Piccolo delirio da caldo


Questo è un post di cui sono quasi certa non fregherà nulla a nessuno, ma chissene: se non vi interessa leggere qualche pensiero a ruota libera ad argomento Risorgimento di Tenebra, chiudete la finestra senza farvi problemi.

Mi sono avvicinata al “progetto” con, credo, il mio solito atteggiamento che non saprei definire meglio che “alla cazzo”: pensiero guida, il buon vecchio “vediamo come va”. Lo scopo, scrivere qualcosa di diverso dal solito, uscire dalle terre conosciute e farlo imponendomi delle scadenze fisse. La parte più difficile è stata trovare uno spunto. Per fortuna, di ragionamento scemo in ragionamento scemo sono arrivata al nucleo centrale della storia: l’evento soprannaturale e le sue regole.
Da lì, caccia ai personaggi. Mica facile, trovare qualcuno di adatto, soprattutto se: a) il periodo risorgimentale non ti è mai piaciuto, e b) non è che ci sia questo florilegio di noti patrioti ottocenteschi della zona. Sì, perché se c’era un punto fermo, era ambientare la vicenda nel novarese: già che le coordinate temporali mi erano scomode, ho scelto coordinate geografiche più note e agevoli. Certo, ho detto che volevo uscire dalla comfort zone, ma un conto è uscire dal solito paesello, un altro uscire dal boccaporto di un’astronave senza tuta spaziale. Una dose minima di sicurezze ci vuole, anche in queste piccole avventure.

Ce lo vedete il placido avvocato ad ammazzare mostri? Io non molto…

Ma torniamo a noi: caccia al personaggio. Novaresi illustri. Scelta scarna, non granché esaltante. Certo, un tipo come il signor Ravizza, col suo cembalo scrivano, è una figura interessante, ma non ce l’ho visto, al centro di una storia di zombie e lupi mannari. Alla fine, ho scelto Alessandro La Marmora, che alla battaglia di Novara ha combattuto. Su un intero volume sulla Battaglia di Novara che ho recuperato, ad Alessandro sono dedicate ben due righe di nulla, ma amen: c’era la ricostruzione delle fasi della battaglia, la notiziola che la zona era sotto una continua pioggia, l’orario (e per di più molto poco approssimativo) di tutta una serie di eventi.

Alfonso, il fratello bellone. Ministro della guerra tra i due mandati di un certo “Cavour”, un omonimo di quel tizio che caccia i vampiri.

La rete è un po’ più prodiga di informazioni: si trovano notizie sulla enorme famiglia * del generale, biografie di ognuno dei suoi fratelli, compreso il fratello bellone la cui faccia, se cercate “Alessandro Ferrero La Marmora” su google immagini, il motore di ricerca cerca di spacciarvi per quella del Sandrin. E poi storie che suonano tanto come leggende metropolitane, come quella che il generale da solo mise in fuga un distaccamento di croati presentandosi, durante la ritirata piemontese entro le mura di Novara, a fronteggiarli: quelli pensarono che se c’era un generale, dietro dovessero esserci anche una montagna di soldati, e preferirono attendere rinforzi.

Che altro… La catena di comando della battaglia, notizie varie sul buon Sandrin (la ferita alla gamba rimediata a Goito, il volto sfregiato da un proiettile che gl’intaccò la mandibola, la struttura metallica di sua progettazione con cui aiutava a guarire la mandibola, data di morte e decorso della malattia), lunazioni e feste comandate del 1849, l’ora a cui tramonta e sorge il sole in quei giorni, qualche immagine più o meno tamarra di corredo.

Il resto viene dalla mia testolina, in un modo o nell’altro.
Biscior è uno dei (potenzialmente molti) fratelli di un personaggio che ha ormai un paio d’anni. Un prototipo, il fratello di Biscior, a cui ho finito con l’affezionarmi. E allora, mi son detta, perché non usare uno dei fratelli? Rivestito di rispettabilità, dotato di un nome che si rifà a un santo di poco successivo al periodo in cui è nato, e armato di tutto punto, è diventato per La Marmora il compagno di viaggio che sembra sapere sempre tutto e che, tronfio, a volte prende le cose sotto gamba.
Vibia Earina e la sua lapide esistono davvero, ma l’iscrizione è molto più canonica; ** così come sono esistiti un villaggio denominato Lupiate nei pressi di Borgo Ticino, e una Casa Barbavara in cui verosimilmente il generale avrebbe trovato ospitalità: pochi anni prima una delle cognate aveva partorito proprio lì, perché non accogliere anche Alessandro, ferito? L’uomo supponente, invece, è inventato, così come la diva Silica. La dea, in particolare, nasce da un anagramma: un commento in cui compariva “manualistica di Davide”, in cui io avevo letto “mutande” (come non si sa) e da cui per gioco avevo tirato fuori la diva Silica, dia mutande. ^_^’ La stupidera fa grandi cose.
Mentre, per quanto riguarda la questione delle ceneri di basilisco…

