Top Five: Quello che detesto della scrittura


Mi unisco al piccolo meme nato da un commento su facebook di Bruno Bacelli e, dopo SamAislinn e Gianluca, enuncio anche io alcune cosette che detesto dello scrivere.

5: Nella mia testa era meglio…
Come già hanno detto praticamente tutti, anche io odio quel momento in cui, dovendo riportare su carta o su word processor un’idea (bella, articolata, fichissima, geniale) che è venuta all’improvviso, le parole non arrivano. E se arrivano, compongono una scena pietosa, sgangherata, piatta e priva di ogni barlume della figaggine che aveva nella mia testa. Se c’era un dialogo, è noioso; se c’era una descrizione (miracolo), è il peggio del mio peggio. La frustrazione, invece, è alle stelle!

4: Le parole giuste nella lingua sbagliata.
Mi succede spesso. Mi ritrovo a starmene lì, anche cinque minuti d’orologio, a gironzolare per casa alla ricerca della parola giusta che sia in italiano, non in inglese. Ho un problema, e anche bello grosso, con le cose bruciacchiate. Se cerco un sinonimo di bruciacchiato, mi vengono charred, singed, burnt, scorched, mai un dannato sinonimo in italiano. Non parliamo poi di crawl o di scramble: una tragedia, soprattutto per la convinzione che nessun termine italiano riesca a rendere altrettanto la sensazione di urgenza e fretta che sento sottointesa alle due parole inglesi.

3: L’impasse.
Pur col mio modo di scrive anarchico, mi rendo sempre più conto che se non ho qualcosa chiaro in mente, certe storie si impantanano. Il qualcosa varia a seconda dei casi, ma senza posso stare davanti al pc per giorni senza che le parole trovino la giusta strada. Per dire: ho la prima stesura di Fight Fire With Fire, ma non riesco ad andare oltre perché le critiche costruttive che mi sono state sottoposte hanno evidenziato dei punti da sistemare. E finché non avrò trovato come rattoppare quei punti, non riuscirò a sistemare nemmeno le ripetizioni e il resto. Stesso dicasi per il figlio del NaNo: è fermo da settimane perché non so come cavarmi da un impaccio in cui mi sono messa da sola, e ogni soluzione è troppo MarySue per poterla tollerare.

2: La PDSI.
Scrivo, scrivo, scrivo e scrivo. Inizio a rileggere ed eccola, nella testa fa capolino lei, la Percezione dello Schifo Incombente. L’unica cosa che la PDSI sappia dire è che tutto è merda. Lo dice in tanti modi diversi, ma il senso non cambia: percolato, a fiumi. Tutto da buttare e rifare, senza possibilità di rimedio. Ma ormai ho imparato una cosa: se si presenta in tutta la sua magnificenza, allora qualcosa del testo appena letto è salvabile. Tizia complicata, la PDSI, un po’ come lei…

1: La Musa.
C’è chi, come Sam, ha per MusO il bel Kiefer Sutherland. Io ho una Musa, femmina e tanto, tantissimo stronza. Non so che faccia abbia, perché mica si fa vedere spesso. Ma quando c’è, tutta la sua simpatia è ben evidente: si lavora solo a quello che vuole lei, solo coi ritmi che dice lei e facendo le cose che vuole lei. O così, o niente, lei si mette a farsi le unghie o chissà cos’altro, e il lavoro non procede di una virgola. Una gran maleducata!

Per fortuna ci sono anche cose che amo, dello scrivere, ma questa, come si suol dire, è un’altra storia…

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8 commenti su “Top Five: Quello che detesto della scrittura

  1. Pacato, a tratti imbarazzato: “Ciao, sono Gianluca e soffro anche io della PSDI.”
    In coro, comprensivi: “Ciao, Gianluca…”

    La cosa delle parole in lingua straniera non mi capita, sarà che io con le lingue straniere non sono poi messo così bene… xD

    Grazie per aver partecipato, spero che farai anche la contro-top 5. 😉

    Ciao,
    Gianluca

    • Piena di comprensione: “Ciao, Gianluca…”
      Sì, tra qualche giorno metterò giù anche le cose che mi piacciono dello scrivere 😉 Ci si rivede per allora 😉

  2. Qualche volta anche a me vengono le parole in inglese! Tant’è che, almeno quando capita sul blog, le lascio così e ‘fanculo.
    Anyway (appunto), attendiamo anche il post in positivo!

    • Anche io, sul blog, ogni tanto le lascio in lingua originale, il problema è quando devo scrivere qualcosa che non può avere un miscuglio di inglese e italiano! Sigh! 😦 Vabbeh, fa piacere sapere di non essere l’unica con questo stupido problemino ^_^

  3. Nella mia testa era meglio…
    Celo!

    Le parole giuste nella lingua sbagliata.
    Mi manca! O_o’ Adesso mi viene l’invidia del sinonimo in lingua diversa dall’italiano…

    L’impasse.
    Celo!

    La PDSI.
    Celo!
    Ma riesce a togliersi il bavaglio raramente.
    Il rovescio della medaglia è che come si fa sentire, tutto quanto – da quello che ho scritto a quello che devo ancora scrivere – finisce a zampe all’aria perché non è possibile continuare a scrivere minchiate del genere! *inserire azione a scelta: sbattere la testa contro i muri, sbattere la testa sulla scrivania, strapparsi i capelli*

    La Musa.
    Celo!… =__=

  4. Cara vecchia amica, la PSDI, a cui aggiungo un’altra patologia sua compagna: l’ansia da prestazione, che si verifica quando metti i tuoi scritti in manacce altrui e temi che siano loro a giudicarli autentiche schifezze.
    Sono praticamente a metà della stesura del mio pseudolibbro, e vedere il traguardo dell’autopubblicazione avvicinarsi di giorno in giorno personalmente mi fa venire la nausea. Il libbro potrebbe essere merda, e il web è pieno di gente pronta a recensire con immane cattiveria il frutto delle mie fatiche. Nulla contro chi fa recensioni crudeli, ma costruittive, per carità, però… Ho paura comunque T___T

    • Eh, l’ansia da prestazione è una gran brutta bestia, per non dire bruttissima! 😦 Ma bisogna combatterla, così come si deve combattere la PDSI, altrimenti siamo fottuti e non si scrive più manco una parola! 😛

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