Vento di Cambiamento – Loup-garou


7 aprile 1849
Turati si accascia gemendo. Una striscia rossa scende con lui lungo il muro. Migliacci arretra, mi sbatte contro, mi getta l’arma addosso e spintona. Occhi da invasato. Si lancia verso una delle finestre chiuse, la sfonda di testa, piangendo. Cade fuori, lo intravedo che incespica per allontanarsi.
L’ululato e il lampo della pistola di Biscior mi fanno voltare. I moschetti tacciono. Il fumo acre riempie la stanza, mi acceca ancor di più. Alzo la pistola, cerco un bersaglio, il bastone stretto nella sinistra. Qualcuno piange e implora, un latrato secco, fruscio di passi, rumore di legno rotto.
La parola “loup-garou” mi risuona nella mente, pronunziata dalla voce bianca di Paolo Emilio. Quasi lo vedo, che legge ad alta voce, incerto, chino sul solo libro in francese che avesse catturato il suo interesse: racconti popolari d’Oltralpe, su tutti la belva del Gévaudan.
L’urlo di un uomo che muore mi strappa ai ricordi. Uno dei soldati crolla a terra, le zanne del lupo ancora affondate nella gola. La belva dimena il capo come un cane che scrolla la preda. Sparo al muso.
Una mano mi afferra il braccio. Ruoto, la destra pronta a calare il calcio della pistola sull’aggressore. Biscior si scansa e indica la porta.
– Usciamo!
Mi volto per richiamare i soldati. La luce è bastevole per illuminare un secondo loup-garou che scavalca in agilità il primo, immobile, e mi galoppa incontro. Sollevo il braccio per proteggere il viso.
Le zanne affondano nella manica, mi pianta gli artigli nelle spalle. Gli occhi dorati mi scrutano con intelligenza in mezzo al pelo nero. Ha le labbra arricciate in un ringhio che suona simile a una risata cattiva.
La belva scuote il capo, il dolore mi acceca. Sto gridando, meno bastonate a caso con la sinistra. Colpi di fucile, il loup-garou ringhia, mi lascia una spalla. Un altro sparo, l’odore di carne e pelo bruciati mi assale le nari. Il loup-garou allenta la presa sul braccio, sbatte gli occhi, si affloscia. Un foro scuro gli orna il capo, un dito dietro l’occhio destro.
– State bene, generale? – domanda uno dei due soldati vivi. È pallido come un cencio, ma più presente del commilitone dai calzoni inzaccherati d’urina.
– Se fosse stato solo per voi… – inizia Biscior, sferzante. Si zittisce, li fulmina con lo sguardo, si volge verso di me. – Usciamo, generale.
– No, prima il dovere. – guardo i due soldati. – Nomi?
– Valli, signore. E Accornero.
Indico col mento i loup-garou, i brandelli d’abiti:
– Frugate i corpi. Seguitemi, dottore.
Lo precede nell’altra stanza, le gambe rigide come acciaio. Stringo i denti e mi costringo a avanzare, la mano pemuta sul morso.
Con uno schianto, Biscior spalanca la finestra di destra, i cavalli nitriscono. Contempliamo la seconda stanza in silenzio. Due brandine sgangherate, camino spento, pentolame, abiti maschili appesi a chiodi, un mucchietto di carabattole in un angolo. E un uomo, disteso sul pavimento di terra battuta, la gola aperta da una coltellata. Il sangue inzuppa abiti e terreno, schizzi imbrattano un pezzo di marmo bianco, grosso come un breviario.
Biscior si china sul cadavere, gli volta il capo e tasta gli abiti, senza scomporsi. Si rialza infastidito, a mani vuote. Gli indico col piede il pezzo di pietra.
– Generale, uno aveva questa.
Valli mi allunga una busta chiusa. La metto in tasca con dita sporche di sangue. Mi accosto a Biscior, che studia il marmo.
– Ditemi che siamo stati fortunati.
– Solo in parte. È un frammento.
Una donna a petto nudo, testa di lupo, la mano sinistra stretta attorno a quella di un’altra figura, mancante.
Accornero urla.
Un loup-garou si sta rialzando.

Altri capitoli qui.

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3 commenti su “Vento di Cambiamento – Loup-garou

  1. Questo povero generale sta regalando pezzi in bocca a destra e a manca ^^; Mi domando come sarà ridotto, alla fine. A proposito: ma il morso dello zombie e quello del loup-garou causano qualcosa, nella tua storia, o ti discosti dalla tradizione e non ci sarà alcuna infezione?… Aspetta, aspetta, indovino la risposta: “aspetta”, per l’appunto ^^
    Okay, scemenze a parte: non mi convince la battuta del generale sul dovere prima di tutto. Nel senso: si capisce che La Marmora è un uomo tutto d’un pezzo e quella frase mi sembra piuttosto ovvia. Poi, è ho finito di rompere, non mi convince il fatto che si metta a ricordare nel bel mezzo di un assalto di licantropi.
    E adesso, visto che c’è un loup-garou che si sta rialzando… con permesso: recupero anche l’ultimo capitolo 🙂

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