Ok, tiro fuori la maestrina che è in me, siete avvisati!

Tra le varie ricette di pigmenti, lacche, fissanti e i vari precetti su come usarli di epoca medievale e rinascimentale ce n’è una (andando a memoria, per un pigmento giallo) che per lungo tempo è rimasta oscura perché contenente, tra ingredienti più mondani, anche ceneri di piume di basilisco. ***
Difficile, se sei uno studioso moderno, tutto scienza e logica, accettare un procedimento che preveda ceneri di un mostro mitologico.****
Soprattutto quando sai che la ricetta veniva usata davvero; quando hai oggetti su cui il colore è stato usato; e quando ti rendi conto che se segui il resto della ricetta, ma sorvoli sulle ceneri, ottieni una cosa che non è il pigmento che dovresti potere ottenere.
Finché qualcuno un giorno ha avuto l’illuminazione: “Proviamo a bruciare le piume di un gallo!” E ha funzionato: le ceneri davano la giusta dose dell’elemento chimico mancante al pigmento riprodotto per renderlo identico al colore del passato.

Alla fine, la mitologia e le storie sono tutte lì: nel modo in cui sai guardare alle cose, nel modo in cui decidi di interpretarle.
Ora scusate, devo andare a recuperare due vecchi galli!

* la madre di Alessandro, la marchesa Raffaella Argentero di Bersezio, partorisce ben 16 figli, di cui 3 muoiono piccolissimi. Le riunioni famigliari di casa Ferrero La Marmora dovevano essere eventi complicati.
** sebbene, wikidepia dixit, l’iscrizione sia la prima attestazione del Ghemme. Non è la stessa cosa che attestare il culto di una dea folle, ma ci si accontenta.
*** stiamo parlando di manuali che spaziano da come ottenere del blu a base di cenere per contenere i costi, a come produrre del tenax (simil-mastice) di buona qualità, da come costruirsi una fornace per temprare gli strumenti da scultore a come fare un cimiero di cuoio e stoffa per un elmo da parata, da come preparare una carta colorata a come non farsi fregare dallo speziale che tenta di rifilarti del cinabro tarocco: una ricetta con della cenere di basilisco è così fuori posto?
**** l’autore del formulario, essendo persona gentile, dava anche indicazioni su come ottenere un uovo di basilisco per allevare il proprio bestio da spiumare all’uopo. Volete anche voi un basilisco da compagnia? Bene, è il vostro giorno fortunato, perché le istruzioni me le ricordo: prendete due galli un po’ anzianotti e chiudeteli nella stessa stia, senza che ci siano altri gallinacei con loro; lasciate che la natura, l’ammmooore e/o gli influssi planetari facciano il loro corso et voilà, tempo una settimana o due avrete un uovo di basilisco! Covatelo al caldo e preparatevi a prendetevi cura del vostro batuffolo di mitologia: complimenti, siete genitori!

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3 commenti su “Piccolo delirio da caldo

  1. E’ interessante, leggere di questi retroscena delle tue storie. Già mi era piaciuto molto quello a chiusura del tuo Survival Blog. Questo ugualmente tanto.
    Il modo in cui hai tirato la diva Silica fuori dal cilindro è LOL ^^
    Mentre, invece, è da galera l’accenno ai fratelli di Biscior e, in particolare, a quello che conosci da un paio d’anni! 🙂

  2. vado ot:ho letto i due racconti con protagonista Eleonor.Godibilissimi,davvero ben fatti.
    Quindi mi auguro di leggerne altri,eh!Ti scoccia se la immagino come la signora in giallo,no?
    ciao!^_^

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