto cercando di dare una parvenza di organizzazione al discorso che vorrei fare, ma per ora fallisco. Quindi, fino a prova contraria, sarà un discorso lungo e arzigogolato: abbiate pazienza e sopportatemi.

Tutto inizia e ruota, in un certo senso, attorno alla Mano della Gloria.

La prima volta che ho incontrato quest’oggetto, quest’idea, è stato da ragazzina. Sulla copertina di “La pendola stregata”, che vedete qui a fianco, compariva, tra le altre cose, una Mano della Gloria, anche se l’avrei capito solo verso il fondo del libro: una mano mozzata su cui è appoggiata una candela accesa. Nel romanzo, il fatto che il piccolo protagonista abbia letto della Mano su un libro di magia, finirà col salvare la vita a lui, allo zio e alla vicina di casa. Oggetto macabro, la Mano, in quanto si tratta della mano di un morto, e pericoloso: paralizza chiunque la veda accesa.

L’edizione che ho trovato io è coeva, ma più sgangherata e soprattutto in italiano. Si fa quel che si può.

Ritrovo la Mano di recente, a pagina 52 della versione che ho trovato in biblioteca de Il ramo d’oro” **, nel capitolo sulla cosiddetta Magia Omeopatica: vi compare come oggetto che si pensava aiutasse l’opera di un ladro nell’entrare non visto in una casa da derubare. E mi stupisce, nel leggere, il numero di varianti esistenti riportate da Frazer. Varianti legate a:

  • Tipo di morte del possessore della mano: un morto generico, un impiccato;
  • Tipologia e numero delle candele: una sola candela fatta col grasso di un malfattore impiccato; cinque candele che in realtà sono le dita stesse della mano; candele fatte col dito di un bambino appena nato o col dito di un bambino non ancora nato;
  • Funzione esatta della Mano: paralizzare chiunque la veda, come fossero morti, ma anche segnalare se uno o più degli abitanti della casa sono svegli (nel qual caso un numero uguale di dita della Mano non riusciranno ad accendersi).

Variazioni segno di un folklore e un mito ancora ben vivi e ruspanti a inizio Novecento, a cui si aggiungono tutte quelle che emergono spulciando anche la pagina di wikipedia inglese sulla Hand of Glory, oltre a quella italiana sulla Mano della gloria.

Ecco, le variazioni. Qui siamo di fronte a variazioni naturali e positive: la sostanza principale della Mano (la mano di un morto con una candela dai poteri magici) è sempre quella, le variazioni non vanno a snaturarla, solo ad adattarla a chissà quali idee e sensibilità oggi non ricostruibili. Per contro attorno a noi, oggi, è il florilegio del mito variato in maniera quanto,enomdubbia, per non dire becera. I mostri, la mitologia spaventosa, tutto viene edulcorato e diluito: vampiri che possono andare in giro alla luce del sole e che vogliono tanto bene all’umanità tutta, licantropi con l’imprinting e ben poco ferali, e recentemente pure gli zombi innamorati e coccolosi. Variazioni perché sì, il mito sventrato e sfigurato a furia di dolcezza o idiozia.
Come se aver paura, come se far paura, non servisse più. Il mostro non esiste, siamo esseri razionali, e quindi…
Vampiri? Malati di porfiria e vittime innocenti di un pregiudizio arretrato.
Licantropi? Solo animali rabbiosi e povera gente con problemi di irsutismo, e un altro pregiudizio arretrato.
Zombi? Stupidaggini Haitiane e quel pizzico di neurotossine che creano morte apparente.
Fantasmi? Solo allucinazioni e isteria. Streghe?
Pregiudizio e tanta bella segale cornuta.
E allora, se il mostro nel mondo reale non esiste, è il caso di esorcizzarlo anche in quello della finzione. Dopotutto, non siamo più arretrati come i nostri nonni e bisnonni che credevano in certe stupidaggini! Il mostro non esiste, ma se anche esistesse, sarebbe tuo amico. Soprattutto se sei bambino. Niente più mostri, per i bambini, solo tanto, troppo zucchero, come diceva la signora Ishioka.

Art: Antrobus & Grimm; The Modern World/ Pynchonzak Smith

Eppure il mio primo incontro con la Mano di Gloria é avvenuto in un libro per ragazzi, in cui l’antagonista, una donna spietata e ossessionata, spingeva un uomo al suicidio al preciso  amputandogli la mano e avere così materiale per crearsi una Mano.
Oggi la Hand of glory, se mai servisse alla trama verrebbe trovata per caso dal cattivo, o genericamente acquisita, come nel sesto Harry Potter. Niente violenza, se non via innuendo. Niente cattiveria vera, viscerale.

E adesso facciamo un saltello, sempre a tema “zucchero”, e passiamo alle fiabe. Quelle che vedo pubblicare oggi sono sempre più coccolose e carine. E, sia chiaro, sono anche divertenti e le apprezzo, ma senza poter ignorare, in certe, un velo di buonismo ipocrita che mi fa ripensare a quel corso universitario in cui si affrontava la religione greca, il mito, e, guarda un po’, la fiaba.
Corso che finiva col dire che religione, mito e fiaba sono tre mezzi con cui formare la società, con cui mostrare comportamenti sbagliati e comportamenti giusti, con cui preparare al mondo che c’è là fuori. Sì, anche e soprattutto le fiabe: dicono a un bambino che là fuori ci sono cose belle e cose brutte, che ci sono fonti di gioia ma anche cose spaventose. Che là fuori, lontani dall’abbraccio di mamma e papà, ci sono anche pericoli.

Ma se il mondo lo rappresenti solo tutto rosa e sdolcinato; se i mostri non esistono più o nella migliore delle ipotesi hanno le zanne spuntate e le unghie tagliate corte-corte-corte; se le storie sono tutte animaletti puccettosi da diabete… Come fai a andare lì fuori e non traumatizzarti? Se ti dicono che là fuori non c’è più nulla di cui avere paura, come cavolo reagisci quando la paura arriva e ti taglia le gambe? Quando scopri che non servono mostri coi denti aguzzi per farti tremare, ma basta la cattiveria dell’umanità?
Allora, forse, un po’ di paura, un cucchiaino meno di zucchero con l’aumentare dell’età, servono a qualcosa.
Sarà anche per quello che, in biblioteca, i libri della serie dei Piccoli Brividi vanno sempre un casino tra i ragazzini e le ragazzine? Perché la giusta dose di mostri, paura e spavento servono a crescere?

* E se pensate che la copertina di quell’edizione Mondadori SuperJunior fosse bruttarella, le copertine successive vi faranno ricredere! Evvivaaaaaaaaaa… =_=’
** Un libro a tal punto notevole da essere citato da Lovecraft stesso nel racconto “Il richiamo di Cthulhu” e quindi finire di diritto fra i tomi che parlano delle creature dei miti e che ti tolgono punti sanità a leggerli, nel gioco di ruolo de Il Richiamo di Cthulhu.

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